Magnam partem animæ meæ relinquam.
I quali recati nel volgar nostro suonano così: «nè di tempo spazio nè di luogo nè la morte stessa fie che mi tolga le grazie tue; sempre teco starommi e teco sempre sarò e a te pur sempre di questa anima mia lascerò gran parte.» Questo altro non prova se non che le bugie possono significarsi tanto bene in latino quanto in italiano; vero è che l'oda fu soppressa dal Mancurti, ma il Flaminio non avrebbe operato diverso, sendo uomo pusillanime e rimesso secondatore dei tempi.
[20]. Furono pubblicate anco due note di libri proibiti, come si ricava dal Manuale della Cancelleria del 10 luglio 1545 fog. 57, e dal libro delle Riformagioni nello Archivio di Stato, Arm. 45, n. 18. fog. 39.
- Antonio Brucioli
- Pietro Martire Vermigli
- Fra' Bernardo Ochino
- Giovanni Ecolampadio
- Simone Hessy
- Giusto Iona
- Giovanni Leonicero
- Giovanni Vicleffo
- Giovanni Delenio
- Giovanni Pomeranio
- Leone Iude
- Bullingerio
- Erasmo Sarcerio
- Osvaldo Miconio, Lucemario
- Giovanni Bomelio
- Sommario di scritture
- Ermano Bodio, e tra le altre opere la sua Unione dei dissidenti
- Libri tre della penitenza
- Filippo Melanetonio
- Ottone Brunsfegio
- Ulderico Zuinglio
- Giovanni Brismanno
- Andrea Carlostadio
- Ulrico Uttenio
- Martino Bucero
- Giovanni Hus
- Pietro Artopeo
- Lamberto Pellicano
- Heirischio
- Giovanni Brenzio
- Charicio Cogelio e Aricio
- Arsace Schoffer
- Martino Lutero
- Dottrina vecchia e nuova, volgare e latina di Urbano Regio
- Giovanni Hepino
- Ochino, della Confessione
- Vita nuova, e certa sua semplice dichiarazione
Pasquillo in Ispirito, e tutti gli altri contenenti eresia, ovvero opinione di eresia, precipuamente condannati dalla santa chiesa romana per dichiarazione dello spettabile Officio. Finchè li proibì la Chiesa questi libri cercaronsi, compraronsi, con pericolo si tennero e lessero: oggi li vietò la filosofia, e cascarono giù nell'oblio, donde veruno varrà a trarli fuora.
[21]. Vedi la Dichiarazione autografa di F. Burlamacchi su questo proposito nel Cap. ultimo.
[22]. Nuove ricerche ci hanno fatto conoscere come in Lucca fosse instituito l'Ufficio delle vedove e dei pupilli: ora davanti a questo fu discusso il piato fra i Pessini, che venne primamente composto per via di transazione, cui non volendo osservare quel malanno di Andrea, Agnello ricorse ai magnifici Signori, i quali tutti il 23 agosto 1546 decisero la transazione si adempisse: onde par vero, almeno in parte, che Andrea Pessini non del solo Francesco Burlamacchi, bensì della intera Signoria volesse vendicarsi.
[23]. Nel capitolo antecedente ho detto che il Burlamacchi quando tornò in palazzo ebbe cura di abolire la lettera che scrisse innanzi di lasciarlo per provvedere alla sua salute con la fuga, deponendola sul tavolino di camera sua; tuttavia reputò spediente sostituire alla lettera distrutta certa narrativa che il diligente signor Lione Del Prete rinvenne e pubblicò nel tomo 12 p. 309 2.º S. dello Archivio Storico italiano: gli è certo che la lettera doveva contenere cose buone a dirsi, se riusciva la fuga e buone a tacersi se questa andava come andò fallita: però simile scrittura deve considerarsi se non simulatrice, almeno in parte dissimulatrice del vero; nondimeno in tanta scarsezza di documenti relativi alla vita del Burlamacchi qui la metto, come quella che, nota a pochi, pure emana autenticamente da lui.
[24].