Ed ora più che mai la tapinella non potea neanche sognare la vita del chiostro: imperocchè sapeva che il fratello aveva ora più che mai interesse a ritenerla presso di sè, a cagione della nuova fortuna che le era sopraggiunta, e di cui ella non godea che poco o niente.
Carlo Ridolfi non tanto temea le tendenze di lei a chiudersi in un convento, quanto un matrimonio che avrebbela per sempre tolta alla sua tutela, ed avrebbe fatto passare ad altri i begli scudi che una incognita e misteriosa mano non mancava di mandarle ogni mese. Laonde non è a dire con qual severità egli guardassela, e come le proibisse di cacciare il piede fuori delle mura della casa, per tema che la bellezza di lei non avesse attirata l’attenzione di qualcuno e lo avesse indotto a sposarla.
Un marito, come vogliasi brutale e geloso, non avrebbe usate maggiori violenze e crudeltà sulla persona della moglie, di quelle che usava il Ridolfi in sulla infelice sua sorella uterina. Ogni dì era lo scoppio d’un insano furore, che veniva cagionato da’ sospetti di lui; e ogni dì crescevano le contumelie, le sofferenze, i rigori a tal termine che la vita della meschina ivasi rendendo insoffribile; quando, a sopraccarico di sventure, un giorno il fratello le dichiarò di averle trovato un marito, e che si fosse apprestata ad accogliere le dolci catene del matrimonio. Questo marito che il Ridolfi le proponeva altri non era che un suo compagno di dissolutezze, ruinato da debiti, e con cui il Ridolfi, volendo assicurar per sempre i suoi vantaggi sull’assegnamento della sorella, avea patteggiato di dividerne gli scudi mensuali. Luigia si armò del più gran coraggio, e solennemente significò che sarebbe morta piuttosto anzi di accondiscendere a così fatta unione. Ingiurie, violenze, battiture furono la natural conseguenza di questo suo ardimento, per cui maggiormente si ribadirono le catene della sua schiavitù.
Oh! la trista condizione, a cui la società pone la donna! Il servaggio è tutto ciò che le si concede sotto sembiante di protezione! Le leggi, fatte dagli uomini, non hanno occhi per le domestiche tirannie; e la donna, questo essere così caro, capace di tanto amore e di tanti nobili e ignoti sacrifici, non è spesse volte che la più misera delle creature, senza ricevere neanche il premio di un compianto.
I tesori di sensibilità che erano sepolti nel cuor di Luigia erano serbati a spendersi in un amore nobilissimo e puro. Spesso Iddio riunisce sulla terra la sventura e il genio, e Luigia rappresentava la prima, come Ugo Ferraretti il secondo.
Alcun tempo dopo la morte della madre del Ferraretti, Ugo si piaceva a vagare nelle più solitarie campagne, ove il traeva natural vaghezza di malinconici pensieri, e quel rincrescimento di ogni umano consorzio, il quale suol tener dietro alle grandi pene del cuore. E gli intervenne però che, avendo un bel dì protratta la sua passeggiata insino a poche miglia da Pisa, trovossi in quella parte della campagna che si domanda la Cascina. Vinto dalla stanchezza, egli si era seduto sovra una specie di collina rivestita della più fresca vegetazione, quando, volgendo a caso gli occhi attorno a sè, ebbe veduta non molto lungi, in sul terrazzo di una sottoposta casina, una fanciulla, la cui pallidezza, congiunta a beltà singolare, fecegli battere il cuore a tal modo, che mai per lo addietro non avea provato. Ed allorchè l’Aldinelli, chè era dessa per lo appunto la fanciulla, ebbe levati gli occhi, quasi chiamata da misteriosa voce, Ugo Ferraretti restò compreso di sommo piacere e maraviglia dall’angelica espressione di quello sguardo, il quale era tutta una storia di virtù e di pianto. La sventura riunisce presto i cuori e forma quelle prepotenti passioni, cui niuna forza basta a distruggere.
Da quel dì Luigia ed Ugo si amarono, e segretamente sel confessarono: le loro notti furono visitate da immagini di paradiso; i loro giorni non furono contati che dalle ore in cui si vedeano. Luigia sapeva, con quell’astuzia che dà l’amore, ingannare la vigilanza del suo tiranno: pertanto alcune volte ella era costretta a nascondersi agli occhi del suo diletto, ovvero a mostrarglisi a traverso il breve spiraglio d’una maniera di carcere, sottoposto al rialto su cui veniva il Ferraretti a passar le lunghe ore, le quali eran per lui rapidissimi istanti. Ben si comprende che un tale amore, nutrito soltanto dalla simpatia di quelle anime, dovea restare nelle più fitte tenebre; ed ecco perchè la Luigia aveva richiesto al suo innamorato di non palesare ad anima viva la loro corrispondenza, per tema che la voce non fosse arrivata agli orecchi del Ridolfi, e avesse costui distrutto per loro ogni speranza di più rivedersi.
Ugo, come altrove dicemmo, non avea detto giammai parola a Luigia del quadro cui lavorava, e che era il più schietto ritratto delle adorate sembianze di lei. E mai nol mostrò a nissuno, temendo che il segreto del loro amore venisse discoperto, a grande offesa della pace dell’Aldinelli.
Vittima del disegno infernale di Federico Lennois, il Ferraretti, immerso con lui in ogni maniera di svagamenti e di piaceri, aveva, se non dimenticata, abbandonata la sua Luigia, la quale quanto di ciò dovesse soffrire, ben può immaginarsi. Supponendo da prima che il giovine artista fosse travagliato da qualche malattia, aspettava con impazienza angosciosa alcuna novella di lui; ma non tardò ad assicurarsi che, ben lungi dall’esser confinato a letto, egli scorrazzava per la città, in cerca di biscazze, di osterie e di altri simiglianti luoghi di dissipazioni: seppe altresì che a compagno di divertimenti egli aveva un tal Ferdinando Ducastel, anche pittore e francese.
Luigia Aldinelli avea subornata una di lui fantesca, la quale in ogni due giorni rendevale conto di quanto operava il Ferraretti; ed una sera, ella veniva informata che, vestiti da maschere, i due compagni traevano alla festa della Valdelli, la cui pessima riputazione fece raccapricciare il cuore dell’onesta donzella. Il dolore e la disperazione le dettarono un proposito ardito, e di cui non son capaci che le donne le quali amano profondamente. Verso le quattr’ore della notte, ella avea fatto sembiante di dormire per illudere la vigilanza del suo Argo, si gitta dal letto, si veste in fretta, e al buio perfetto esce dalla sua casa, corre attraverso i campi, giunge a Pisa un po’ prima della mezza notte, si provvede dell’abito di un dominò, e si caccia in mezzo alla folla che ingombrava le sale della Valdelli. Il suo cuore fu lacerato dalla gelosia veggendo il suo amante non dipartirsi un momento dal fianco di quella donna. Un quarto d’ora di valzer ballò il Ferraretti con la bella cantante, e quell’ora fu un ora d’inferno per la misera Luigia. Ella vide poscia entrar la coppia nel salotto dov’era imbandita la cena; e, gittatasi sovra un sofà il quale aderiva con la spalliera ad un coltrinaggio del salotto, udiva ogni cosa e vedeva tutto ciò che ivi accadeva. Ella fu testimone della orribile crisi sopravvenuta al suo amante, e i nostri lettori ricorderanno il grido straziante che fu messo da lei nel momento che il Ferraretti soccombeva all’eccesso dell’eccitamento del valzer.