— Benedetta la Patria, benedetta!


Fosse perchè tutti quelli che si trovavano a bordo così marinari come passeggieri, intenti al mesto addio, trascurassero il governo della nave, o fosse per altra cagione, essi piegarono a mano manca, onde non potendo più agguantare il vento si trovarono spinti fino in Sardegna; dopo parecchi giorni di navigazione travagliosa toccarono Portoferraio, e il 22 luglio approdarono a Livorno, termine del loro viaggio.

La nave condotta dal capitano Smittoy al contrario bordeggiò a mano destra e le riuscì schivare il vento e il mare grossi; ma per compenso si trovò tra Capo Côrso e la Capraia, appunto dove il signor Giacomo incontrava altravolta gli sciabecchi, o poco discosto. La fortuna sovente si compiace con bizzarra insistenza rinnovare i medesimi casi; almeno in questa occasione accadde così; di punto in bianco si videro venire incontro di sopravento due sciabecchi armatori, di cui uno, vedesse o no la bandiera inglese, sparò il tiro che chiamava ad obbedienza: comecchè il capitano Smittoy ci patisse e attaccasse più Dio mi danni che non occorrono santi nel calendario, pure in sequela dell'ordine del signor Boswell, calò il caicco in mare ed in compagnia di lui si recò a bordo dello sciabecco francese.

Appena messo piede sul ponte, il signor Giacomo si trovò proprio davanti la faccia porporina del capitano Torpè di Rassagnac questi di porpora diventò pavonazzo come se gli balenasse sul volto un lampo di vino; l'altro rimase tranquillo, con la sua inalterabile aria di bontà, anzi schiuse le labbra ad un mezzo sorriso e sporse verso lui la scatola profferendogli tabacco; ma il capitano Rassagnac la respinse con un gesto che aveva imparato al teatro di corte, quando Ippolito rigetta Fedra, la quale gli esibì quello che gli esibì.... e l'altro non lo volle.

— Ah! siete voi? finalmente balbuziendo proruppe il capitano Torpè.

— Proprio io, ai vostri comandi.

— A cui appartiene la nave?

— A me.

— A voi? E voi chi siete?