[29]. Di nuovo avverto il processo originale fatto al Burlamacchi in Lucca si trova nello archivio di stato, Serie A Armario 4, N. 44; occorre stampato nella Biografia del Minutoli, ma in parte manchevole: perchè ciò facesse ignoro. —
[30]. Sentenza di morte di Cesare Benedino. «6 luglio 1566 C. Cesare di Niccolaio Benedino da Lucca, per havere da più tempo in qua insieme con Francesco Burlamacchi cittadino lucchese in diversi luoghi havuto intelligenza di macchinare et perturbare il pacifico e quieto stato e benessere di S. E. S. con intrare di notte armata mano in la città di Pisa et quella furtivamente tôrre a essa S. E, e con animo perverso entrare in più luoghi dello stato sollevando et facendo movimenti in danno di quella, et essere andato a Venezia e conferito il loro malanimo a banditi e ribelli di quella, come più appieno appare nella sentenza, fu condannato ad essere decapitato in su un palco perciò da farsi nella piazza di S. Pulinare et la testa messa sur una picca.
A dì detto fu es: lib: 299 e 42.
Veduto il processo et l'esame fatto dal capitano Cesare di Niccolaio Benedino da Lucca, dove in sostanza si contiene che il prefato capitano insieme con Francesco Burlamacchi cittadino lucchese dello anno....... o più vero tempo in Lucca et in più e diversi altri luoghi havere havuto intelligentia di macchinare et perturbare il pacifico et quieto stato e bene essere dello Illmo Signor nostro il signor duca di Fiorenza et di Siena, con entrare di notte, armata mano, in la città di Pisa e quella furtivamente torre alla prefata E. S. con animo perverso d'intrare in più luoghi dello stato e sollevando il popolo fare molti e diversi movimenti in danno et pregiuditio di S. E. I. et dei suoi fedelissimi sudditi, et a questo effetto più volte è andato a Venezia e conferito questo loro cattivo animo e pensamento con più sbanditi e ribelli della prefata S. E. I. e fatti più altri discorsi e cattivi effetti tendenti solo a mettere in esecutione il malo intento loro, come più largamente et a pieno appare nel detto processo, examine et costituti in un libro a parte nella cancelleria di detto magistrato. Et veduta la ratificatione fatta per lui davanti al magistrato e tutto quello che fu a vedere et a considerare, et volendo intorno a ciò fare conveniente e meritevole giustizia acciocchè di tal suo fallo mai più per tempo alcun possa gloriarsi, ma la sua pena passi in esempio agli altri. — Per ciò lo condanniamo ad essere menato in sulla piazza di S. Pulinare presso al palazzo della residenza di detto magistrato, dove per il ministro d'iustitia in su un palco a ciò deputato gli sia tagliato il capo dalle spalle sì et in tal modo che l'anima dal corpo si divida (non si può negare a cotesti giudici il merito di significare precisamente il proprio concetto) e la testa fitta e confitta in su una picca su detto palco per termine di tre o quattro ore, al tutte le predette cose con ogni et.»
A dì 15 luglio et.
[31]. Le ordinanze della Montagna furono stabilite il 17 maggio 1544. Notisi che da quel tempo il Burlamacchi meditava il suo disegno; e da quanto dice può credersi che a questo effetto egli n'eccitasse la istituzione.
[32]. Allude qui alla carica di gonfaloniere che avea ricoperto.
[33]. Intendasi Per tre quarti assicurata, ossia di molto probabile riuscita. È un modo di dire che può sembrare strano, ma che trovasi nel Machiavelli e in altri cinquecentisti. Notabile questo Ricordo di messere Francesco Guicciardini CCLX: — Chi ha governo di citta, o di popoli, se li vuole tenere corretti, bisogna ch'e' sia severo in punire tutti e delitti, ma può usare misericordia nella qualità delle pene, perchè dai casi atroci, e quelli che hanno bisogno di esemplo in fuora, assai è ordinariamente se gli altri delitti sono puniti a 15 soldi per lira.
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DEDICA.
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