Intanto quattro uomini presero la barella dove giaceva il cadavere dell'Albertini, e Serena affisse gli occhi a terra forse nel concetto del marinaio che getta le àncore, perchè la nave non venga strappata dalla spiaggia da qualche raffica di vento: però non rimase a lungo in cotesto proponimento, che a mano a mano si allontanava la bara la faccia sua si sollevò, si piegò alla parte dond'essa scompariva, e quando stette per passare la soglia della cappella, e uscirle affatto dagli occhi, la pietà vinse l'odio nel cuore della mestissima fanciulla, la quale con un sospiro quinci levossi, e si recò a tenere compagnia al morto padre ed a pregare per lui. Allora in mezzo al solenne silenzio che tuttavia durava, fu udita una voce che parve straniera, la quale esclamò: — Bene, bene, benissimo; — e subito dopo uno strepito di cosa percossa. Il signor Boswell non aveva potuto frenarsi dal manifestare la propria approvazione con la solita formula e col solito picchio sopra la scatola; nè ciò sfuggi al Paoli, che sottilissimo indagatore era, e dardeggiò uno sguardo dalla parte donde vennero il rumore e la voce, senonchè restando il signor Giacomo al buio potè sottrarsi alla curiosità del generale. A quanto parve, il Paoli aveva raccolto per via qualche notizia del caso, imperciocchè volse addirittura queste parole a Grazio:
— Orsù, Grazio, confessa la verità,
— Anche voi?... rispose il giovane.
— Io possiedo argomenti terribili per cavare la verità di bocca agli ostinati; potrei adoperare teco la tortura; non voglio, ti ho conosciuto sempre manesco, è vero, pure schietto; confessa, dopo il peccato, Dio ha fatto la penitenza per tornare in grazia sua.
Il giovane alle parole prime del Paoli si contorceva come se avesse il diavolo in corpo; ci fu un momento, che sembrò non potersi più tenere da tagliare le parole del generale: ma a grado a grado che questi procedeva, rimase tocco dal tono di voce che di severa si fece blanda e oratoria; onde il poveretto diede all'ultimo in uno scoppio di pianto.
— Anche voi mi condannate? e sì che una volta mi volevate bene: quando vi accompagnai in Aiaccio co' miei compagni a suono di violini per far vedere a Genova che soggezione ci pigliavamo de' suoi soldati, mi picchiaste su la spalla, e mi diceste: Bravo Grazio — voleste che bevessi un sorso di vino alla vostra zucca... e ora... anche voi date addosso all'innocente...
— Dio lo volesse! E se sta come affermi, Grazio, ti supplico a porgermi modo di chiarirti innocente; perchè, vedi, l'ufficio di giudice è quello che mi pesa di più, la esperienza insegnando che l'assassino col coltello mena strage di un uomo, ma il giudice con la legge ammazza la umanità. Dà retta; avevi, o no, nimicizia col colonnello Albertini? — No. — Ma non venisti ieri a contesa con lui? — No; egli fu che venne a lite con me. — Ciò non rileva; e la cagione? — Avendo egli restaurata la casa, noi gli fornimmo il legname, che ricevuto da lui senza eccezione mise in opera; avendo bisogno del saldo dei conti pei fatti nostri, ieri capitatomi davanti gli dissi: Signor colonnello, a vostro comodo vi pregherei del resto del mio avere. Il colonnello rispose: Prima di saldarlo bisogna aggiustarci, perchè non trovai tutto il legname di qualità perfetta.
Allora saltai su, e senza barbazzale soggiunsi: Mi maraviglio di voi che mettiate in campo questi amminicoli; il legno avete ricevuto e adoperato senza richiamo, e furono nostri patti qualità andante e non perfetta. Il colonnello si fece rosso come un gambero fritto e mi buttò in faccia: Chetati, villano; io di rimando: Se io sia più o meno villano di voi la faremo giudicare, ma che voi siate un prepotente la è cosa sicura. Qui il colonnello levò la mazza gridando: t'insegnerò io come in Austria si mettono i briganti pari tuoi a partito; ed io cavato fuori il coltello urlai più di lui: Ed io vi ricorderò con qual moneta in Corsica si barattino le bastonate. Il colonnello pare si persuadesse che quanto aveva imparato al servizio dello imperatore non era buon'aria insegnare quaggiù; egli abbassò il bastone, ed io riposi il coltello in tasca; se altre parole ci corressero e quali, non so dirvi, ma può darsi benissimo che ce ne siano state; tuttavolta non me ne rammento, perchè dalla rapina in quel punto non vedeva lume. — E se ti avesse percosso gliel'avresti tirata la coltellata? — Per Dio santo! come bere un uovo. — Stamane sei uscito di casa con lo schioppo? — Già, come gli altri giorni per andarmene al bosco a vigilare i lavoratori; ma ecco lì lo schioppo, è sempre carico; anzi a capo di questa strada avendo incontrato il povero colonnello, e non mi sentendo più stizza in corpo, l'ho salutato; egli, un po' brusco per dire la verità, mi ha risposto; Addio, Grazio. — Dove ti hanno preso? — A letto mentre dormiva; da quando in qua, signor generale, i Côrsi si fanno pigliare come una volpe malata dentro il covo? — Cotesto è il tuo schioppo? — Sì. — Ne hai altri? — No. — Sai leggere? — E scrivere e procedere da galantuomo quanto ogni altro Côrso, che ama la libertà. — Leggi questo straccio di foglio e dimmi quello che te ne paia. — Dico che questo carattere è mio, e il foglio fa parte del libro dei conti che tiene nella camera da letto mio padre. — Gli è strano! mormorò il Paoli, e si mise a sedere appoggiando il capo alla mano come per meditare: allora comparve accanto al suo viso un muso enorme di cane, che volto in su incominciò a guaire quasi volesse raccomandargli pietosamente qualche sua istanza. Il popolo, visto il caso, ad una voce prese a dire: — Ora sì che scopriremo l'assassino; Nasone ne ha bisbigliato il nome nell'orecchio al Generale; Nasone sa tutto; se poi dalla parte di Cristo o dalla parte del diavolo chiariremo più tardi. — Come dalla parte del diavolo? rispose un altro; o non fu a frate Damiano, che per ispirazione divina fu rilevata la scienza del cane Nasone? — E poi, intervenne un terzo, il Generale avrebbe bisogno del cane Nasone per indovinare le cose occulte? Il Signore non ha fatto anco lui degno di un tanto dono? — Il signor Giacomo udendo siffatti discorsi tanto non si potè tenere, che non domandasse al suo vicino: — Dunque voi reputate il vostro Generale anche profeta? — E come! — E avete avuto molte prove del suo profetare? — Tante, signore, ed il Côrso, a cui volgeva il discorso, agguantò dei suoi folti capelli quanti gliene capivano nella mano e mostratili al Boswell soggiunse: — Più che questi capelli non sono, e poi state attento, e vi scaponirete.
Intanto il Paoli, poichè ebbe meditato un pezzo, si levò in piedi da capo, e voltosi ad uno dei presenti gli disse:
— Santo, va a bottega, e portami le tue bilancie.