Narrano che sinistri presagi in quel dì lo funestassero, ed in tempi nei quali Re, Imperatori, e lo stesso Papa tenevano astrologhi in Corte, ai presagi di cui o speravano o impaurivano, non sarà maraviglia se anco il volgo ci prestasse fede. Tali si estimarono certi corvi con pertinacia precorrenti al suo cavallo, e lo incespicare di questo così, che quasi con le ginocchia toccò terra; però se la impresa fosse ita a bene non sarebbero mancati gli augurii felici; non è tuttavia da tacersi, che il cane, quantunque messo a catena, quando ei passò pel cortile, gli si posse traverso le gambe impetuoso in modo, che s'egli era men pronto ad appuntellare la punta della spada per terra stramazzava; ond'ebbe a dire: Dio ce la mandi buona! Il Sacco, che gli procedeva a lato, soggiunse: — non vi turbate per tanto; fate come i Romani che interpretavano gli augurii a comodo loro. — Ma spesso con danno — concluse il Conte e tirò innanzi.

Anco su la via che tenne, gli scrittori discordano; messi a confronto ed esaminati i luoghi, parmi più verosimile questa, che il Conte, dopo avere mandato il Verrina al ponte dei Cattanei per isferrarvi la galea, e accostarla bel bello alla bocca della Darsena, si conducesse un'ora prima della mezzanotte all'antica porta di Sant'Andrea assieme a tutta la comitiva. Quelli cui preme far credere, che Gianluigi traesse a forza i congiurati, danno ad intendere, ch'egli ordinasse con voce terribile si uccidesse senza rimissione chiunque si attentasse uscire di schiera; la quale cosa come potesse conoscersi di notte per cotesto laberinto di vicoli non si comprende, e meno ancora come per lui si sperasse riuscire in così arrisicata avventura con questa razza compagni. Da Santo Andrea Gianluigi spedì Cornelio con cinquanta fanti a pigliare la porta all'Arco, e ciò fu presto eseguito; due o tre guardie uccise, alcune più ferite. Presa la porta ed avutane notizia per Prione, e San Donato dopo traversata la piazza dei Salvaghi, il Conte arrivò al ponte dei Cattanei; quivi commise al minor fratello Ottobuono Fiesco, e al Calcagno una squadra maggiore di soldati, perchè con essa pel borgo a Prè si affrettassero a impadronirsi della porta di San Tommaso all'altro estremo della città: anco qui la faccenda riuscì a pennello, sebbene con alquanto più di resistenza, chè il capitano Lercaro non si arrese se prima gravemente ferito non lo atterrarono, restandoci morto il suo fratello, l'alfiere con una diecina di soldati. Aveva la città in quei tempi altre tre porte, ed erano la Carbonara, dell'Acquasola, e di Oricina; ma a queste, come di poca importanza, non provvidero.

Intanto Gianluigi, notando con inquietudine che la galea non si moveva, chiesta la causa, seppe essersi incagliata: adoperandoci sforzi supremi, dopo mezz'ora la trassero d'impaccio, avviandola verso la bocca di Darsena.

