E ciò dicendo distese la mano al giovine, il quale vi si precipitò, ricoprendola di baci e di lagrime, e senza poter proferir parola, che la gioia gli troncava il respiro.

— Ma riflettete, dicea la Viscontessa, riflettete, signore, a quello che fate; ei fa d’uopo, è vero, pensare a questo giovine che ancor ci è caro; fa d’uopo provvedere al suo avvenire, è ben giusto; lo riterremo presso di noi, quale altro nostro figlio; ma... riflettete, Visconte.. questo giovine è figlio della colpa, egli non ha un nome, e voi non vorrete esporre Isalina ad arrossare.

Il Visconte sembrò scosso da questo pensiero: portò la mano destra alla fronte, come se avesse cercata una soluzione alla difficoltà che sorgeva, quando una voce si fe’ udire in quella stanza, la voce d’un personaggio che nessuno dei tre avea veduto entrare, compresi com’erano da tanti affetti, ed il quale era stato ascoltatore delle ultime parole della Viscontessa.

— Questo giovine ha un nome onorato, signora; egli ha il mio nome: io l’adotto, egli è mio figlio, ed il cognome d’Orbeil non si adonterà di unirsi a quello di Barkley. La più affettuosa amicizia e sacri obblighi mi ligavano al defunto suo padre, il Baronetto Edmondo Brighton, Conte di Sierra Blonda.

Un grido di sorpresa e di gioia accolse la proposta dell’incomparabile Maurizio Barkley, il quale si trovò tra le braccia del Visconte di Orbeil, i cui occhi erano bagnati di lagrime di gioia.

RIEPILOGO

Un mese dopo la morte di Zenaide, scoppiava in Parigi la insurrezione che contrassegnò le tre giornate del 27, 28 e 29 luglio 1830. Il regno del dritto divino cedeva il posto al regno della volontà nazionale, e per non più rialzarsi.

In sulla sera del 29, una lettera fu spedita a Auteuil al Visconte d’Orbeil. Questa lettera era così concepita:

«Sig. Visconte — Con immenso dolore vi fo sapere che il nominato Federico Lennois, vostro disgraziato figliuolo, scappato questa mane dall’Ospizio di Bicètre, nel momento che i rivoltosi hanno aperte le porte del manicomio, per dar la libertà a qualche condannato politico, è stato trovato estinto sotto la barriera del quartiere s. Antonio. Una palla di moschetto l’ha colpito verso le regioni del cuore».

Dopo aver letta questa lettera, il Visconte restò lungo tempo immobile e pensoso: levò poscia gli occhi al cielo, e, con un sentimento di tranquilla rassegnazione, mormorò tra sè il motto de’ legittimisti di Francia: