Ma il tratto alla bilancia lo diede sempre, secondo il solito, non il consultare dei Padri, bensì il tumulto, e per questa volta nè manco cittadinesco, bensì straniero: chè gli Svizzeri, lasciati dal vicario del re a custodia del palazzo, dubitando, che se il Fregoso entrava in città per isforzo di armi sarebbero stati messi a pezzi, vennero a patto con lui, e gli aprirono le porte: poi procedendo più oltre gli offersero in compra la fede e il sangue loro, ed egli comprò fede e sangue svizzeri tutto a taccio pel prezzo di dodicimila ducati. Queste cose facevano gli Svizzeri allora, e tuttavia fanno e reggonsi a repubblica, sicchè, loro mercede, dubitano parecchi che sotto veruna forma di reggimento la stirpe umana possa condursi a vivere in pace e in dignità.

Giano Fregoso eletto doge creò in quel torno Andrea Doria prefetto dell'armata, capitano di terra che era stato fin lì; egli contava allora quarantasei anni, e sarà sempre mirabile, quanto di onore per Andrea, pensare come in età così avanzata mutasse abito di milizia riuscendo a salire per le faccende marinaresche in fama due cotanti più gloriosa, che nelle terrestri. Ora il Doge, attendendo ad assodarsi nel principato, deliberò espugnare le fortezze: del Castelletto venne a capo in breve un po' per virtù di palle e molto di scudi: dicono, il Castellano dopo alquanto di mostra di difesa per parere, lo rendesse mediante lo ingoffo di dodicimila ducati.

Osso più duro a rodere presentava la Briglia, che, fabbricata su di una roccia, si teneva soggetta Genova: da tre parti la circuiva il mare; a tramontana stava attaccata al lembo di una rupe irta di scogli: volerla superare a forza di arme compariva folle al pari che vano; si disposero a vincerla con la fame. Niccolò Doria, capitano generale del naviglio di Genova, la vigilava solertissimo dalla parte del mare, impedendo che veruna nave venuta di Provenza scivolasse a soccorrerla; ma il re di Francia, che a ragione faceva assegnamento grande sopra cotesto valido arnese di guerra, statuì ad ogni modo sovvenirla. Allestita segretamente a questo scopo una grossa nave, la commise alla condotta di un audacissimo provenzale, di cui la storia a torto tace il nome, al quale bastò l'animo, finta bandiera, di attraversare con essa l'armata genovese e girsene a rifornire la fortezza di munizioni così da guerra come da bocca. La salvò l'audacia, e nulla eccetto l'audacia poteva salvarla; lasciata facilmente passare, la nave accennò volere con diritto corso andare a surgere in porto, quando di un tratto girato il timone, tra il fulminare delle artiglierie dei nemici, tardi accorti dello inganno, si aggrappava agli scogli sottostanti alla fortezza.

Per questo fatto la città venne a sentire inestimabile angustia, però che non le paresse essere libera se non le si toglieva quel calcio di gola. Allora Andrea, raccolta una squadra di uomini usi a mettere allo sbaraglio la vita, e scelto altresì tra molti un legno sparvierato, di cui, come si legge, era padrone Emanuele Cavallo, si accinse a rinnovare uno di quei gesti, i quali, soperchiando l'ordinario ardimento degli uomini, soglionsi chiamare eroici; e siccome prevedeva, che molti sarebbero stati i morti, così prima di entrare nella mischia egli ordinò ad alcuni fidatissimi suoi, che li buttassero in mare, affinchè i superstiti non si sbigottissero. Munito di provvedimenti siffatti, e secondandolo il vento, si spinse a piene vele contro la nave nemica, epperò proprio sotto le batterie dei Francesi; non curato lo sfolgorare dei cannoni e dei moschetti, all'improvviso diè volta cacciandosi tra la nave e la fortezza; giunto a un pelo dagli scogli dove la nave stava raccomandata, la uncina, e con supremo sforzo la tira alla spiaggia di San Piero di Arena. Molti pur troppo, secondo il presagio di Andrea, si ebbero a lamentare morti, e per poco stette ch'ei non rimanesse fra questi, percosso malamente da una scheggia nel petto, e fu ventura, che a forma degli ordini suoi non lo gittassero via, imperciocchè lunga pezza lo tennero ito, nè ripigliò i sensi prima, che il gesto fosse stato interamente condotto a fine. Siccome Emanuele Cavallo prese il comando della nave subito dopo il caso avvenuto al Doria, impedendo che l'audacissima impresa sinistrasse, così non mancarono storici, che tutto il merito attribuissero a lui; e poichè la gloria non sia cosa, la quale per largirsi ad uno si deva togliere all'altro, giustizia vuole, che il Cavallo popolano e il Doria patrizio si abbiano a giudicare in virtù di cotesto fatto parimente gloriosi. E fu in simile congiuntura che accadde l'altra prova del giovane Benedetto Giustiniano, il quale, avendo avvertito come il capitano della nave nemica tuffatosi in mare tentasse sottrarsi notando, egli, spiccato un salto dal ponte, gli si cacciò dietro con tanta furia, che di corto ghermitolo pel collo, se lo trasse dietro prigione. Audace e pertinace sangue è il ligure e in onta ai tempi e agli uomini non passò secolo, che non ne porgesse buona testimonianza; Colombo, i Doria, Spinola, Balilla, Pittamuli, Garibaldi e gl'imperterriti che lo seguitarono sopra la terra sicula, più oscuri di lui, non però meno benemeriti della patria, sono manifestazioni diverse di un medesimo spirito; tra questi metto Giuseppe Mazzini indomato cultore di libertà: oggi il volgo di ogni maniera, ma più il patrizio, gli bandisce la croce addosso; non importa, e' muterà in breve; dove non mutasse, la verità è una, ed io detto, libero, liberissime storie, non pagato diarii, infamia del secolo.

