Altobello spinse il prigioniero dentro il celliere, di cui chiuse diligentemente le imposte, rallentò un poco la legatura delle mani di lui; chiuse del pari la porta della stanza per di fuori; raccomandò sottovoce alla madre non lasciasse uscire le donne nè il ragazzo; per ultimo prese il braccio del Boswell in atto di condurlo fuori.
— Adagio, questi disse, e voltosi a Francesca Domenica, dopo avere frugato nel consueto arsenale delle sue tasche, continuò: signora mia, non ci ha persona al mondo, almeno spero, sempre però salvo vostro onore, e quello del vostro signor figlio, che mi superi nella osservanza nel quinto precetto del Decalogo; ma si danno casi nei quali senza peccato possiamo tenergli per non iscritti; quali essi possano essere a me non importa chiarire adesso; però mi pare bene lasciarvi qui un arnese che possa farvi approfittare della eccezione — e trasse fuori una pistola — la sorella tengo per me.
— Non ve ne private: ho il fatto mio; e la donna andò nella sua camera tornando subito dopo con lo schioppo, la carchera e il pugnale, che col rosario facevano a cotesti tempi compagnia ad ogni Côrso, e sovente alle donne loro fuori di casa; sempre ai Cristi côrsi in casa.
— Bene; scusate, e si avviò dietro ad Altobello.
Nel passare davanti la finestra del celliere questi favellò piacevolmente al signor Giacomo: — Voi avevate avvertito alle difese interne, a me spetta provvedere all'esterne. Leone, qui — il cane gli era dietro ai calcagni — Leone, cùcciati qua; prima del mio ritorno non ti movere.
Il cane come gli fu comandato fece.
Forse di dieci minuti potevano essere partiti, e Francesca Domenica si stillava il cervello ad apparecchiare cena senza avere bisogno di mandare persona fuori di casa, e con le donne e il ragazzo faceva un gran tramestare di su e di giù, quando dal celliere uscì una voce che chiamava:
— Francedomè! Francedomè!
— Che vuoi?
— Ohimè! mi sento trangusciato. Portatemi da bere.