Ad un tratto si aperse la porta della stanza e fu visto entrare un soldato, il quale prima di ogni altra cosa si volse addietro a richiuderla: era Clemente Paoli mandato a chiamare e venuto in obbedienza agli ordini del suo generale: dopo la battaglia di Pontenuovo dove fu così funesto il suo ardore, o ira contro sè o coscienza lo rimordesse, non si attentò più comparire davanti al fratello: ed ora oh! quanto si mostrava diverso dal prode guerriero, che rimasto per fortuna intatto dalle palle nemiche aveva fama di essere ciurmato: la faccia sordida di colore oscuro, le labbra nere del continuo mordere le cartuccie, la congiuntiva degli occhi ingombra di sangue e di bile; di persona l'ombra appena di sè stesso, le vesti gli cascavano di dosso, non più Clemente, bensì lo scheletro di Clemente Paoli; e quasi la fortuna volesse fargli perdere tutto ad un tratto anche la sua invulnerabilità, adesso appariva fasciato alle braccia e alle gambe: anche nel capo era stato percosso e gravemente; e nondimeno si conosceva, che questa rovina gli veniva meno dalle ferite del corpo che da quelle dell'anima.
Entrò, fece il saluto militare e stette davanti il suo fratello, il quale a vederlo si sentì commosso da un tumulto di affetti: voleva abbracciarlo, voleva rimproverarlo: quel suo stato così gli strinse il cuore, che per poco non iscoppiò in pianto; pure facendo forza a se stesso, e tentando con la voce del corpo vincere il grido dell'anima, con molto impeto disse:
— Venite Clemente. Dio ci ha flagellati, ma non ci vuole oppressi; egli nella sua misericordia ci dà campo da vendicare mille offese in un punto, e ciò che più importa ristorare le fortune inferme della Patria. Altobello si reca (guardate su la carta) a Zicavo, e fatta raccolta di gente accorre in aiuto dei Fiumorbini i quali hanno già arrestato i corpi di milizia spediti dal de Vaux in soccorso del Narbona: tra quei gioghi, in mezzo di coteste foci può presentarsi il destro di sterminarli; ad ogni modo basta che li trattenga; questo deve farsi; se si avventurano nella foresta dei pini non ne escano più. — Io piglio il comando del campo di Mezzana e vi prometto non farmi uscire di mano questo tracotante del Narbona: a voi Clemente, il periglio e la gloria maggiori; prendete con voi Serpentini e Saliceti, attraversate il Niolo dove vi aspettano a braccia aperte, quindi scendete in terra di Comune, assalite improvviso i Francesi alle spalle nei monti del Fiumorbo, separateli da Bastia, e per fame o per ferro voi sterminate il marchese della Valle e il barone di Bomenil, io il conte di Narbona: non domando cose strane da voi; solo che mostriamo la consueta celerità, la vittoria è sicura....
Clemente, mentre il fratello infervorato favellava, fu visto tentennare a modo di albero che il boscaiolo a grandi colpi di accetta cerca di abbattere; ora non si potendo più tenere cadde di sfascio nelle braccia del fratello e proruppe in pianto; le bende scomposte per quel moto smanioso lasciarono grondare la piaga del capo, sicchè scendendo giù sul volto al desolato sangue e lagrime, parve che piangesse sangue. Pasquale anch'egli avrebbe pianto se non restava atterrito dallo stato del fratello: egli non lo aveva mai visto piangere, e le lacrime dell'uomo forte sbigottiscono appunto per questo, che l'animo nostro pensa quanto grave ha da essere il cumulo dei mali che valse a vincere coteste indomite nature. Lo stianto della passione dolorosa aveva tolto a Clemente la favella, e si temeva peggio; onde dopo averlo adagiato sopra una seggiola, Altobello corse verso la porta per uscire in traccia del medico; ma Clemente tentato di levarsi su ritto per impedirlo e non lo potendo, con le mani, con gli occhi, con tutta la persona sembrava supplicarlo a non aprire la porta; ma non lo intesero; e ad ogni modo non sapendo darsi ragione di codesta strana fantasia non l'avrebbero atteso; però Altobello venuto più presso la porta l'aperse.
