Son la miglior preghiera.[50]

Ma in te vivono molti nobili figli che non oltraggiano, e stanno pensosi dei propri destini, e conoscono le sventure dei popoli presentare qualche cosa di divino, come le querce tocche dal fulmine: essi meditano il modo per rendere più miti le condizioni umane, ed invocato aiuto dall'alto, quanto sanno meglio si adoperano nella magnanima impresa. E noi ci chiamiamo amici di chiunque abbia viscere di umanità, non dei rigattieri di carità e dei rivenduglioli dell'amore del prossimo. Un giorno, tardo ma certo, saranno mutate le sorti mortali, non per virtù nostra, ma per lo spirito che agita le nuove generazioni. Questo spirito, versato dall'alto di un patibolo sopra la terra, tornerà al cielo coll'ultimo uomo. Nelle procelle del mondo, traverso il turbine delle passioni, Cristo splende, faro divino, per ricondurre i traviati a salvezza. Cristo strinse nei fianchi Attila, e le mani mansuete valsero a rompere i reni del feroce. I barbari trucidarono i Santi, e rimasero atterriti dalla pace ed alle parole di perdono che profferirono i labbri dei morenti, finchè caddero genuflessi adorando i martiri santi che eglino stessi avevano fatto. Cristo tolse all'uomo lo istinto del tigre; rimane adesso a vincere più acerbo istinto, quello della volpe. Gl'ipocriti mal si convertono; dal granito puoi ricavarne architrave o colonna, dal fango non ricavi altro che sozzura; e i Farisei crocifissero Cristo, non però lo spensero. Vive la sua legge che insegna: — voi li conoscerete dalle opere: coloro che si pongono a orare in mezzo ai tempii, ipocriti; quelli che portano la carità a modo di gonfalone, ipocriti; che ogni istituto di benevolenza infeudano in proprio nome, che su pei canti appiccano i cedoloni del poco bene che fanno, che mostrano sempre il cuore senza mai darlo a nessuno, — ipocriti! ipocriti! Poichè specularono sopra la carità, ebbero la loro mercede: adesso sgombrino il mondo. Se i filosofi di Francia non procedevano avversi a Cristo, noi avremmo ora percorso gran tratto di cammino della vita migliore. Posti in disparte i vizi di cotesti uomini, io per me credo che volessero il bene e che si affaticassero a conseguirlo; onde io non posso persuadermi come mai contrariassero tanto le discipline cristiane, le quali pur mirano maravigliosamente a quello che eglino desiderarono. Amore degli uomini vero, indole aperta, aborrimento della tirannide, libertà onesta, dignitosa uguaglianza, fratelli tutti, e di patria comune cittadini, e modestia nei modi, verecondia negli atti, pudore nei costumi, persecuzione dei pubblicani, guerra implacabile agl'ipocriti, carità segreta, esercizio di pratiche benevole con la mano destra ignorato dalla sinistra; preci brevi e di cuore, e soprattutto sagrifizio di sè in benefizio altrui: — tutto questo essi desideravano, e Cristo insegnò diciotto secoli prima. L'odio contro ai sacerdoti traviava i filosofi; ma dovevano i filosofi disprezzare la perla a cagione del guscio che la chiude? — lo ignoro, e dubito forte che gli uomini sieno per giungere a tal grado di perfezione da superare il confine segnato da Cristo; quello che so di certo si è che il Cristianesimo dirittamente inteso contiene la morte del verme che rode le presenti generazioni, l'amore storto ed esclusivo di sè, e presenta una formula larghissima entro la quale gli uomini possono svolgersi per lungo spazio di tempo verso il loro miglioramento.... — Ma intendiamoci bene: il Cristianesimo.......

DISCORSO QUARTO. DELLE SEPOLTURE DI SANTO IACOPO.

Il grido

Che dal tumulo a noi manda Natura.

I Sepolcri.

