DISCORSO SESTO. DEL FALLIMENTO.
Stamane, o vogliam dire stamani, rendendomi secondo il solito al tranquillo mio studio, la memoria mi attraversava al pensiero quel verso di Dante: — le leggi son, ma chi pon mano ad esse? — Ed io bandiva questo verso, ed egli, a guisa di un mendicante importuno, tornava ad assediarmi più fastidioso che mai, sicchè scelsi pel meglio di meditarvi un po' sopra; e la materia doveva essere ben disposta in mente, perocchè subito l'intelletto sbalzasse con un salto omerico[57] sul commercio, e dal commercio sul credito, e dal credito sul fallimento ec. ec, come per chi ne ha voglia potrà leggersi qui oltre. Le mie idee si aggiravano entro un luogo vuoto, quale senza corda confesso essere l'interno della testa accomodatami su le spalle dai cieli benigni, o maligni onde non le prendeva paura d'incontrarne altre che le facessero arrossire per l'umile veste di cui andavano abbigliate, ossivvero retrocedere perchè non sufficienti a correre una giostra di sillogismi: ed ora che io le spingo fuori presso a poco col garbo di un geloso che accompagna alla porta un ospite malgradito, dichiaro invano sarebbe loro gettato il guanto della sfida: — abborrono ogni contesa. — Se v'è del buono sel prendano, il tristo lo lascino stare; — se tutto tristo, le abbiano per non nate, o le si gettino tra le rovine del niente, come diceva l'altro anno un poeta romantico.[58] — È egli un bene il commercio? — Secondo: i punti di vista di uno oggetto sono varii; — dal basso in alto cresce, dall'alto in basso diminuisce, e via discorrendo. Io per me penso che senza commercio non avremmo goduto i prodotti dei paesi le mille miglia lontani dai nostri; ed allora lo suppongo un bene, — biasimando per indole la rigida setta degli Stoici, e coloro che la suprema ventura ripongono nello spogliarsi di ogni piacere della vita... felicissimo allora tra le cose create il macigno! felicissima delle umane condizioni la morte! — e confacendomi meglio con quell'antico Sapiente che volle statuito un premio a colui che avesse trovato un piacer nuovo. — Gloria dunque al commercio, però che accresca il novero dogli umani godimenti. — Taluno anche esclama: Gloria al commercio, che le utili cognizioni diffonde per tutta la terra, che stringe in vincolo di fraternità i remoti popoli ec. ec. ec: ma questo non dico già io, che rammento l'amor fraterno che portarono gli Spagnuoli in America, e parmi vedere Tipoo-Saib mostrarmi la tempia rotta in segno dell'amore fraterno portato dagli Inglesi nell'India ec. ec. ec. Ora se il commercio è un bene, o parte almeno di bene, principalissimo sostegno gli è il credito. — E qui nota, lettore, un altro sbalzo omerico, perchè tengo per fermo che tu sappi avere il commercio cominciato da prima per via di baratti, poi in questa maniera mal potendo durare, mediante compra e vendita a pronti contanti, come quello che camminava ristretto, provvedendo ai bisogni esclusivi di un popolo; finalmente provvedendo anche agli altrui con promesse o verbali o scritte che rappresentassero il prezzo della merce da ritirarsi dopo alcuno spazio di tempo, onde dare agio al rimborso dei rivenditori, e così di seguito. — Nelle attuali condizioni del commercio pertanto, mancando il credito, cessa il vento, e la nave sta. — Si legge in un libro, stampato con licenza dei Superiori, come mediante questo credito meglio di 15 milioni al giorno nella banca di Amsterdam circolassero; come in cotesto paese fossero mercanti che per ben 60 milioni all'anno trafficassero. — Di fibra sottilissima è il credito, e dilicato quanto l'erba sensitiva, di cui le proprietà il lettore può riscontrare a bell'agio in Linneo, p.... vol.... ediz. in.... rilegato in marrocchino verde. Se dunque un semplice tocco l'offende, pensate un po' voi che sarà mai quando si tratti di colpi di scure; e colpi di scure e peggio sono pel commercio i fallimenti.
Di questa parola fallimento domandai l'altro ieri la etimologia ad una parrucca grecista in erudizione grandissima; e come delle dieci, le nove volte avviene con siffatte creature, dopo un lungo meditarvi sopra mi disse con sussiego da Idalgo: non saperne nulla. — Ridotto dunque ai miei mezzi, io vi faccio sapere fallimento in latino chiamarsi decotio, decozione, da cottura, o scottatura, e poichè se scotti, voi meglio di me vel sapete, così ancora meglio di me comprenderete se l'etimologia sia giusta. — In italiano non mi riuscirebbe di tanto agevole spiegazione, dove non mi soccorresse la voce pubblica, che decomponendo il verbo fallire lascia un l per via, e lo deriva da fa — lire, monete toscane di 20 soldi precisi; — cosa che quantunque in apparenza diversa potrebbe pure accordarsi colla scottatura. Dell'inglese failing, o bankrupty, non dico nulla; della faillite francese nè meno: ognun dal canto suo cura si prenda. — L'evento pur troppo dimostra vera la burlevole origine della parola, e malgrado le declamazioni dei filosofi, «il negoziante non cessò di considerare il fallimento come un mezzo di migliorare fortuna, e di farsi ricco davvero dopo il terzo fallimento.»[59] Furonvi uomini che comprarono fattorie con le perdite fatte in commercio, e si additò persona che per avere perduta la nave in mare si fabbricava un casamento in terra ec. ec. ec. Fin da quei tempi si notarono gli errori, si proposero rimedii; — non mancarono leggi ed ordini per provvedervi; ma non sortirono l'effetto; — perchè non sortirono?
