VI.
Bartolommeo Canacci, figlio della prima moglie del defunto Giustino, aveva in quella sera fatto le sue solite prove alla osteria: si era inebriato, aveva giuocato e perduto, e alla fine, venuto a contesa co’ compagni, era successa una molto fiera baruffa, dove rovesciati i lumi, mandate sottosopra tavole e panche, infranti boccali e bicchieri, si erano dati in quel buio busse da indemoniati, per cui chi ne aveva riportata la testa rotta, chi la faccia pesta; e chi più chi meno, comparivano tutti malconci.
La stanchezza, e l’oste, che cacciatosi in mezzo allo sbaraglio con un bastone di sorbo picchiava per amore di pace a due mani sopra di tutti, aveva diviso, ed anche fino ad un certo punto rimesso d’accordo i combattenti, i quali ripresero a bere, e a giuocare, senonchè Bartolommeo essendo rimasto privo di danaro, e nessuno volendoglielo accomodare in prestanza sul giuoco, si consigliò andarsene a casa.
Giunto alla porta di strada, la trova aperta; le stanze terrene buie; ascende le scale, — solitudine, e silenzio; entra in sala, e vede, o piuttosto sente le finestre aperte, e l’acqua a suo bello agio allagare la stanza. Non sa cosa immaginare, sta come smemorato; quando allo improvviso un urto irresistibile con moto retroverso lo balestra a battere contro la opposta parete le spalle e la testa. Mentre si tasta la nuca per riscontrare se vi fosse avvenuta rottura, ode una voce, che in questo modo lo interroga:
“Che diamine! Oh che non ci vedete?...”
“È possibile, — perchè sono al buio; — e voi?”
“Ah! siete voi, Baccio?” — riprese il curato di Santo Ambrogio; ch’egli era appunto desso, e nell’uscire in fretta aveva investito il Canacci: — “sempre in volta... sempre ubbriaco... è tempo di mutar vita... di mettersi su l’uomo...”
“Con vostra reverenza parlando, io sento che mi riuscirebbe più facile mettermi sopra la bestia...”
“Tacete là... e pentitevi una volta... Non sapete dove vanno i beoni?” “Oh per questo lo so quanto voi... — e’ vanno dove ci ha vino buono.”
“All’inferno vanno, ov’è il fuoco penace, sciagurato che siete! Andate di là a pregare per l’anima di vostro padre, ch’è morto.”