Tutti tenevano la faccia rivolta al cielo in sembiante piuttosto di cui minaccia, che di cui prega; ognuno stringeva con mano rigida il manico del coltello, e questo coltello non appariva già fitto nel proprio seno, bensì in quello del compagno: breve; si erano uccisi l'un l'altro.
Sopra la pietra, che serviva loro di mensa, stavano come esposti in mostra di più maniera viveri, e zucche piene di vino e acquavite, mentre una tazza ricavata dalla corteccia di una zucca conteneva in fondo alcun poco di acqua pura.
Nella faccia anteriore della pietra; di color vermiglio scritta a stento, si leggeva questa iscrizione:
Dio.
Ferrante Canale, Ugo della Croce, Romano Colle, e Rutilio Serpentini, non potendo sopravvivere alla libertà della Patria si sono dati la morte.
Ora pro nobis.
25 Gennaio 1770.
Perchè poi mettessero in mostra il cibo e la bevanda non parmi arduo indovinare; senza fallo il fecero per chiarire, che studio di libertà e fastidio della tirannide gli aveva condotti a morte, non già la disperazione: più difficile è rinvenire la causa onde invece di ammazzarsi da per loro si trucidassero; forse li dissuase da portare le mani violente contro sè stessi il pensiero, che così facendo commettevano un peccato gravissimo, mentre ammazzandosi tra loro continuavano la sequela degli atti, che compiti per necessità della Patria difesa, secondo la loro opinione, non potevano imputarsegli a colpa; ad ogni modo spengersi da sè reputarono peccato nuovo, e furono dubbi di sperimentare anco per questo del pari indulgente la misericordia di Dio. Se non fosse così, io mi confesso povero di consiglio per ispiegarlo.
Orso, col capo basso, e le mani sempre conserte dopo le spalle guardò fisso quei miseri, e si accorse dal dito rimastogli insanguinato, come lo scrittore della leggenda fosse stato Ferrante: rimasti tutti lungamente in silenzio, per ultimo Orso favellò dicendo:
— Erano quattro bravi cuori in verità... poi subito pauroso, che cotesta lode riferita gli partorisse pregiudizio si affrettò di soggiungere — comecchè cotesta sorte se la siano meritata, ed anco peggio, perseverando da ribelli al leggittimo dominio di S. M. cristianissima nostro signore.