E bene incolse loro il partito preso, imperciocchè indi a pochi giorni comparvero stracorridori Francesi i quali si dettero a frugare di qua e di là come bracchi alla campagna: ventura fu che le compagnie côrse agli stipendii del nemico venissero adoperate a battere i boschi di foce di Verde e di foce di Vizzavona che giudicarono più atte a' nascondigli, però che altramente non sarebbe stato lieve fuggire; pure parecchie notti il Paoli ebbe a passare dentro tane da volpi, di cui l'apertura copersero con pruni intralciati a piante selvatiche, da allontanare qualunque sospetto; ed una volta, narra la fama, che la passò a cavalcione su di una sughera nascosto dalla spessa fronda di quella; intantochè una squadra di Francesi sdraiati a piè dell'albero andavano trattenendosi fra loro del guadagno che ne sarebbe loro toccato se lo avessero preso e degli onori (giudicavano a quei tempi i Francesi degno del rimerito di onori agguantare a mo' di facinoroso un difensore della patria libertà), come pure degli strazii che avrebbero fatto a quel brigante del Paoli traendolo incatenato traverso la Francia.

Il Paoli però la più parte della notte passava in compagnia di Altobello e di Nasone lungo la spiaggia a speculare se qualche legno giungesse; la notte del 12 giugno prima assai che il sole cascasse dietro ai monti si era levato uno scilocco fresco, che in breve ora aveva sommosso la superficie delle acque; per quanto l'occhio si spingeva lontano si vedevano miriadi di ondate spumanti simili a cavalli bianchi sfidati a gara di corsa verso la riva; parecchi di questi ad occhi meno esercitati avrebbero potuto parere vele, ma quelli del Paoli e dello Alando non si potevano ingannare; e poi non dirò la sfiducia, ma un senso di avversità si era per modo insignorito della loro mente, che non si avventuravano a credere le cose prospere se non si manifestavano certissime. Pure non seppero lasciare il lido finchè non sorse alta la notte; allora Altobello rompendo primo il silenzio, favellò:

— Signor generale, parmi, che sarebbe bene andarcene; quest'aria non è sana, e col vento che tira, non pare verosimile che sia per approdare veruna nave alla spiaggia.

— Vi ringrazio, Altobello, perchè questo fiotto di onde che si rompono sul lido mi sonava come il pianto delle migliaia degli eroi defunti venuti a lamentare la rovina della Patria. L'anima mia ne rimaneva inebbriata di amarezza, e non sapeva staccarsene. Voi avete rotto l'incanto: andiamo.

Lenti, silenziosi ripresero la via lungo la costiera che ha davanti a sè gli scogli di Facina e delle Capricaglie: di un tratto parve loro squittire Nasone, ma non ci porsero troppa avvertenza perchè appunto in quel momento Altobello quasi rammaricandosi, esclamasse:

— Gran che! manco una vela: gli amici si sono proprio dimenticati di noi?

— Figlio mio, nel pellegrinaggio che imprende la sventura talora ho veduto accompagnarsele la pietà, di rado l'amicizia.

— Voi avete calunniato una virtù come Bruto a Filippi le calunniò tutte... — Fu sentita una voce, che al Paoli parve, e veramente era quella del signor Giacomo Boswell, il quale spietatamente soggiunse: — e salvo vostro onore, con maggior biasimo di lui, perchè egli era pagano, mentre voi siete cristiano.

— Signor Giacomo!

E il signor Giacomo lo abbracciò con tutta la tenerezza di cui si sentiva capace; ma siccome l'ossatura, per così dire, della sua anima andava composta alla rettitudine, continuò: