All'improvviso un uomo fattosi largo a furia di spinte arriva affannoso alla presenza dei giudici; egli era Orso Campana; che a strappi come uomo cui o la troppa passione o la troppa fatica impedisca il dire, favellò:
— Ecco, ecco la prova del costui delitto.... Assassino!.... dei meno sfrontati di te se ne manda in galera.
E gettò sulla tavola una palla di piombo schiacciata insieme ad un foglio di carta mezzo arso.
— Ch'è questo? dimandò il capo dei decemviri.
— Ch'è? È la palla che ha ammazzato il povero colonnello: l'abbiamo rinvenuta a piè del muro dove egli rimase ucciso; e questo è lo stoppaccio, che servì a caricare lo schioppo....
— Io non comprendo, che notizie aggiungano a quanto sappiamo.
— Leggete.... leggete la carta.
Il Decemviro spiegò la carta, e accostato un lume lesse ad alta voce: — lib.... co.... Romani.... pino la.... a.... quei.... pan... nacci: — qui il Decemviro interrompendosi interrogò da capo — e questo che importa?
— È chiaro come il sole; costui ha caricato lo schioppo con la carta stracciata dal libro di conti di casa sua; non ricordate voi che suo padre vende legname? Il diavolo insegna a fare le pentole, ma non insegna a fabbricare i testi.
— È vero, è vero, grida la moltitudine con crescente furore, la provvidenza lo ha convinto; su via condannatelo; va impiccato subito, e qui al cospetto del morto.