Comare Veronica per singolarissima ventura aveva parentela con le case Bardi e Buondelmonti, e come donna che non s'impacciava di odii e di rancori, amando del pari ambedue, e di ambedue andando egualmente superba, invitava talvolta alcuno dei giovani Bardi, tal'altra alcuno dei Buondelmonti: senonchè, quando erano per andarsene, raccomandava loro di non riportar parola di quanto avessero inteso in casa sua, perchè altrimenti lo avrebbe tolto a male; e i giovani non facevano dispiacere alla buona donna. Questo mistero pertanto sarebbe stato per Dianora e Ippolito di triste conseguenze cagione, dove men buono avessero avuto il cuore.
Già da molti giorni la zia della Dianora, usando continua in casa della comare Veronica, le aveva palesato come tra poco le verrebbe proposto cosa da lei approvata per buona. Sopraggiunta la madre di Buondelmonte, terminava di chiarirla intorno la bisogna, la quale consisteva soltanto nell'accogliere in sua casa a un punto stesso due individui delle contrarie famiglie. Vi fu in prima da dire assai: alla fine tanto la pregarono, tanto seppero scongiurarla, e agli scongiuri aggiunsero di così belle gioie, che ella ne rimase contenta.
La comare Veronica, come persona di alto affare, possedeva una villa circa mezzo miglio distante dalla città. Quivi certa festa di settembre, celebrata dai contadini delle circostanti campagne, se ne andò la bella Dianora accompagnata da madonna Lucrezia, per invigilare, secondo quello che ne disse la madre, che non vi fosse persona impropria; — e quivi prima dell'alba la comare Veronica, a grave pericolo della propria fama, e della gelosia di un ortolano, che sopra tutte le cose amabili al mondo amava la fantesca di casa, introdusse Ippolito Buondelmonti, appariscente, così ella affermava, quanto la stella del giorno.
La stella mattutina abbracciava ed era abbracciata dalla cortese comare, e poi si faceva a scintillare al balcone per vedere giungere la Dianora. Oh come palpitò quel cuore quando la scôrse di lontano porre il piè nel viale! Veronica le corse incontro alla porta del giardino, e le accennò il balcone. Ippolito si rallegrò nella idea che favellassero di lui, ma osservando il lieve sorriso della Dianora, e il non mutato sembiante, ebbe pensiero diverso. Infatti ella non lo aveva veduto, quantunque la comare con tale un suo sogghigno di mistero le avesse detto che le serbava un bel presente: ma la Dianora, fino a quel giorno accarezzata dalla comare a modo di bambinella, immaginò che fosse qualche masserizia, nè vi fece gran caso. Appena trapassava la desiata il limitare, Ippolito stimò che derivasse da lei ogni orma che gli pervenne agli orecchi. Quanta gran gioia era pensare che un sol tetto adesso accoglieva ambedue! Ma convenire nella medesima casa, e non potere aprirle la concetta passione, e ricercarla d'amore, e investigarla nell'anima, — quanto grave angoscia e miseria! Due o tre volte balzava udendo toccare l'usciale, ma sempre fu la comare che veniva a confortarlo di starsi con buon animo, e a dirgli che madonna Lucrezia gli avrebbe menato la Dianora dopo il pranzo, quando gli ospiti sarebbero iti a dormire. Di tutte le cose sconvenienti e mal fatte, parve ad Ippolito il desinare la peggiore, imperciocchè non sapeva immaginare come enti ragionevoli, i quali potevano cibarsi di un tozzo di pane e bere una coppa di vino per la via, e andare oltre a fare all'amore, consentissero sedersi lungo tempo a mensa per gustare questa o quell'altra delicatura. E le cerimonie! Dio sa per quanta ora quegli zotici villanzoni avrebbero trattenuto la Dianora co' rispetti, con le ballate, con le tresche loro! Certo tra essi non v'era amante nessuno, altrimenti avendo facoltà di vagare a solo a sola per le verdi pianure, non s'intendeva come se ne andassero così raccolti insieme. Non pertanto Ippolito professava altissima riconoscenza alla comare Veronica, e tentò pure di usar cortesia alla sua vivanda e al suo vino, così che dopo pranzo la sua virtù se ne sentì ristorata.
Ora riputiamo cosa necessaria avvertire il lettore che non debba giudicare dei tempi passati dai presenti. Fallo universale dei popoli fu sempre l'odiarsi, non l'amarsi; e se la nimistà e l'amore fossero un po' diversamente praticati da quello che facciamo noi, non occorrerebbero forse amanti meno innocenti, nè più burlevoli nimicizie. Dopo il pasto essendosi gli ospiti dispersi chi qua chi là, per dormire, la Dianora accompagnata dalla zia Veronica s'incontrò compresa di stupore nella medesima stanza con Ippolito, e in meno che volgono cinque minuti uno volse il capo da una parte, e la donzella dall'altra, — e questi tolse in mano un libro, e lo posò; quella si pose a guardare fuori della finestra, — ed ambedue arrossirono, e poi divennero bianchi, — e il gentiluomo si aggiustò il collare, e la gentil donzella le maniche; e le vecchie ristrettesi a bisbigliare in un canto della stanza di lì a poco li lasciarono soli. La vergine si mosse per seguirle, il giovine susurrò alcune parole che ella non intese, e che pure valsero a trattenerla, farle impallidire il volto, e correre alla finestra senza osare di guardarlo. Ippolito tentava accostarsele, e non poteva, e maravigliava del come fosse svanita la sua feroce impazienza; senonchè adesso ogni dimora riputava, ed era, piena di delizie. O letizia di questi momenti! O aurora soave di queste sensazioni! O dubbi non più dubbiosi! O speranza diventata certezza! O memoria che all'aspetto del giovane leggiadro, e della ritrosa verginella, mi ricordi la passata gioventù! O ore, perchè essendo voi cosa divina, non ci rendete immortali! Perchè non siamo rapiti in parte dove non possiamo venir meno, lasciando i mortali a dire di noi: — si amarono, e furono assunti al paradiso!
Una delle donne che legge. Signore scrittore, con questi suoi voti celestiali non rammenta in qual condizione abbia lasciato i giovani amanti?
Lo scrittore. Madama sì; ma non importa, credo, ch'io le insegni come due amanti desiderino starsene soli.
La donna. Ma, signor mio, qui si tratta di giovani italiani, i quali non sono tanto vergognosi come ella dice. Io penso quei suoi Fiorentini dopo essersi un cotal po' sogguardati, e poi abbracciati, e poi...
Lo scrittore.... corsi dietro alla zia per non rimaner soli. Madama, mi conceda dirle che ella prende errore. Gl'Italiani, uomini sono quanto altri mai sensibili e verecondi; nè la modestia sta confinata in Inghilterra, siccome pare ch'ella voglia credere.
La donna. Eh! giusto modestia: io voleva parlare di certa specie — non so s'ella m'intenda — di una sorte di energia irresistibile, la quale suole chiamarsi violenza nell'indole italiana.