“Come può essere questo, se oggi l’ho lasciato vivo?”

Il curato andò pei suoi uffici. Baccio camminando a sghembo, incrocicchiando le gambe, — a sdruccioloni, a balzelloni, senza però mai cadere, come tutto giorno vediamo avvenire agli ubbriachi, trova l’uscio della camera paterna, ed entra dentro.

— Ella era pure la sconcia sembianza quella di Bartolommeo Canacci! un non so che di abietto e di codardo ne formava il carattere principale; comecchè non esistesse ancora la scienza di Lavater, tu gli potevi leggere espressa nel volto la vocazione a tutti quei delitti che compongono la svariala famiglia delle truffe: orbo di un occhio; grigio l’altro, e stupidamente maligno: la testa verso la fronte compressa a modo di tutti gli animali della famiglia dei gatti; il naso immane prolungato a grifo di porco; gran parte del viso trivialmente pelosa a guisa di orangoutang, sicchè spesso solevano dirgli motteggiando — la parte meno trista del suo viso essere quella che non si vedeva: insomma cotesta sua sembianza presentava una enciclopedia di bestie carnivore, non senza una dose copiosissima di parte asinina. Usava per temperare così esosa bruttezza vestire bei panni di fogge eleganti; ma ciò era nulla: come il villano strigliando la rozza s’ingegna a farla apparire bella in fiera, e non vi riesce, così quei panni, che, usando una espressione del Berni diretta a Pietro Aretino,[14] gli piangevano addosso furfantati, per la ricercatezza loro facevano venire in mente ai conoscenti, più spesso di quello che in modo diverso non sarebbe avvenuto, come meglio gli sarebbero tornati alla persona abiti di colore troppo diverso, ma più vivace, più armonizzanti al corpo e all’anima di lui, e molto più meritati.

“Vecchio, buona sera! Costà fuori mi hanno detto che voi siete morto; questa cosa è vera? — Io non ci credo, se non la sento proprio da voi...”

E si accostava al letto sbirciando con l’occhio sano.

“Recipe due penne di gallo, e bruciagliele sotto al naso; — seu digli che il fattore è venute da Brozzi, e gli porta danaro, e vedrai come il vecchio sbuca dal letto.”

“Baccio,” disse una delle fantesche che in ginocchioni recitavano il rosario, “vostro padre è passato; ebbe Olio santo, e tutto... pregate per lui!”

“Se il vecchio è morto, non lo ha strozzato la balia: — vedete, io che pure ho i miei anni, l’ho conosciuto sempre più vecchio di me; a fine di conto ha campato anche troppo.”

“Domine aiutaci!” gridarono le fantesche facendosi delle mani croce sul petto...”senti come bestemmia il rinnegato!”

“Streghe! se non tacete, io vi mando a far lume all’anima del morto, o su o giù, dove le torna comodo di andare; — sicchè è meglio che me n’esca di casa. E poi il dolore mi affoga: torno all’osteria a divagarmi, e per vedere se io mi potessi rifare. — Voi, intanto che io prendo qualche soldo, tenetelo sodo, — che non mi abbia a resuscitare.”