Lo dico lo taccio? Lo dirò pure in conferma, che gli Urban e gli Haynau non sono mica bestie esclusivamente austriache, bensì comuni ad ogni popolo che imbestia nella oppressione di altro popolo.

I Francesi messe le mani addosso ad un famoso bandito, il quale per lungo tempo aveva menato strage di loro, tanto furono acciecati dal furore, che non si tennero contenti prima che l'ebbero segato vivo. I Côrsi per non restare in debito di ferocia, preso un francese, mandarono a invitare i compagni di lui andassero a vederlo bruciare vivo: la crederono celia e non si resero alla posta: i Côrsi, che non celiavano, ci furono e vivo arsero il meschino. Certo mio maestro mi sgrida e forte per avere io in qualche parte affermato, che se le bestie avessero senso dei torti che vengono loro fatti quando si sentono paragonate con gli uomini, potrebbero sporgere querela d'ingiurie con buona speranza di ottenere ragione. Il mio maestro non sa quello che si dica, cosa che gli è come naturale; di fatti veruno nega all'uomo il volere, ed anco il potere d'inalzarsi sopra la sua creta accostandosi alle sostanze divine, ma ad un punto con questo volere e potere egli possiede facoltà di avvilirsi sotto le bestie; in lui ci è il verme, in lui ci è Dio, e troppo più spesso le nobili facoltà sue egli adopera pel secondo che pel primo intento. Così vero ciò, che non si lesse mai di un branco o vogli lupi, o vogli jene, i quali abbiano profferto le zanne e gli ugnoli loro a un lupo, o ad una jena incoronati, per istraziare altre bestie, massime della loro specie, mentre questo negli uomini tutto giorno accade; il lupo e la jena per istinto lacerano e per fame divorano, leccano non irridono il sangue, le membra strappate portansi nelle tane o quivi se ne pascono chete, di nascosto, brontolando al contrario se altri li disturbi, non ne menano vanto, non chiedono medaglie, non ne ottengono, croci nemmeno, benedizioni nè anco per ombra, non passa a loro pel capo di millantarsi sostegni del trono e dell'altare, per ultimo non hanno mai cantato il Tedeum.

Tali e peggiori enormezze commisero gli Svizzeri a Napoli ministri della più atroce tirannide che da parecchi anni contristasse il mondo, se ne eccettui quella dell'Austria; tali e più inumani ne hanno commesso pur dianzi in servizio del prete cortese, padre dei fedeli, immagine vera di Cristo redentore venuto al mondo per sigillare col sangue il patto di fratellanza fra gli uomini.

La Corsica ebbe a sostenere in quei giorni il tipo, per così dire, di perfezione ideale di uomo siffatto: costui, come altrove esposi, venne prima con Teodoro, e combattè crudelissimamente per la libertà, poi s'ingaggiò co' Francesi, ed anco più trucemente mise le mani nel sangue per la tirannide, gli fu patria la Lorena; due amori egli ebbe nel mondo: sangue e vino, nè metteva differenza o poca a versare dell'uno come dell'altro; la sua spada profferiva come il carnefice la mannaia; percoteva senza saperne la causa, nè si curava saperla; niente gli premeva conoscere chi avesse torto o ragione e nemmeno lo domandava; mascagno e maliziato partecipava della jena e della scimmia; come Margutte professore solenne di cose inique, le quali a lui sembravano, come diceva, una minestra senza sale, un'insalata senz'olio, se non le condiva con le sue facezie più strazianti delle sue medesime atrocità. Costui, avuta carta bianca dal governo di Francia, per ridurre la isola a devozione, la correva di su e di giù portando da per tutto la miseria, ma non gli bastava, che avrebbe voluto eziandio spargervi il terrore, e questo non gli riusciva; sovente qualcheduno dei suoi mancava alla chiamata, e se ne chiedeva ai paesani, nessuno lo aveva visto: finchè frugando qua e là lo trovavano sforacchiato da una palla, raramente da due, più spesso non trovavano nulla, chè la terra lo aveva coperto col suo mantello di zolla: talora qualche palla a costui portò via il cappello di capo, e una volta lo spallino: non passava sera che non sentisse fischiarsi intorno agli orecchi tre o quattro palle, che piacevolmente appellava zanzare côrse: da tutto questo comprese, che se non si levavano le armi di mano ai Côrsi non si veniva a capo di nulla, fermo in simile disegno, il quale per avventura era il più razionale di ogni altro, vi lascio figurare s'ei mettesse a tortura il cervello per pescare trovati capaci di farglielo conseguire: sopraggiungeva in un paese alla sprovvista e notturno, e inondate le case di sgherri, rovistava ogni luogo per rinvenirci armi: niente era salvo dalle sue ricerche; rompeva muri, scassinava mobili, rivoltava il terreno e maritali letti sfondati e laceri lasciava in mezzo della stanza, e per mettere fine dirò che nè le gole dei camini, nè altre più immonde andavano esenti dalle sue investigazioni: costumò ancora occupare uno o più paesi e quivi prendere stanza campando con la sua gente a spese dei paesani, finchè non gli avessero portato le armi; e bene egli potè vedere l'ultimo pane di cotesto popolo, non già uno schioppo solo: mise in pratica anche questo altro spediente; entrato sopra una pieve minacciò disertarla col fuoco se non rendevano le armi, incominciando ad ardere gli olivi, le viti e ogni albero fruttifero sopra la decima parte del contado, e promettendo che ogni giorno avrebbe operato altrettanto su l'altro decimo se non gli consegnassero le armi, e i Côrsi videro con dolore inestimabile ridotti in cenere quegli olivi, testimonianza della benevola sollecitudine dei padri verso i figli, in cenere la vite sola capace ormai di portare un raggio di gajezza sopra il loro cuore contristato, e i frutti idonei ad addolcire alquanto le loro labbra amare: li videro ma non consegnarono uno schioppo. Di un tratto egli mutò registro a modo dei sonatori degli organi: a cui facesse la spia bandì avrebbe dato di grosse mance e poi perfino rimessione di ogni pena a quale spontaneo consegnasse l'arme, e tanto di danaro che valesse quattro volte il prezzo dell'arme consegnata, ed anco questo non gli valse. Merita particolare menzione quello che fece a Castirla ch'è paese di tratto non lungo discosto da Corte: il Sionville prese tempo per entrarci dentro, allorchè il popolo era in chiesa alla messa: circuita la parrocchia dai suoi sgherri, egli inosservato quatto quatto salì la scala che metteva al pulpito e quivi rannicchiandosi rimase senza farsi vedere, finchè il Pievano finita la messa si volta al popolo che benedicendo accommiata con le parole: ite missa est. Allora egli sbalza su ritto come un di quei diavoli di saltaleone scappano fuori dalle scatole di finto tabacco, e voltosi al popolo favellò:

