— È la prima volta che vieni a Auteuil?

— No, ci sono stato altra volta, nella mia fanciullezza.

— Guarda, Giustino, disse Augusto che era stato disattento alla conversazione de’ due amici, guarda laggiù il covile di Federico Lennois. Ti ricordi, eh? Quel tristo bastardello che ardì scagliare delle pietre alle tue spalle?

— Se il ricordo! disse Giustino con accento d’ira e di spregio, non potrà mai uscirmi di mente la feroce espressione del volto di quel maledetto monello... E che n’è di lui?

— Sfido a saperlo! O è morto ucciso, o starà covando ancora i suoi furti in prigione... Sai che a Parigi fu gittato in carcere per una gran somma di denaro che avea rubato.

— Eppur ci scommetto che quel diavoletto avrebbe avuto sveltezza d’ingegno... Rammenti le risposte che dava ai contadini di queste campagne che il beffeggiavano, e qualche volta anche a noi, quando ci saltava il capriccio di andarlo ad insultar nella sua tana per ridere un poco!... Ma dimmi, Augusto, com’è che che un bel giorno sparì da Auteuil senza che di lui si fosse saputo niente più?

— Non saprei dirtelo con precisione. Ciò accadde pochi giorni dopo che sua madre lo battè a morte fino a fargli uscir sangue dalla bocca, per punirlo d’una violenza ch’ei stava per commettere su noi. Non si ebbe più di lui altra notizia, tranne che a Parigi era stato arrestato per furto. Di poi non ne intesi più a parlare.

— Sarà crepato come un cane in qualche oscuro angolo del mondo, disse Giustino. A proposito di cani, ti ricordi come sacrificai a colpi di mazza quella povera bestiola tanto cara al Lennois? Fu quello per me un vero divertimento! Io godeva tanto a veder piangere quel briccone!

— Eppur ti confesso, mio caro Giustino, disse Augusto, che, quando io vidi piangere a lagrime di disperazione il povero Federico, che era stato ligato al frassino da quella furia di sua madre, mi pentii quasi dell’amaro scherzo; ed avrei voluto ridonar la vita a quella bestiolina che egli amava tanto! In quel momento ebbi quasi pietà di quella creatura infelice che non avea sulla terra nessuno che lo amasse, neppur la madre!

Ferdinando Ducastel non avea detto un sol motto durante questo colloquio de’ due giovani amici; egli affissava le lontane campagne, e parea che fosse stato disattento a tutto ciò che si era detto: ma alle ultime parole di Augusto, Ducastel si voltò subitamente inverso lui, e lo guardò con singolare espressione. I due giovani non vi badarono.