— Nessuno signor maresciallo, qui nessuno è reo, tornò a gridare con una sola voce il popolo presagio di guai.

— Olà, zitti! voi mi avete fradicio. A questa toppa io proverò un'altra chiave. A voi, signor podestà, sbugiardate questi saracini, e ditemi su, quali sono le persone, che qui in Castirla congiurano contro la legittima autorità del re nostro sovrano, e la quiete della isola.

— Io conosco il popolo di questo paese, rispose il podestà alquanto turbato, fedele e devoto; se avessi avuto odore, che ci si nascondessero armi, io mi sarei già dato premura di scoprirle e vi avrei tolto il disturbo di salire fin qua. Vivete tranquillo, signor maresciallo, io vi assicuro, che potete proprio contare sopra i sentimenti di fedeltà di questo popolo.

— O sentiamo via, signor dottore, e come hanno ad essere secondo voi i sentimenti di fedeltà al sovrano?

— Parmi agevole dirlo: il dovere del suddito sta nell'obbedire con anima volonterosa alle leggi, e amare e venerare il principe...

— Così asciutto asciutto senz'altra giunta?

— Che abbia a fare di più io non saprei, se vostra eccellenza non me lo insegna.

— Sicuro, che ve lo insegnerò io, pezzo di somaro. Si ama il proprio sovrano davvero quando ci mostriamo disposti a fare per lui quanto gli può riuscire di servizio, invigilando i suoi nemici, spiandoli, rivelando ai magistrati le trame, le insidie e le intenzioni loro, non portando rispetto ad amici, a conterranei, a parenti, anzi nè anco a mariti, a genitori, a figliuoli, ributtarli di casa, non visitarli, non nudrirli, unirsi al reggimento provinciale côrso per isterminarli; ed anche non basta: bisogna ingegnarci a scoprire e denunciare al Governo le persone con le quali i sospetti mantengono usanza, quello che in generale si pensa, in quali luoghi, in quali case sogliono adunarsi e quando, e in quanti, se hanno armi, e dove le appiattino; se riesce, le portino via essi, se no vengano a farne il rapporto. Ricordinsi i buoni sudditi, che qualunque impegno di onore viene meno all'onore di servire il proprio sovrano, i beneficî non tengono, nè promesse, nè speranze, perchè veruno può beneficare più di lui, vincolo alcuno di tanto può reggere ch'egli non valga a sciogliere; desiderio che persona possieda più facoltà di lui di soddisfare. Questi obblighi crescono pei magistrati, ed anco per loro aumentano via via, che occupano ufficio più sublime.

«Ai parrochi in particolare, e ai confessori in generale corre dovere di provocare le confessioni piene e circostanziate, e rivelarle, che non ci ha segreto che tenga, quando si tratta d'impedire che i malvagi arrechino danno a colui che dopo Dio, e come Dio, merita il profondo omaggio della reverenza vostra. Di fatti, credete voi, parrochi e confessori, di essere istituiti nell'interesse di Dio? Ma' mai lo credeste, vi fareste canzonare, imperciocchè egli non abbia punto bisogno di voi, l'occhio di Dio ti è sopra anche nella tenebra e vede di notte più dei gatti; il suo orecchio ti sta sul cuore e sente venir su i pensieri appena nati, anzi anco prima che nascano, ergo Dio non ha bisogno di voi; i vostri occhi e i vostri orecchi o non sono buoni a nulla, o sono buoni in quanto gli mettete al servizio del re, ed ecco per qual modo un buon suddito senza taccia di temerarietà può sostenere di nutrire sentimenti di fedeltà verso il proprio sovrano.

Il parroco, offeso nella sua religione e nella sua onestà da cotesti scempi discorsi, esclamò dall'altare: