Sed data sunt jussu præmia sicariis.

Tres sunt heredes: Dux, Margheretha, gemelli.

Hunc socer, hanc genitor, hos spoliavit avus.»

Nolente Cesare si trucida l'eroe Farnese: volente poi si danno premii ai sicari; tre sono gli eredi, il duca, Margherita, e i gemelli; quello il suocero, questa il padre, e questi altri spoglia il nonno.

[29.] Lettere dell'Annibal Caro scritte a nome del Cardinale Farnese.

[30.] Compertum habemus Ferdinandum esse auctorem.

[31.] Il felicissimo (notisi che appena salpò da Rosas lo assalse la fortuna di mare) «viage del Principe Don Phelipe desde Espana â sus Tierras de la Baja Alemania.»

[32.] E' fu per comandamento espresso dello Imperatore Carlo V, che Filippo cominciò in questo suo viaggio a banchettare in pubblico con fasto asiatico, e circondato da cantanti e sonatori. Quale fosse lo impulso per tali esempi dato al costume italiano si cava da questo: certo contadino, visto passare un uomo gallonato con arnesi coperti da mantellina di seta cremisi, in compagnia di quattro staffieri, che portavano torce di cera bianca accese, si genuflesse pensando fosse il SS. Sacramento; e s'ingannava, era lo stufato che portavano in tavola a Gabrio Serbelloni governatore di Milano.

[33.] Però alle femmine donò da magnifico signore: alla moglie del governatore di Milano un anello di diamanti del valsente di 5000 ducati e alla sua figliuola una collana di rubini di 3000.

[34.] Però non sarà male mettere qui in nota l'acconciamento della casa di Andrea, non fosse altro, per chiarire la magnificenza sua e i costumi del tempo: «la stanza dove il Principe alloggiò haveva una gran sala apparata di ricchissimi arazzi di oro e di argento e dove si vedevano con maraviglioso ingegno lavorate e tessute tutte le favole, che i Poeti fingono di Giove. Vi era un baldacchino di velluto pagonazzo con frange di oro, in mezzo al quale si vedeva lo scudo imperiale con le armi regali ricamate di oro e di argento. Più indietro vi era un'anticamera, e camera, e retrocamera acconce et ornate maravigliosamente, alcune di ricchissimi panni di broccato di oro, altre di tela di oro e di argento, et di velluto a liste, co' letti forniti del medesimo. Tutto lo apparato della casa, in ogni banda che si entrava, era degno di ammiratione. La stanza dove albergò il duca di Alva era anch'essa parata di ricchissimi arazzi di oro e di tela, con letti forniti del medesimo, con molte sedie ricchissime di appoggio fornite alla spagnuola di velluto cremisino con borchie e frange di oro; et di questo modo stesso erano parate le stanze di don Antonio di Toledo e di don Antonio di Rogias. Si vedevano quelle stanze con tanto bell'ordine e ricchezza parate, che non arebbono potuto tenere più anticamente quei grandi Principi degli Assiri e dei Persi. Si vedeva più la grandezza et magnificenzia del principe Doria nel grande apparato per servire et ricreare il Principe, e dar piacere alla Sua corte, e nel bell'ordine che in servire la tavola di Sua Altezza aveva provveduto; imperciocchè non volle che in casa sua si portasse nulla di fuori eccetto quello, ch'egli aveva tanto magnificamente ordinato. Fece anco tavola al Duca di Alva splendidissima, et a tutti quelli ch'erano alloggiati in palazzo, con tanto silenzio et ordine, che non si sentiva pure uomo di quelli che a ciò attendevano, ma che pareva, che il servizio si facesse da sè come favolosamente si legge, che si servivano le tavole per incanto. Di questa maniera fu servito il Principe tutto il tempo che fu in Genova che fu quindici dì. Si fecero dinanzi al palazzo molte feste et giuochi sì di fuochi come di altre maniere spassi et di grande inventione et ingegno, e fra le altre cose si vedeva la figura e rotondità del mondo a modo di un globo dinanzi il palazzo con una corona d'oro sopra, dal quale, sempre che alcun principe o gran signore entrava in palazzo, uscivano tante rocchette con tanto rumore, che pareva si sparasse l'artiglieria...» Così lo Ulloa spagnuolo cortese nel l. IV della Vita di Carlo V, il quale continuando nella sua cortesia per piacere alle donne genovesi scrive, che quando Filippo entrò in Genova: «per le finestre si vedevano molte e bellissime donne, che naturalmente in quella città avanzano tutte le altre donne di bellezza,» e più oltre: «ch'egli andava andagio, di che oltre la gran moltitudine di gente n'era cagione la somma bellezza e gentilezza delle molte donne riccamente adorne.» Il Principe poi doveva fare assai orrevole mostra di sè però che cavalcasse «un bellissimo giannettino di Spagna tutto bianco, con fornimento di tela di argento; portava addosso un saio di velluto nero foderato di velluto bianco listato di frange et vergato di argento, et alcuni intertagli, e fiocchi di seta bianca et oro di maravigliosa fattura. Le calze, e il giuppone erano di raso bianco, e la cappa di saia negra fiorentina con gli stessi fornimenti. Le scarpe erano dì velluto bianco tagliate et imbottite alla spagnuola, et in testa haveva una berretta di velluto negro con un pennacchio bianco.»