— Neh! dilettissimi, neh fratelli, avete a sapere, che io sono venuto a farvi la predica.

E siccome i Côrsi scandalizzati da tanta profanazione mostravano volere uscire con segni manifesti di orrore, egli continuò.

— Sicuro! bella come il Pievano io non ve la posso dire, ma siccome mi preme che la sentiate in fondo, così vi avverto, che quale si attenti uscire sarà ricacciato in chiesa a calci di fucile, sicchè disponetevi ad ascoltarmi con benevolo orecchio.» E questo a fè di Dio mi sembra un bellissimo esordio a cui i maestri di rettorica non hanno pensato dalle mille miglia. Sputò e ripigliò a ragionare. — Ora dunque voi avete a sapere, che ieri notte dormendo sul manco lato io mi sono fatto un sogno: mi pareva vedere la testa di Moro, che è la vostra impresa, con una bellissima corona reale in capo e la benda cavata dagli occhi, la quale prima mi rise mostrandomi da coteste sue labbra grosse due fila di denti, che sembravano fagioli bianchi e poi disse: «maresciallo, buona sera; tu vedi che io porto corona reale e fui sempre arme di regno, figurati se mi adattava di cuore a servire d'impresa ad un villano nato e sputato com'era quel coso di Pasquale Paoli! però della mia reverente fedeltà pel Cristianissimo tu non hai a dubitare, questa benda che i Côrsi mi avevano messo su gli occhi io me la sono levata per vedere i fatti così come vanno in servizio di S. M.; avendo pertanto esaminato con diligenza le faccende ho conosciuto, che nella pieve di Talcini, e precisamente nel paese di Castirla, ci vivano mucchi di briganti, che bisognerebbe ardere di un bel fuoco di pruni secchi, fa presto a visitarla che ci troverai armi, munizioni ed altri testimoni dell'odio implacabile che cotesti ribaldi portano al prediletto loro padrone e signore: Io; che credo ai sogni, ho dato retta alla testa di Moro, ed eccomi tra voi.»

A queste parole quella povera gente sbigottita, consapevole come fosse stato dichiarato il possessore dell'armi reo di morte, con voci rotte si mise a gridare:

— Signore maresciallo, credete per la Immacolata Santissima, che vi hanno ingannato, la è pretta calunnia messa fuori dai nostri nemici che ci vogliono condurre al macello: vi pigli carità di noi; noi non abbiamo fatto male a nessuno e fin qui fummo fedeli e vi promettiamo conservarci per lo avvenire obbedientissimi sudditi del nostro reale signore e padrone, come dite voi.

— Zitti! riprese il Sionville, zitti! non urlate tutti assieme, che non siete mica colpevoli... taluni non accuso, ma altri stanno lì lì per ribellarsi, e ne sono sicuro; i primi facciano una cosa, si separino dagli altri raccogliendosi qui sotto il pulpito, e così sceverata la zizzania dal buon grano, vi lascio in pace...