»Nuovo Timour, nel carcere della tua gabbia quali pensieri saranno i tuoi mentre covi il cruccio imprigionato? Uno solo: — il mondo fu mio! — A meno che somiglievole in tutto a colui di Babilonia, tu non abbi perduto col tuo scettro ogni sentimento, e la vita non dovrebbe più a lungo rinchiudere uno spirito così largamente dimostrato, — così lungamente obbedito, — e così indegno d'impero.

»Oh simile al rapitore del fuoco celeste, vorrai resistere all'urto, e dividere con lui la eterna condanna, l'avvoltoio e la rupe! Maladetto da Dio, esecrato dagli uomini, l'ultima tua azione, quantunque non la più trista, eccita il riso di Satana stesso. — Vi fu un giorno, — vi fu un'ora in cui la Terra era della Gallia, e la Gallia era tua: allora, non anche sazio, la rassegna dello immenso potere sarebbe stato atto di fama più pura di quella che circonda il nome di Marengo, e avrebbe diffuso una luce di oro sopra il tuo tramonto traverso il crepuscolo dei secoli, — malgrado qualche nube passeggiera di delitto.

»Ma tu eri nato al trono e a vestire la clamide di porpora, come se cotesto manto di follia avesse avuto virtù di soffocare le rimembranze del tuo petto. — Dov'è adesso la clamide scolorata? Dove sono le vanità di cui ti compiacevi ornarti: — la stella, — i cordoni, — la piuma? Stizzoso fanciullo d'impero! — dimmi, ti furono involati i tuoi trastulli? — Ma dove dunque potrà riposarsi l'occhio stanco che va in traccia di qualche osa di grande? dov'è dunque che splende una gloria incontaminata, una vita senza onta? — Sì, — uno, — il primo, — l'ultimo, — il migliore, il Cincinnato dell'Occidente, chè non trova la invidia ove emendarlo, legava agli uomini il nome di Washington per farli vergognare ch'egli solo nacque tra loro.»[20]


Nel 1821 il potentissimo poeta, ricredendosi, consolava la grande anima con questo altro canto:

ODE A SANT'ELENA.

«Pace a te, o isola dell'Oceano! Salute alle tue acque e ai tuoi venticelli! Dove la marea con moto alterno agita i tuoi flutti soavemente così, che paiono pennacchi di piume candidissime! Magnifica sarà la ghirlanda della storia sopra la tua onda, e ti fiorirà eternamente verde intorno alla fronte quando i popoli che adesso ti abbandonano alla oscurità, con giusta vicenda giaceranno nell'oblio. Immota nella tua gloria, incontaminata nella tua fama, la laude dei secoli santificherà il tuo nome!

»Salute al Capitano che riposa dentro di te la mole della immensa sua rinomanza! Quando egli avrà compito il suo tramite terreno, quando sarà chiuso il libro della sua vita, la storia consacrerà le sue geste: le sue prodezze si annovereranno fra le prime di tutti i tempi, e i re della terra s'inchineranno dinanzi al suo valore. I canti dei poeti, gl'insegnamenti dei sapienti, lo chiameranno maraviglia e grazia del mondo. — Le meteore della storia impallidiranno al tuo cospetto — ecclissate dal tuo splendore, — o fulgidissima meteora della Gallia.

»O isola luminosa di gloria! Te rinfreschino sempre salutifere le aure. Pellegrini di remote nazioni e tribù libere come le tue onde, verranno a salutarti. E il vagante pel mondo si fermerà sopra la tua sabbia corrusca da lontano per contemplare una terra cotanto famosa. Ogni gleba, ogni pietra, ogni dirupo santificato dalla orma dell'Esule, lo tratterranno. Per lui tu acquistavi una luce divina, e il tramonto del suo sole fu la levata del tuo.

»Dove sono le mani che lo hanno incatenato? mani che si affaticarono invano di contendere con lui. I popoli gli resisterono qualche volta, ma non lo superarono mai. I potenti, che spesso s'inchinarono alla sua potenza, recuperarono le loro corone fra le sue prede di guerra! Il vincitore è vinto; l'aquila giace adesso contristata, e tentano muovere guerra di tenebre al raggio della tua stella. — Ma la tua gloria apparisce scintillante di nuovo splendore, e percorre sublime il suo ascendente come il pianeta degli anni.