La lunga vita di Andrea Doria comparisce quasi un filo della trama storica del secolo decimosesto, nè si potrebbe raccontare utilmente là dove non si desse contezza dei fatti ai quali s'innesta, se non che, favellando dei casi dell'uomo, a noi conviene mutare le parti facendo servire la storia d'Italia come di filo nella trama della vita del Doria.

Laonde qui si accenna come Francia, acerbamente comportando vedersi sbassata in Italia, si accorda negoziando con la Spagna e con la Svizzera comprando; con Venezia mette pratica: la morte, che taglia a mezzo nella gola di Giulio II il grido: fuori i barbari! cui egli ci aveva altra volta chiamato, ne agevola i disegni, e, poi che in questo modo ebbe ammannito il terreno, manda Giangiacomo Trivulzio, e la Tremoglia a riconquistare le terre perdute. E' sembra, almanco per lo sperimento che ne abbiamo fatto fin qui, come la fortuna ordinasse, si possano i Francesi di leggieri allargarsi nella Italia, ma a patto ch'essi devano con pari agevolezza abbandonarla. Ormai al duca di Milano non avanzava altra terra, eccetto Novara, di funesta memoria, pel tradimento svizzero ai danni di Lodovico suo padre. Adesso il medesimo luogo, i medesimi Svizzeri, da un lato, i medesimi Francesi dall'altro, empivano l'animo dello Sforza di trepidazione; quello dei regii di baldanza: anzi la Tremoglia assicurava spacciatamente il re, avrebbe fatto prigione il figliuolo, per lo appunto colà dove tredici anni prima avevano preso il padre.

Per queste vicende gli umori non quietavano a Genova, ma era da credersi che non avrebbono rotto, se i fratelli del Doge, sospettando di Girolamo Fiesco, non lo avessero ammazzato alla traditora; quale l'animo dei Fieschi e dei consorti Adorni per questo omicidio non importa dire; accorsero alle castella loro, e, cavatane la gente alla rinfusa, si avventarono contro il Doge. I Genovesi non si mossero; Fregosi, Fieschi e Adorni acciuffaronsi; quegli rimase vinto, questi, vincitori, entrarono in città; e i Genovesi sempre stettero a vedere, imperciocchè avessero preso in uggia per la mala signoria, e pel truce omicidio, i Fregoso, e dagli Adorni e Fregosi come parziali della Francia aborrissero.