Prima sputò tre volte, e poi tossì,
Quindi a parlare incominciò così:
La novella di Fra Pasquale.
Nol sortirono: 1º Per difetto dei Negozianti; 2º Per difetto di ordine.
1º Per difetto dei commercianti: — perchè la più parte di questi hanno maggiore vergogna (e ciò in loro onore) a perseguitare il ladro, che il ladro a rubare; — perchè con l'arrendevolezza propria (e ciò in loro torto) si preparano l'altrui in simili casi; — perchè l'uomo naturalmente infingardo si spaventa a dovere prestare l'opera sua come Agente, Sindaco provvisorio, o definitivo. — Su la importanza di accettare questi uffici, nell'Indicatore Livornese Nº 8 comparve uno scritto, del quale non dico parola, rammentandomi certo statuto di Carlo Magno per l'Accademia francese, che proibiva agli Accademici scambievolmente lodarsi; e nei casi presenti lo raccomando alla pubblica attenzione. — Ora per tornare alla lista dei perchè, — dicono le male lingue, ed io consiglio tutti a non badarle, bastare che un qualcheduno di oltre mare o di oltre monti piova tra noi, e racconti ai nostri non troppo destri in geografia esser venuti da Bengodi, terra dei Baschi, ove si trova la montagna del formaggio parmigiano; oppure dai paesi del Soldano, in cui si fanno di smeraldi le macine da mulino;[60] e noi tutti gli facciamo di berretta, e a mani giunte lo scongiuriamo a degnarsi di vuotarci i magazzini; — perchè molti dei creditori ricevendo in manica dal fallito una somma di danaro, volgarmente detto contentino, firmano la concordia, e costringono gli altri, ridotti in piccolo numero, a seguitarli di santa ragione; — perchè fuggendo (come acqua l'idrofobo) dai Tribunali, non fanno dichiarare il fallimento, e impediscono i magistrati a prenderne contezza; con altri assai perchè, che tengo belli e registrati in uno scartafaccio, il quale un giorno o l'altro darò ai miei tipografi, affinchè lo stampino — (per concorrere alla nobil gara di promuovere con ogni più utile mezzo la pubblica instruzione, e solo per lo affetto sperticato che nudrono pei loro patriotti,[61] ec. ec. ec.) a L. 10 il volume ec. ec. ec.
2º Per difetto di ordini: — perchè se a molto provvidero, non fu provvisto a tutto, e se la catena difetta di un anello, non istringe persona; — le spese enormi che occorrono, — la lentezza del procedere, dissuadono dal cimentare giudizi; — ai definitivi reparti non possiamo dare luogo se prima il processo criminale non è risoluto; — il processo si prolunga anni, — e dove il danaro irregolarmente accettato poteva impiegarsi con utile, chiesto nelle regole sta morto, e non frutta. — Ordina il Codice di Commercio si trasferisca il fallito in carcere, anche prima di conoscere se doloso o infelice sia il fallimento (Art. 455): in pratica, quantunque promossa la domanda di arresto, quantunque manifesta la bancarotta, passeggia, commercia, e proteo redivivo s'incappa da contrabbandiere, o s'immaschera da mezzano. — L'uomo sospetto di aver commesso un furto cum fustibus et gladiis è rinchiuso immediatamente in carcere: il fallito doloso che prese merci e danari nei 40 giorni antecedenti il fallimento (445), che non giustifica perdite (593), che non pure non tenne i libri in regola, ma nè anche presenta libri (594), non è tocco. — Forse perchè il fallimento doloso è meno grave del furto semplice? Filangeri, amico degli uomini, non dubitò consigliare che al bancarottiere si dovesse con un ferro rovente segnare in fronte la nota dell'infamia, e condannarlo a carcere perpetuo.[62] La riforma Leopoldina, § 79, parifica il fallimento doloso al furto qualificato, epperò gli applica la pena dai 3 ai 20 anni di lavori pubblici; la legge del 1º agosto 1827 dai 7 ai 20 anni.
Una volta, una legge d'iniquità puniva il misero oppresso dalla fortuna, e il vile speculatore del delitto: qualunque fallito, negli antichi tempi della repubblica fiorentina, nudata la parte del corpo che l'uomo cela per verecondia, doveva pubblicamente e tre volte batterla su la pietra dove si legava il carroccio. — In tempi più recenti le leggi di Europa condannavano il fallito in buona fede al carcere perpetuo. Questo stolto rigore faceva a ragione sollecita la gente a fuggire i temuti giudizi, a celare nei suoi principii la cosa, a sottrarla dall'ingiusto ordinamento. — «La energia del negoziante non deve essere indebolita o spaventata dalla pena: è bastante quella che dipende dalla cosa stessa. Il legislatore deve punire nel negoziante la negligenza e la frode,»[63] scrisse il nostro Filangeri; e le odierne leggi non solo vollero rimandato libero l'onesto fallito, ma ristorando l'offesa della sorte, disposero che potesse a titolo di soccorso domandare una somma sopra i suoi beni (538); imperciocchè il Codice di Commercio fosse compilato da una gente che sapeva e voleva leggere la Filippica 2ª di Cicerone al punto in che divide in tre classi i falliti: — fortunæ vitio, vel suo, vel partim fortunæ, partim suo vitio. —