.... lo racconta il Boccaccio nelle sue Novelle... (pag. 79)

Se ad Altobello si fosse mostrato un capo mozzo come quando il carnefice lo acciuffa per i capelli grondante sangue e lo fa vedere al popolo crudelmente imbecille; o se la faccia dello strangolato con la chioma irta, gli occhi sconvolti, la pelle nera, la bocca violetta, e la lingua morsa fra i denti; egli avrebbe potuto sostenerne la vista senza ribrezzo, come senza paura avrebbe contemplato il volto mansueto dell'ucciso dal piombo, e il feroce del trafitto dal ferro: la sembianza pallida del disfatto dalla pestilenza, e la pagonazza del colto dalla gocciola, perchè in tutti questi, ed in altri ancora si palesa la morte nella sua potenza solenne; onde a ragione gli antichi l'adorarono Dea, l'eressero altari, e le sacrificarono vittime. Se nell'universo ella si fece sentire eterna come Dio, non può dirsi; certo è, che appena nata, a lei egli ebbe a concedere facoltà pari alle sue, quantunque egli se la serbasse per creare, ed ella la prendesse per distruggere; anzi queste facoltà diventarono subito così intricate tra loro, che l'occhio dell'intelletto non le sa più distinguere, ravvisando il principio di nuove vite nell'atto che il comune dei uomini appella morte, e mille morti nel principio, che suole chiamare vita. Sotto la forza di cotesto ente, che non ha forma, e trasforma tutti gli enti, lo spirito più saldo può confessare senza viltà, che prova spavento, perchè si mescola col senso della religione che arcano e profondo vive eternamente. Ma la morte cessa comparire Dea quando adopra l'etisia a disfare la forma umana; allora ella si deturpa, diventa condennenda e schifa, perocchè anco il male non va assoluto dalla onestà; sozza come un immane ragnatelo, ella avviluppa dentro le sue branche sterminate la creatura e ne risucchia gli umori, ne macera le carni, nervi e muscoli cincischia, contamina le ossa... — Chi può descrivere quale Serena apparisse allo atterrito Altobello? Non io. Troppo spesso ho veduto la faccia del tisico, troppo ella mi sta fitta nella mente perchè io la descriva senza dolore: però me ne passo.

Altobello atterrito vide davanti a sè il volto della sua diletta Serena ridotto all'estremo della etisia; e con isforzo più che umano comprimendo l'orrore e il dolore disse:

— Mi avete chiamato... sono... venuto...

— O santa Vergine, chi ti ha chiamato?

Esclamò Francesca Domenica, levando al cielo in atto di desolazione le mani.

— Non voi? Non voi? Con la lettera che mi portò il nepote del Pievano?

— Io non ho nepoti, disse il Pievano.