[12.] Da una lettera di Gianluigi Fiesco al duca di Piacenza del 17 aprile 1546 si ricava: «essere venuto di certo Giannettino dove a suo giudizio deve averlo disservito presso l'Imperatore, perchè il principe Doria gli ha partecipato la maraviglia di Cesare per l'acquisto delle galere senza sua licenza, e il divieto di mandare la quarta in corso, e tutto ciò perchè non possono patire ch'ei sia servo del Duca, e lo insidiano per recargli danno.»

[13.] Fed. Federici. Della famiglia Fiesco, Genova, Faroni.

[14.] Veramente nella vita di Cosimo scritta dal Cini trovo, che da lui furono date prove più splendide di devozione: — «il duca al primo avviso ha spedito quattro colonnelli, Otto da Montauto, Chiappino Vitelli, Giordano Orsino, e Lucantonio Luppano per soldare 4000 fanti scelti; e già avendone la metà imbarcati con la reputazione di quelle armi e con la offerta di maggiori forze, bisognando, fu non piccola cagione di spaventare i Napoletani dal persistere nella quasi cominciata ribellione.» — Lib. III, pag. 149. Giunti.

[15.] «Saturnus genitor dominus ab Jove receptus tibi annos pollicetur 70 vel circiter... mors tua erit naturalis, sed proveniet ex nimia humorum ubertate, seu catharrali suffocatione ob nimium coitum post crapulam. — Luna cum nodom eridiano in signo Scorpii praecavendum admonet, ne in scabiem gallicam dilabaris. Eris ad venereas illecebras solito proclivior. — Ad quamlibet venerem solito proclivior. — Venus tibi gaudia et corporis salubritatem solito robustiorem pollicetur, dummodo nimiam bibitionem, crapulam crebram, sive nimium coitum effugias — ne in alterationem incidas, aut gonoream, idest humani seminis effusionem, et cruciatus renales, cum aliquali dolore podagrico.»

[16.] La lettera è del 14 gennaio 1540; si conserva nello Archivio mediceo, filza I, in sesto 1540, — nè manco voglio lassar di contarvi uno amorazzo nuovo, che come sapete venendo trionfalmente il reverendissimo Ferrara in qua, et essendo di un paese che produce assai belli figliuoli, fra li altri Sua Signoria ne menò seco uno che alli occhi del nostro illustrissimo signore Duca di Castro li sia, et è piaciuto extremamente di modo chil povero signore non trovava posa. Deliberato sua Excellentia sfogar questo suo appetito desiderato, provò con imbasciate, e mezzani di vedere, se e possiva ridurre il giovane alla sua voglia, e veduto la obstinatione del giovane, quale dubitando non l'intervenissi ad lui come le intervenuto a molti altri, e quasi alla più parte, e forse informato et advertito del tutto, mai ha volsuto acconsentire, dimodo che entrata Sua Excellentia, spinto dal furore di Cupido, in gran collera si diliberò in ogni evento di haverlo et appostato chil praticava in casa di non so che signora, insieme con certi sua fidati li dette la battaglia alla casa, e così entrato, il buon giovane veduto non haveva rimedio si lassò calare da una finestra, e così scampò la furia per quella volta. In altra fiata se li messe dietro e così dandoli la caccia si fuggì il povero figliuolo in casa di certi mercanti genovesi, dove che temendo ancora la caccia dietro prese per expediente più presto volere morire di cascata, che come il povero vescovo di Fano, e così di nuovo arripuit fugam e si gittò a terra di un'altra finestra, e scampato il pericolo se ne tornò a casa mezzo morto, e di nuovo sapendo il comandamento che aveva ordinato a circa quaranta persone, che lo pigliassino, e li fossi condotto per forza lo conferì al Cardinale suo, quale lho ha mandato in Lombardia per poste, e certo ne stato biasimato, che doveva pur fare compiacere un tanto Signore se Cupido lho aveva preso, e non fare che sia ito allo stato come disperato.

Questo tratto di lettera si legge in nota a pag. 263 della Guerra degli Spagnuoli contro Papa Paolo IV del Nores, pubblicata per cura di L. Scarabelli. Dopo ciò sembra, che non abbiano valore di sorta le avvertenze scritte dal signor Arbib nella edizione per lui fatta a Firenze delle Storie del Varchi intorno al caso di Cosimo Gheri.

[17.] Lettera di F. Gonzaga al suo segretario Natale Musi.

[18.] Lettera del medesimo: del 6 maggio 1547.

[19.] Giorno uziaco, ovvero oziaco, vale malurioso, e infausto; gli è corruzione di egiziaco; il Varchi afferma essere voce di volgo florentino, lib. II della Storia fior.; pure per tale non si registra dal Vocabolario della Crusca, e occorre adoperata da forbiti scrittori.

[20.] Nella lettera scritta dal Mendozza oratore di Cesare a Roma il 18 Settembre 1547 si legge: «gastò la mayor parte del tempo en contar suas felicidades per compararse a Tiberio imperador.» Tra le favole dei presagi che annunziarono la morte di Pierluigi, registro anco questa: un buffone, si dice, averlo consigliato di guardarsi da Plac; volendo indicare prima il luogo dove sarebbe accaduta la strage, dacchè su le monete del Duca Piacenza con parola latina abbreviata si segnasse Plac; e poi i nomi dei congiurati con la lettera iniziale che gl'incomincia, perocchè si chiamassero Pallavicino, Landi, Anguissola e Confalonieri. In questa medesima maniera gli oziosi formarono la Cabal consorteria, che governò la Inghilterra dopo la caduta del Clarendon traendola dalle iniziali dei cinque ministri Clifford, Arlington, Bukingam, Ashley, Lauderdale; e i Gesuiti di trastulli solenni inventori composero Prope, sigla comprensiva la gran riforma, e l'avviamento della loro vita propria su la via del paradiso Povertà, Ritiro, Orazione, Penitenza, Esami, come si legge nella vita del padre Segneri, la quale regola però non fece ostacolo a cotesto buon gesuita, come si ricava dalle sue lettere, di chiedere al granduca Cosimo ottimo vino, e di accettare da lui e dal Papa casse di cioccolatte, e conserve preziose, e bacili di ortolani e trote di libbre 25 l'una, ed altre coserelle per cui i gesuiti, che se ne intendono, dicono, che chi fa buona vita fa buona morte.