Gianluigi, disegnando assalire la Darsena dalla parte di terra e al medesimo momento dalla parte di mare, aveva pensato che la galea, giunta appena a mettersi dietro la Darsena, desse il segno con una cannonata: poi si rimase per non ispaventare la città; bensì, fatto il conto del tempo, quando gli parve ora, spedì innanzi a sè Tommaso Assereto, per soprannome Verze, con alquanti dei più maneschi, a torre su se potesse la porta di Darsena per via di astuzia; tosto giunto il Verze picchia; domandato qual fosse, dice il nome; lo riconoscono, e comecchè lo sapessero uomo di Giannettino, gli schiudono alquanto la imposta: troppo impetuoso costui si avventa per occupare la soglia dando adito ai custodi di sospettare la insidia e richiuderla a furia; allora lui e i suoi piglia lo sgomento; onde correndo portano male nuove a Gianluigi. I congiurati, tra pel primo intoppo della galea, e quel secondo della porta, temendo che si abbuiassero le cose, cominciano a balenare; ma alquanto ripresili il Conte, senza punto smarrirsi, ordina al capitano Borgognino salga con la sua squadra certi legni con somma previdenza da lui fatti ammannire, assalti e rompa dal lato del mare la porta della gabella del vino, e con rapidi accenti gliene mostra il modo per lo appunto; il Capitano come gli fu insegnato fece, sicchè, ferendo ed ammazzando alla sprovvista i custodi, molto lievemente compì il comando. Irrompono i soldati del Conte ad un medesimo punto in Darsena dalla porta del vino e dalla galea: qui con mirabile prestezza ordinata la gente in manipoli, ci mette a capo l'altro fratello Girolamo perchè corra la città col grido di popolo, popolo, e libertà, menando rumore di pifferi, e di tamburi; dato assetto alle galee lo raggiungerebbe; la posta a San Siro. Cotesta faccenda delle galee s'intristiva, imperciocchè la maestranza della Darsena, e la plebe uscita dai borghi circostanti, massime da quella di Prè (che non volle in cotesta occasione far torto al nome, significando appunto in dialetto genovese Prede), facevano le viste di volerle mettere a ruba: anco le ciurme, accortesi correre stagione di pescare nel torbido, bollivano; nello indugio pericolo, però Gianluigi si mise a cacciare dinanzi a sè quanti gli stavano attorno, perchè, saliti su le galee, subito le presidiassero, ed egli dietro, passando di galea in galea, qui dava secondo la congiuntura consigli, là comandi. In questo punto la fortuna gli troncava i disegni e la vita; le galee, a cagione delle onde per cotesto trambusto commosse, mareggiavano ora accostandosi ed ora scostandosi, così che, mentre Gianluigi mette il piede sopra un assito, gli manca sotto, ed egli tracolla giù in un fascio con gli altri che lo seguitavano. Splendeva limpidissima la luna, ma la gente agitata dai moti scomposti, dal frastuono, che intorno si levava infinito, e più che altro dalla ansietà, non avvertì la caduta; forse anco avvertendola non l'avrebbero potuto salvare; sicchè vuolsi credere, che cause della sua morte fossero meno il peso dell'armatura, e la melma dentro la quale lo trovarono impegolato, quanto la percossa dei tre soldati, che gli rovinarono addosso, e rinvennero morti accanto a lui.

Difficile affermare se, lui vivo, si sarebbe potuto impedire il sacco delle galee, e la fuga delle ciurme, chè le umane belve sperimentiamo terribili se punte nel medesimo istante dai supremi aculei, amore di rapina, e di libertà: certo è che, lui morto, andò ogni cosa a fascio; la cupidità della plebe giunse a tale, che di venti galee, in poco di ora, dalla scafa in fuori non ci rimase altro: se presto non veniva giorno avrieno disfatto anco questa. Di due maniere galeotti, una peggiore dell'altra: i forzati per delitti commessi dannati al remo, e i Turchi presi schiavi; pareva dovesse essere pari in entrambi la brama di libertà e di rapina; ma non fu così; prevalse l'amore della libertà negli schiavi fatti in guerra, ond'essi attesero a rompere le catene, ed impadronitisi della galea la Temperanza, naviglio destinato a strane venture, con grande furia di remi volsero alle coste dell'Affrica; più tardi gl'inseguirono due galee spagnuole condotte da Bernardino Mendoza, ma invano; se la Temperanza sboccasse dalla Darsena prima che si partisse il Verrina, non trovo; forse in tanto e sì fiero avvolgersi di casi, o non avvertì o non potè impedire; trovo eziandio ricordato che le due galee spagnuole del Mendoza surgessero in porto (luogo diverso della Darsena), ma mi capacita poco, dacchè se costui si fosse trovato presente al caso del Fiesco, spontaneo o richiesto avrebbe fatto opera efficace; mentre veruno storico rammenta ch'egli in cotesta congiuntura si mostrasse vivo, parmi pur ragionevole supporre, che in qualche non lontano porto della riviera stanziassero.

Gli altri galeotti servi della pena, chi sì, chi no, rotti i ceppi, trassero nella città dove pure scorrazzava la plebe. Di questi si riagguantò la massima parte, scontando poche ore di male usata libertà, con molti anni di pena meritamente inasprita.

Intanto le grida diverse e terribili, che urlava il popolo; qui libertà, lì Francia; altrove Gatto, Gatto, e più che tutto Fiesco, lo strepito delle armi, il suono dei tamburi, e dei pifferi, lo strascinio delle catene, si può immaginare se empissero il cuore a molti di spavento: dei vecchi nobili, e dei mercanti grassi non si parla nè manco: chi si asserragliava in casa tutto avvilito, chi dalla disperazione cavava ardimento, taluno per gli oscuri vicoli fuggiva; le altre moltiplici immagini di terrore finga chi legge, che me preme debito di sobrietà: pure questo mi giovi notare, esempio non ignobile dello strazio della fortuna: mentre tutta la città echeggia col nome del Fiesco, e sembra ormai accertata la impresa, ecco il Conte dibattendosi nel pantano trae l'ultimo fiato.