Chiunque non tiene per disagiata una via che la troppa frequenza di uomini e di animali rende un po' sozza; chiunque può sostenere un alquanto lungo cammino, lasci Livorno uscendo dalla porta Colonnella, e s'indirizzi lunga la costa meridionale del mare. Bello afferma taluno l'aspetto del cielo e delle acque sereno quando una brezza lieve lieve le spiana, e vi produce un moto, che il poeta in sua mente paragona al brivido della donna innamorata; — dico in sua mente, però che la scienza delle relazioni sia cosa segreta, e l'orbo può giurare non esservi luce, — almeno per lui. Bello dice tale altro il mare in iscompiglio, e le nuvole imperversanti, lo scoppio del fulmine, e il grido disperato del naufrago sublime! — Gli uomini chiamano l'ente che si compiace di aspetti siffatti o scellerato o stolto, ed egli loro: — e la ragione a cui? I più hanno forza su i meno, — e questa forza sarà ultima ratio rerum, finchè non la sotterrino coll'ultimo dei viventi. Gli dieno pertanto la caccia, e lo distruggano, ma non lo insultino: — non fu già per lui grave insulto la vita? Non gli pongano memoria, perchè desiderava la fossa, come lo esiliato la patria, ma non esecrino il luogo dove posa la testa. Rammentati, o uomo, che non conviene alla terra maledire la terra! — Chi poi, per natura inchinato a melanconia, desidera le dolenti sensazioni, si faccia lungo la riva nell'ora che volge il desìo ai naviganti, e vedrà il sole spoglio della superbia dei raggi accostarsi al mare come un grande oppressore alla morte. Se però circoscritto è il corso del sole, tutte le vite mortali lo compongono. Chi è che lo vide nascere? Qual è colui che potrà vantarsi di vederlo morire? Cade nel mare come finse la favola che Anteo cadesse sopra la terra; quivi deriva il vigore per apparire alla dimane glorioso di potenza e di luce. A noi una volta caduti insulta il verme comune: ognuno di noi porta la sentenza di morte su la fronte, il carnefice nel seno. Scoperchiate le fosse, e guardiamo cosa rimanga di coloro che piansero e fecero piangere. — La morte non ha ministri, nè consiglieri, nè governatori di Provincie: indistinti le offriamo tutti un trono di putrefazione. Forse il cervello di colui che lasciava altissima fama tra i suoi confratelli di polvere non seppe nudrire che un tossico amaro, mentre il cervello di chi visse e moriva negletto, alimentò la rosa che si mostra sopra i capelli della vergine, — quasi in satira di sua fugace bellezza. — E pure con questo v'ha tale che sdegna toccare la mano del compagno, dove la sua non sia riparata da guanto; e tale altro saluta ora col cappello levato, ora con un tenue curvare della persona, ed ora finalmente con un semplice addio. — Tutti gli scrittori su l'arte drammatica, lo Schlegel inclusive, non hanno saputo peranche definire se questo mondo sia una tragedia bernesca, ossivvero una farsa lagrimevole; — che però valga a far piangere e ridere, io che scrivo, e voi tutti che mi leggete, senza eccezione nessuna, possiamo prestarne giurata testimonianza.

