Di cui lo stil, lo inchiostro e le parole
Son la rabbia, il veleno, il ferro e il dente.
«Questo empio vecchio per fare empio altrui
Coi caduti dal ciel nostri avversari
Venuto è in terra fuor dei regni bui.
«Quinci turba le cattedre e gli altari
E muove guerra ai santi, e tu da lui
Misera età senno e valore impari!....»
Singolare è il confronto degli epitafi di questi due più che avversari nemici: si mette su quello del Caro come principalissimo vanto la fedeltà ovvero servitù a Pierluigi Farnese e al cardinale Alessandro suo figliuolo; su l'altro del Castelvetro si scrive come conforto del decennale esilio che libero riposa, in libera terra, dove liberamente morì.
[16]. Il magnanimo Alfonso era anco poeta; difatti avendo Torquato Tasso richiesto la provvista del vino al dispensiere del duca, questi rispose in rima: