[35.] Magistrato supremo, ed era Giovanni della Nuça. Mignet. Antonio Perez e Filippo II.
[36.] Con ingeneroso consiglio Andrea ordinò o consentì che la scolpissero circondata di catene.
[37.] Adoperandosi gli scrittori di storie a comporre la vita di Andrea Doria, voglionsi considerare attentamente due cose, lo stato loro e la nazione alla quale appartengono: i Genovesi, e per ordinario gli Spagnuoli, levano a cielo Andrea dove possono, dove no, o tacciono i fatti o gli alterano; tutto il contrario costumano i Francesi e i Fiorentini, i primi per astio di avere perduto la prevalenza su i mari dopo che gli ebbe abbandonati il Doria, i secondi per rancore che egli pigliasse parte a ridurli in servitù. Così l'Adriani, che pure dettò storie sotto il Principato ed è storico assai modesto, tuttavia procede acerbo contra il Doria, e coglie ogni occasione per aggravare le sue colpe, e diminuire la sua virtù, e in questo luogo, per torgli il pregio delia diligenza, afferma che Andrea portò il soccorso dopo la fazione terrestre combattuta contro il Dragutte, il che non pare vero; come anco le discordie, che furono causa di molti danni, mette tra il Doria e il Vega, mentre non ce ne furono o ci furono comuni con gli altri capitani; anzi a dubitare che tra Andrea e il Vega ci potessero correre, basti avvertire che Andrea ebbe titolo di capitano supremo ma pel mare, mentre le cose di terra governava il Vega. Occasione di lite poteva darsi tra il Toledo e il Vega, imperciocchè quantunque quegli avesse il comando delle galee napoletane, pure gli fu commessa la condotta delle fanterie di Napoli.
[38.] Combattendo guerre non proprie e per conto altrui, ogni momento ci tocca per fino bisticciarci per vendicare lo infelice onore di avere sparso il nostro sangue in pro' di Spagna, di Francia, o dello Impero. Nella vita di Carlo V lo spagnuolo Ulloa afferma — che dato l'assalto dagli Spagnuoli e dai Cavalieri di Rodi, fu presa la città — e non è vero; la fanteria spagnuola non aveva pari in fermezza, almeno dopo che fu disciplinata dal Consalvo: in agilità, e nei subiti moti la superavano i fanti italiani delle Bande nere, dello Alviano, e in generale tutte. La battaglia del Garigliano fu vinta massime dalla speditezza delle nostre milizie; e comecchè fino dai tempi di Ferdinando il Cattolico gli Spagnuoli avessero una banda di escaladores, che condotti da Ortenga fecero buona prova nelle guerre di Granata, pure dopo le loro conquiste d'Italia commisero la impresa di assaltare le mura nemiche preferibilmente agl'Italiani.
[39.] Se il Dragutte non lesse Tito Livio, certo lo aveva letto Paolo Giovio, il quale scrivendo la vita del gran Capitano procedè in parte come Apelle allorchè dipinse Elena, io voglio dire, ritraendo da parecchie bellissime fanciulle greche i più venusti tratti per ornarne la immagine della sua eroina, così essendosi trovato Gonsalvo ad assediare Taranto, non seppe resistere il buon vescovo di Nocera alla tentazione di attribuirgli lo strattagemma di Annibale, però alla rovescia, che quegli trasportò le navi sicule dal golfo nel mare aperto, e questi dal mare aperto le avrebbe traslocate nel golfo. Se togli il Giovio, verun altro storico attesta simile impresa del Gonsalvo; e vuolsi porre mente che costui, tenuto in pregio di scrittore elegante, non fu del pari reputato veridico.
[40.] In Napoleone che si bisticcia con Hudson Lowe per l'acqua del bagno, sul vino della mensa, chi ravvisa il vincitore di Austerliz!
[41.] Il Sigonio racconta all'opposto che il Doria ne salvò parecchie, e questo accadde sul finire di decembre, governando le sue galee Marco Centurione: questi biasimi e lodi sopra la medesima fazione si hanno, per mio giudizio, a intendere così, che il convoglio delle navi onerarie sarà sommato, poni il caso, a venti, se ne salvarono tredici, e sette ne rimasero catturate; onde i panegiristi lodano Andrea per le tredici salvate, mentre i detrattori lo vituperano per le sette perdute.
[42.] Io erré a no matar Luthere.... para que yo no era obligado a guardalle la palabra por su la culpa del hereje contra y altro Senor mayor que era Dios «Vera y Figherroa Carlos V, p. 124. Sandoval, St. di Carlos V, t. I, p. 613.»
[43.] La Historia della Impresa di Tripoli di Barberia fatta per ordine del Serenis. Re cattolico l'anno 1560 con le cose avvenute ai Christiani nell'isola delle Zerbe. In Venetia presso Francesco Rampazzetto 1566.