E fin qui per parentesi. Adesso ritornando al soggetto, vedrà il sole vermiglio accostarsi al tramonto (direbbe un secentista) — rosso per la vergogna di ritirarsi davanti la tenebra sua nemica, — e lungo la riva i vetri di alcune case lontane riverberarne il raggio, e parere tutte in fiamma: a mano a mano digrada il colore, e si alza, e si restringe su le croci dei campanili, o su l'estreme banderuole delle case, come la vita al cuore, e quivi vien meno. In quel punto udrà la squilla che piange il giorno che spira, udrà il canto del marinaro che saluta la luna sorgente dai monti opposti della valle Benedetta, e dell'artefice che cessa dall'opere per riposarsi e tornare alle fatiche domani, finchè non giunga il riposo dal quale nol desteranno il bisogno di nudrire la vita, nè gli stridi della famiglia desolata. — Giunto che sia il passeggiero davanti la chiesa di Santo Iacopo in Acquaviva, declini a diritta, e percorra fino al termine il braccio che si addentra nel mare; qui posi, e contempli la vasta pianura. — Il peso della umanità fia che gli gravi più leggiero su l'anima. In questo luogo vissero santi Anacoreti, che se le sorti mortali avessero potuto migliorare con la preghiera, le avrebbero certamente migliorate; qui insolentirono Conti, Marchesi, ed altri fieri Baroni che ci vennero dalle isole.[51] Quali sono le vicende che la storia racconta di coteste creature? La storia è muta della loro fama, com'è ignoto il sepolcro che ne rinchiude le ceneri: solo una fama lontana ci referisce che il vescovo Sant'Agostino su questi lidi al mistero della Trinità meditasse, e che il Redentore in forma di fanciullo qui gli apparisse.[52] Ora se il passeggiero ricalcando le orme già impresse ritorni al mio Livorno, vedrà le prossime colline festose di vigne e di oliveti; un po' più lungi altri monti non tanto cari alla natura, ma pur verdi; finalmente in fondo alla scena le Alpi genovesi, quasi sempre coperte di neve; e questi oggetti considerando paragonerà i più vicini colli alla giovanezza baldanzosa di liete speranze, e i medii alle cure sterili della virilità, gli estremi poi alla deserta decrepitezza. Nondimeno di là da quelle Alpi crescono altri olivi, altri aranci diffondono soavi profumi, altri uomini alzano inni di grazie al Creatore; Genova si specchia per entro il mare tirreno, le ossa di Andrea Doria fremono amore di patria. — Di là dalla decrepitezza chi è che sappia dirmi cosa rimane?

Sponde fortunate, v'amai quanto si può amare cosa terrena; spesso mi compiacqui affidare su questi abissi di acque il mio corpo, e fui vago di quello che altri chiama pericolo, ed io saluto di morte. Qui rinvenni conforto allo stanco pensiero, qui meditai su le colpe della schiatta che parla. — Or donde avviene che non vedete più il vostro quotidiano visitatore? Saremmo noi forse mutati? — No, siamo gli stessi; ma io seppi sagrificare un piacere per odiare meno i miei simili.

Correva nelle mie patrie campagne antico un costume, che le fanciulline del vicinato accompagnassero alla fossa i pargoletti defunti, i quali noi chiamiamo angioli; e finchè durava nella sua primitiva purezza io non so quale altro instituto al mondo si sarebbe potuto immaginare più commovente o più tenero. Vedevi coteste bambinelle vestite di una veste bianca, immagine della loro innocenza, procedere pensose su l'ente arcano e terribile che non può essere veduto, ma deve essere sofferto, che non ha forma, ma deve sformare tutte le creature della terra,[53] e portare chi la bara, chi i lembi del tappeto rosso: sorreggeva questa l'origliere su cui il morto capo si riposava, stringeva quella il crocifisso di argento, e sovente lo baciava; altre finalmente con le fanciullesche lingue tentavano ripetere le preci del sacerdote, e non vi riuscivano, e in chiunque le udiva muovevano il riso, — se non che con tanta compunzione pregavano, con tanto proposito di fare opera meritoria, che in fondo a quel riso sgorgavano le lacrime, e ti sentivi suscitare in mente un desiderio immenso di baciarle tutte, di farle tutte felici. I padri più facoltosi ponevano alla memoria di que' cari una tavoletta di marmo; ed io ne osservai una nel Camposanto di Santo Iacopo che rappresenta in basso rilievo una mano che, scarna, armata di falce, sbuca da un mucchio di scogli e sta per recidere una rosa. Sotto il basso rilievo si legge che la lapide copre una vergine colta da immaturo destino. Per quanto ne abbia mossa domanda, non mi è venuto fatto conoscere a cui la bella immagine appartenga. Chiunque ella si fosse, giuro che era un'anima bennata.