Dalla porta semiaperta sbucarono fuori due mani: ho detto due mani, e doveva dire granfie che pelose erano tanto e armate di ugnuoli da disgradarne quelle della jena; e subito dopo tenne dietro alle mani una maniera di ceffo orribile per enorme naso adunco e il mento sfuggevole verso la gola; gli occhi piccoli, tondi e immobili, il cranio calvo con pochi peli dietro la nuca, che parevano venuti a lite fra loro, gli davano aria dello avoltoio monaco che muta le penne; comparve al fine la persona scarna, ossuta, figura proprio da cataletto. E' sembra, che la natura nei momenti di mal umore crei siffatti animali, perchè servano di annunzio alle sciagure come i gabbiani al cattivo tempo: di vero tu li trovi dove qualche infortunio, o peggio ancora, qualche iniquità sta per consumarsi; nella stanza dell'infermo avvisano che il prete coll'olio santo è per le scale, in casa all'inquilino precorrono i famigli che vengono a gravare i mobili pel debito di pigione: nel fondaco del mercante precedono il sindaco del fallimento accorrente ad apporre i sigilli; nelle famiglie danno cenno, che quivi la carità nel partorirci l'odio vi è morta per l'operazione cesarea: però il marito sta in procinto di repudiare la moglie, il padre di diseredare il figliuolo; nelle assemblee notificano prossimo il partito, che torrà la reputazione al popolo, o spegnerà la libertà del paese. Nudriti di disprezzo trasudano malignità da tutti i pori del corpo. Tito, passate ventiquattro ore senza avere beneficato persona ebbe ad esclamare ho perduto un giorno! questi non lo diranno, ma sentiranno averlo perduto se nel medesimo periodo di tempo non mettono alla disperazione ventiquattro povere anime. Dopo lui si mostrarono due faccie pecorili come si trovano in maggioranza per tutti i municipii, che paiono destinati ad ospitarle a mo' dei presepii i bovi; facce stupide, facce grulle le quali, se la demenza possedesse case da affittare ai matti, metterebbe sopra le porte pei appigionasi.
Costoro entrarono e soffermatisi al cospetto del generale attonito per simile novità, il caporione che dalla servile domestichezza e dalla paurosa petulanza dimostrò appartenere alla razza degli azzeccagarbugli, vergogna del fòro e peste delle città, squadernato un foglio leggeva:
— Eccellenza! I padri del comune Delle Vie, di Sartene, Scopamene, Garbini e generalmente di tutti gli altri della provincia della Rocca, essendo venuti in cognizione come V. E. sia decisa di sostenere la guerra contro le armi di S. M. cristianissima, hanno dovuto considerare come qualmente essi non trovino in questo il tornaconto loro e nè anche nel sottosopra il diritto. Non il diritto, perchè non una, ma parecchie volte i Côrsi invocarono gli aiuti della Francia, onde non sembra ben fatto rifiutarli adesso, che ce li profferiscono; non l'interesse....
— Concludete, chè il tempo e la pazienza mi mancano di sentirvi leggere cotesta filastrocca; che volete da me?
L'oratore piegò il foglio, se lo ripose in tasca e disse:
— I comuni della provincia della Rocca, protestando il dovuto rispetto alle virtù di V. E., dichiarano, che innanzi tratto le raccomandano di cessare le ostilità, e di gettarsi, com'essi fanno nelle braccia di S. M. cristianissima; caso mai, che V. E. per sostenere il punto, o per qualche suo particolare interesse s'incaponisse a tirare avanti la guerra, allora la supplicano a uscire dalla provincia per non renderla immeritevole della grazia di S. M. cristianissima; di più conoscendo a prova l'amore, che l'E. V. ha portato sempre ai grami Côrsi, e porti, umilmente implorano che dove prescelga (che sarebbe il meglio) di abbandonare l'isola, si astenga imbarcarsi a Sartene, non mancando nella costa orientale golfi e cale assai più adattati, che non è il porticciuolo.