— E tu prima di me, come me e forse più di me, conoscesti le ore nere del bandito, però perdona com'io ti avrei perdonato. — Quindi giunte le mani, declinato il capo e chiusi gli occhi, recitò molto devotamente un de profundis per l'anima del bandito.
Altobello, scosso l'amico suo per una spalla, gli disse:
— Ferrante, io non istarò a cercare adesso quale delle due misericordie meriti il primato, se quella dei morti ovvero quella dei vivi; certo è però che l'una senza l'altra non regge: andiamo pertanto a riscattare dallo abbattimento i nostri amici, affinchè se abbiamo a morire, moriamo come uomini non come lumache.
E come dissero fecero, traendo per forza all'aria aperta Ugo, Romano e Rutilio; sopra i quali come già su loro, operò il refrigerio del moto, del vivido aere e del freddo lavacro. Essendosi intanto fatto sentire il bisogno del cibo, Altobello si offerse andarlo a cercare nella grotta abbandonata, però che avessero di comune accordo statuito abbandonarla come stanza maluriosa: colà si accorse di cosa a cui non aveva posto mente egli nè i compagni suoi, avanzare tanto di cibo quanto appena bastava a un solo. Lo prese, e messolo davanti agli amici, non tacque che era l'ultimo, se Dio non provvedeva.
— E Dio provvederà, risposero, o col mandarcene, o col togliercene il bisogno.
Un'agitazione insolita adesso s'impadroniva di cotesti mal capitati, la quale doveva attribuirsi meno alla inquietudine della mancata vettovaglia, che al mutamento del tempo. Infatti la stagione acerba, e tirata dalla rigida tramontana, cedeva davanti allo scirocco, che si avanzava baldanzoso come insegna di esercito sicuro di vincere, e nuvole dietro nuvole affrettavansi appunto pari a legioni accorrenti sul campo di battaglia; ancora il rombo incessante del tuono in lontananza pareva lo strepito delle artiglierie: sul declinare del giorno il cielo si oscurò affatto; allora ogni oggetto prese secondo la sua natura a manifestare lo sgomento per la vicina tempesta; tutte le cose mandavano suono, e tutto suono era rammarichìo. Altobello uscì con Ferrante dalla nuova grotta benedicendo Dio nelle glorie della procella, però che anch'essa, anzi ella principalmente, valesse a sollevare la sua anima e a indurla alla dimenticanza delle miserie presenti; rannicchiati nel breve resedio, di faccia al luogo dove cascò il teschio, stavano ammirando lo scompiglio degli elementi: l'emisfero era buio come il folto della mischia, e al pari di quello terribile d'infiniti strepiti: però di tratto in tratto quasi lo spirito del male battesse le palpebre, scoppiava il baleno a illuminare il cielo e la terra; nè di colore sempre uguale; all'opposto era vermiglio quasi volesse mettere fuoco al creato o lo avesse spruzzato, di tal altro livido quanto la faccia della viltà abbattuta ed ora per ultimo glauco di quell'azzurro grigio che ritiene la congiuntiva dei trapassati prima che una mano pietosa ne abbia chiuso le palpebre al sonno che non ha risveglio. Bastava questo spettacolo per atterrire ogni più saldo cuore, e pure si sentiva che qualche cosa di più tremendo stava per sopraggiungere; e sopraggiunse, in tutta la sua maestà si mostrò il Signore del bene e del male, sotto il soffio del quale le quercie piegano quasi giunchi palustri, i monti traballano come menadi ebbre, gli oceani spariscono via al pari delle lacrime dagli occhi dell'erede, e i cieli si ripiegano a guisa di tenda del pellegrino del deserto, che passata l'ora del meriggio ripiglia il cammino; il firmamento non sostenne la sua presenza senza lacerarsi da un capo all'altro, e dal fesso si rovesciarono giù acqua, neve e grandine mescolate insieme; la faccia di Dio si rivelò paurosa nei fulmini, il suo potente braccio picchiò sopra la terra come il guerriero il suo scudo di battaglia. Orrendo a udirsi e a vedersi; ululavano i monti pari a larve dei primi abitatori del mondo fuggite fuori delle antiche sepolture; e i grappi della neve strappati dalla violenza del vento sembravano chiome canute, che le dolorose svellessersi nell'impeto della disperazione, intantochè i mille rivi ingrossati di acque erano immagine delle lacrime prorotte da occhi che da secoli e secoli non avevano pianto.
— Lì!... lì!... gridò spaventato Altobello, abbracciando strettamente pel collo Ferrante... l'avete visto? l'avete visto?
— Chi mai, Altobello? La fantasia vi atterisce...
— No... vi dico di no... io l'ho visto...
— Ma chi?