Niccolò Doria capitano generale e Andrea prefetto del porto, considerando che il serbarsi interi sul mare approdava alla patria molto, e moltissimo a loro, scansata la flotta regia, si ridussero con le galere della Repubblica alla Spezia, aspettando gli eventi; i quali oltre alla aspettazione loro riuscirono prosperi, imperciocchè paia che, come ai polsi, così avvenga alle coscienze degli uomini, voglio dire sieno intermittenti: di vero quei dessi Svizzeri che tradirono il padre, ora combattono ferocissimamente pel figliuolo. La fortuna di Francia giacque sui campi di Novara, e al maresciallo Triulzio, combattendo per gli stranieri, toccò l'onta della disfatta nei poderi paterni della Riotta. Gl'Italiani non ricordano battaglia più micidiale, nè i Francesi ne soffersero mai più vergognosa di questa: i morti sommarono a dodicimila, altri affermano più; gittarono via le armi per paura; non uno dei fuggenti francesi valicò la Sesia conservata la spada. Questa vicenda alterna di disdette e di fortune pare che la Provvidenza mandi a tutti i popoli, perchè si ricordino che a veruno è concesso farsi perpetuamente oppressore dell'altro; ma la lezione frutta poco con tutti, massime co' Francesi, che, felici, non ci pensano, infelici sì, ma allora non giova. Quanto a civiltà ci consumiamo troppo ad esaltarla con le parole, perchè ci rimanga animo di praticarla coi fatti.

Per questi rivolgimenti le cose degli Adorni e dei Fieschi declinando, tornarono a rifiorire quelle dei Fregosi e dei Doria. La lega mise Ottaviano Fregoso doge a Genova, ma escluse Giano perchè esoso all'universale. Taluni storici affermarono Ottaviano generosissimo uomo, altri gli danno taccia di sospettoso; tuttavia maggiori riscontri ci persuadono la bontà di lui, ed anco la tradizione li conferma; e poi il sospetto negli uomini di Stato non si può reputare vizio: fatto sta, ch'egli da prima prepose Giano al governo di Savona, ma ragguagliato poi come costui, inuzzolito dell'antico comando, tentasse ridurre tirannicamente le cose della città in sue mani per suscitare tumulti a Genova (e si dice altresì, ch'ei venisse in cognizione di certa pratica tra Giano, gli Adorni e i Fieschi ordita ai danni suoi), ordinò lo sostenessero; se non che egli che stava su l'avvisato, avendone preso fumo, salito subito sopra un brigantino, si salvò.

Adesso il Papa e i principi cristiani volsero la mente a tal fatto, che avrebbe dovuto restarsi sempre in cima dei loro pensieri, e questo era la pirateria con la quale i Turchi, condottisi ad abitare le coste dell'Affrica, avevano reso il Mediterraneo infame, peggio che non è una selva infestata da assassini, e nabissavano le sponde disertando i paesi, le sostanze arraffando e gli abitatori promiscuamente: onde, dopo parecchie pratiche, trovatisi all'ultimo d'accordo, impresero la guerra dei pirati con diciotto galee, nove del Papa, di Genova e di Francia, e nove fornite da privati, e ne commisero il comando a Federigo Fregoso, arcivescovo di Palermo, fratello del Doge: coll'Arcivescovo andò Andrea. Donde accadde che, mentre il grosso dell'armata condotto dal Fregoso non faceva frutto o poco, imperciocchè dalla scorreria su le coste dell'Affrica in fuori non ne ritrassero altro, che il ricupero di qualche schiavo e di un corpo di galera predato l'anno antecedente ai Genovesi, Andrea con una squadra staccata proseguendo con ardore pari la gloria e il guadagno, pigliò ai pirati due galeotte e quattro brigantini. L'arcivescovo, punto da invidia, allora si adoperò perchè il Senato togliesse al Doria l'ufficio di prefetto del porto, nè questo venendogli fatto di conseguire, egli lo licenziò dalla condotta delle sue galee; ma gli amici di Andrea, operando in essi l'amicizia ad un punto e l'accerto del buon negozio, misero insieme danari, co' quali comperarono quattro galere per Andrea, ed egli n'empì due di schiavi, onde chiamaronsi forzate, e due di gente proffertasi a soldo; da ciò il nome di buona voglia, che, entrato come sostantivo nella lingua con diversa significazione, indica, che se uomo non è galeotto, ci manca poco. Il Senato poi, non solo confermava Andrea nello ufficio di prefetto del porto, ma pigliava altresì al suo servizio le quattro galee del Doria, assegnandogli stipendio sottilissimo, con facoltà di sopperire al mancamento corseggiando, e s'intendeva contro ai Turchi, ma se veramente fossero sempre Turchi coloro che Andrea e gli altri Genovesi predarono prima o poi, od anche in quei medesimi tempi, la è una faccenda seria a chiarirsi, nè forse eglino stessi l'arieno potuto, così di colta, deciferare.