Partirono, e forse un miglio era il paese rimasto loro dietro le spalle, quando un ufficiale di età assai provetta mise il suo cavallo accanto a quello del Sionville, che cavalcava cantando in quilio certa sua canzone da taverna, e così gli disse:
— Maresciallo, già siamo d'accordo, che non eseguirete mica sul serio la pena di morte sopra cotesti due poveri grami.
— Non siamo d'accordo per niente, io gl'impiccherò bene e meglio appena arrivati a Corte.
La fama, come suole, precorritrice delle tristi novelle (quella delle buone arriva sempre zoppicando) empì Corte del fatto del Sionville, onde gli animi se ne sgomentavano, e un pezzo stettero in dubbio di andare a vedere se fra i tratti a vituperio al supplizio vi fosse alcuno dei loro cari; alfine vinse la pietà, e s'incamminarono a incontrarli; prima di tutti fu vista Francesca Domenica, la quale allo accostarsi del carro sentì sfinirsi dentro e le convenne con ambedue le mani coprirsi gli occhi, ripreso cuore, separò un pocolino un dito dall'altro e per quel filo di luce agguardando le parve non distinguere il contorno della sembianza del suo povero figliuolo; allora risoluta buttò giù le mani, e vide che tra gli incatenati sul carro non era il suo figliuolo: pensando alla disperazione che l'avrebbe invasa se le compariva davanti la cara faccia, se ne tornava quasi lieta, quantunque altri affanni non meno strazianti l'aspettassero a casa.
Chè quivi da parecchi giorni giaceva inferma Serena. Vi ricordate la giovane baliosa, la quale si mesceva tra i combattenti e si cimentava alle prove più perigliose? Ohimè, adesso quanto apparisce mutata da quella! Il suo cuore come arco troppo duramente teso si ruppe. Noi andiamo soggetti a due maniere di malattie, la prima maniera esterna nabissa il corpo, onde l'anima è costretta a uscirne come l'inquilino dalla casa aperta alle intemperie delle stagioni; la seconda muove dall'anima, la quale a guisa di pugnale troppo affilato, taglia il fodero; quelle sovente guariscono, queste non mai. Troppo cumolo di affetti si era precipitato su di lei: la strage paterna, l'atroce vendetta che ne seguitò, l'amore per Altobello, la sua prigionia, il caso di Mariano, il quale tanto non si potè celare, che qualche odore non ne arrivasse anco a lei, le acute trepidazioni per la vita che si era condotta a menare l'uomo da lei scelto a sposo, le vicende infortunate della guerra, la fuga del Paoli da lei riverito come secondo padre, i mali presenti, il presagio dei futuri, tutte queste passioni a troppo largo palpito avevano dilatato quel povero cuore, perch'egli avesse potuto durare senza sfiancarsi. Da prima l'assalse una quiete stanca, una mestizia assidua che la chiamavano al pianto; ora le pareva mancarle sotto i piedi la terra ed ora un ronzìo molesto le zufolava dentro le orecchie; di un tratto vide più soli, o il sole spezzarsi in milioni di faville che le ferivano gli occhi; un po' più tardi ad ogni subitaneo rumore, o di porta che sbatacchiasse, o di masserizia che cadesse, ella rabbrividiva battendo a verga tutte le fibre da capo a' piedi; le lacrime che avevano preso a versarsi non piante dagli occhi suoi, e anche gli sguardi si succedevano uno più lungamente lucido dell'altro a mo' di lampada presso a morire; la vita le fuggiva per tutti i sensi incessante, minuta come l'arena d'orologio a polvere: la voce sonava a mo' di strumento scordato, e il riso appariva su le sue labbra simile alla viola tra i fiori. Durante questo periodo della sua infermità, per attutire alquanto l'arsura che le avvampava le viscere, ella prese a vagare per la campagna ma i suoi piedi si voltavano sempre al camposanto dove al fianco; del padre assassinato dormiva l'omicida; qui stava ore e ore, e per tempo lunghissimo nel medesimo atteggiamento, sicchè di leggieri chi passava poteva supporla una statua sepolcrale; sopra tutto le piaceva considerare le spoglie della natura, che il verno soprastante le rapiva pari al conquistatore entrato in paese nemico, e sembrava consolarsene; un giorno la fermò una foglia la quale sola sul tronco si dibatteva al soffio gelato di novembre; dopo averla fissata un pezzo la staccò, e pian piano la depose su la terra dicendo:
— Abbi pace anco tu in compagnia delle tue sorelle già secche; che giova contrastare al destino? Per le foglie e per gli uomini cascati non si rinnova la primavera.
E sempre e più sempre crescendo in lei il talento delle cose lugubri, incominciò visitare gl'infermi e ad assisterli, senonchè migliorando essi cessava ella di andarli a trovare, tuttavia sovvenendoli con robe o con denari; se si aggravavano non gli lasciava più giorno nè notte; spiava i moti dell'agonia, le guise di esalare l'anima, e se la morte fosse scienza da impararsi, certo ella non ebbe scolare più diligente di Serena alle sue fiere lezioni. Quando il morto si trovava in là con gli anni, ella nel chiudergli le palpebre diceva:
— Beato te! di cui gli affanni sono finiti.
E se per lo contrario giovane, rendendogli il medesimo ufficio con pari affetto, esclamava:
— Beato te: di cui i dolori non incominciarono mai.