Madonna Peretta (moglie di Andrea), destatasi, porgeva mente allo strepito, e sembrandole troppo maggiore di quello che faccia una galea quando leva l'àncora, sveglia Giannettino, partecipandogli le sue apprensioni: questi, dopo porto ascolto, viene nel medesimo avviso, molto più che restava stabilito la partenza della galea si facesse quanto più si poteva di cheto per iscansare querele dallo Imperatore e dal Turco; pure non gli cadde in pensiero alcun sospetto, onde gittatasi addosso una veste marinaresca, senza più compagnia, che di un paggio solo, il quale lo precedeva con la torcia, s'incamminò alla porta di San Tommaso per pigliare lingua di quanto accadesse: qui giunto chiamò il Lercaro; conosciuto da quei di dentro alla voce, aprirongli la imposta; quivi entrato gli si fece incontro Agostino Bigellotti da Barga con lo archibugio in mano, dal quale non si badando Giannettino, come quello ch'era soldato della guardia di Genova, costui potè spararglielo a brucia pelo nel petto.

E qui cade in acconcio discorrere se Gianluigi, come pur troppo lo accusano parecchi, fosse assetato del sangue altrui; in ispecie di quello dei Doria. Anzi taluno dei tristi piaggiatori della fortuna ardisce affermare come cosa vera, che a certo patrizio, il quale nel calare giù da Carignano in città gli domandava se avessero ad ammazzare tutti i nobili vecchi, cocendo a lui potere mettere in salvo qualche suo consorte, egli rispondesse: — tutti, cominciando dai miei parenti, imperciocchè, se si principia a fare eccezione, chi vorrà cavare fuori l'uno, chi l'altro, e a questo modo non ammazzeremo alcuno. —

Certo che simili rivolgimenti possano condursi a fine senza sangue, arduo è che uomo creda, e forse meno degli altri lo credeva il Conte, ma tra levare di mezzo chi contrasta, e spegnere chi cede, corre divario grande; quella è necessità, questa talento di sangue; guerra la prima, la seconda beccheria. Però indizio della bontà dell'animo di lui tu lo hai nell'essersi egli astenuto di commettere ad Ottobuono, che ammazzasse il capitano Sebastiano Lercaro, custode della porta di San Tommaso, il quale sapeva essersi preso il carico di ammazzarlo, e posto eziandio che così egli non credesse, è sicuro, che egli desiderava di farlo credere altrui; adesso pei feroci ciò somministra anco troppo argomento di offendere, consapevoli come pel comune degli uomini la vendetta faccia prova della ingiuria nei privati, e nel pubblico la pena attesti il delitto: ad ogni modo riputavano il Lercaro, ed era, lancia del Doria; onde spegnere uomo devoto e prode poteva parere ben fatto. Nè anco i più ostili a Gianluigi possono negare, ch'egli non solo ordinasse, mai sì espressamente proibisse di assaltare il palazzo di Andrea: questo poi non gli attribuiscono a bontà, all'opposto a cupidigia; chè le robe dei Doria desiderando intere per sè, non voleva le rubassero i soldati, e a provvidenza astuta temendo che nel saccheggio la gente di Ottobuono si sbandasse, lasciata senza presidio la porta; riserbandolo a farlo con maggiore agio più tardi; od anco a peritanza; anzi havvi perfino chi attesta, che, morto Giannettino, tanto assalse gli uccisori lo spavento, che rimasero lì come impietriti, il quale indugio fu causa che il vecchio Andrea si salvasse. Così fatte asserzioni non meritano seria disamina, perchè o affermano cose inverosimili, o riposti concetti dell'animo a cui non corrispondono i successi: a chiunque abbia fiore di senno apparirà come dal Conte si desiderasse, che i Doria ponessersi in salvo: aperte a loro le vie della terra, e del mare; nè da presumersi che in tanta vicinanza della città o da per sè stessi, o da qualche loro fidato non fossero avvertiti: di vero indi a breve Luigi Giulia preposto alla fregata del Doria, che vigilava il porto, venne a dargli notizia del caso, e Giannettino andò proprio a mettersi in mano alla morte; nè sarà fuggito all'attenzione del lettore come lui uccidesse non già lancia e cagnotto del Fiesco, bensì un soldato della guardia di Genova, forse per isgararsi di qualche ruggine antica.