Queste due creature, di cui la mano dell’una riposava mollemente in quella dell’altra, erano fratello e sorella, Augusto e Isalina d’Orbeil.
Comechè belli entrambi, i loro volti nondimeno erano al tutto differenti nel carattere e nell’espressione. Quello di Augusto, giovine di 24 anni all’incirca, era una copia perfetta di tutt’i belli e insipidi volti inglesi: lungo, biondo, spelato, occhi cerulei, naso affilato, fronte spaziosa e intelligente. Di botto si scorgea nelle sembianze di questo giovine una placidezza di temperamento, non soggetto ad alterarsi che nel caso di offese al suo infiammabile amor proprio: poco loquace, poco espansivo, il più lieve dolore fisico spremea lagrime da quel debil corpo, cui la più delicata e gentilesca educazione avea renduto vie più molle e insofferente. Il cuore di Augusto benchè rigonfio di alterigia, era proclive ad ogni gentil sentimento; ma la sua fibra non reggeva alla vista de’ mali e delle miserie umane: egli torceva con disgusto il guardo dagli accattoni e da’ mendici di strada, e non comprendea la vita senza gli agi e le ricchezze. Augusto era di quegli uomini pei quali la miseria è sempre un delitto, qualsivoglia ne sia la cagione. Un sentimento peraltro era da lui onorato in sommo grado, l’amicizia, incapace di grandi e bollenti passioni, egli era parimente incapace di mire basse e di volgari interessi; nobile per nascimento, per istinto, per tempera d’animo e di corpo, il fratello d’Isalina era amico sincero e cordiale, perocchè nimico di ogni interessata simulazione.
Isalina, cui diciotto anni appena innostravano il volto di vaghe rose, era una bellezza interamente francese; ogni suo movimento era una grazia; ogni sua parola una rivelazione del gusto più fino e del sentimento più nobile. Amante riamata del più vago ed elegante giovine di Parigi, ella sarebbe stata felice se il suo amante non si fosse trovato da oltre un anno fuori della Francia. Ella sapea che ogni giorno era un novello cumulo di piaceri; e a diciotto anni la vita si slancia con ardore nel campo dell’avvenire; ne divora col pensiero le ardenti emozioni; l’immaginazione è sì ricca; l’anima è sì riboccante di affetti! A diciotto anni si ama tutto; si amano i fiori del campo, i colori dei tramonto, le nugolette passeggieri, si amano il riso e le lagrime. Isalina era l’idolo della sua famiglia, de’ suoi amici, ed in particolar modo del fratel suo; il quale l’amava con indicile affetto... La sua mano, da parecchi anni promessa a Giustino Victor, uffiziale della marina francese, era stata l’oggetto delle più vive speranze d’una schiera di signorotti che frequentavano la casa del Visconte d’Orbeil padre delle due gentili creature, di cui abbiamo abbozzato il ritratto con fugaci pennellate.
Auteuil è uno de’ siti più pittoreschi e ameni che circondino la capitale della Francia, da cui non dista che una lega e mezzo. La moda, regina assoluta e dispotica in Francia, ne faceva al tempo da cui noi diamo principio al nostro racconto, uno de’ villaggi aristocratici, imperocchè, prescindendo dalla salubrità dell’aria e dalle belle campagne che invitano al raccoglimento e al riposo, racchiude questo circondario di S. Dionigi non poche rimembranze di gloria letteraria, avendo offerto amica stanza a Moliere, a la Chapelle, a Elvezio, a Condorcet, a Boileau e ad altri sommi, di cui le dimore vengono mostrate a’ riverenti viaggiatori.
Il Visconte d’Orbeil, uno de’ più ricchi e ragguardevoli discendenti d’antica nobiltà di Francia, possedeva in Auteuil un magnifico parco e un casino che per la sua ampiezza e vetustà potea ben dirsi un castello, essendo convenuto a Parigi, tra le persone di qualche levatura, di addimandare hôtels i più modesti palagi di città e castelli le più pastorali casette di campagna. Ma è noto che la gran parte di supremazia che i Francesi vantano in fatto di civiltà, consiste specialmente nel dare grandi e bei nomi alle cose più semplici e comuni: la VERNICE ecco il prodigioso segreto di questa pretesa supremazia!
In questo casino la famiglia d’Orbeil veniva a passare ogni anno la stagione estiva e gran parte dell’autunnale. Bello oltre modo è il parco attiguo al casino a sinistra un lago d’acqua si spiega come un lungo nastro cilestre tra due file di salici e di pioppi: a dritta si perdono alla vista una infilzata di case rurali da’ tetti rossi, dietro alle quali si alza quella nebbia sottile che dir si può la respirazione di Parigi. Varietà di passeggiate, simulate foreste e cascate, fontane zampillanti, tugurietti eleganti improvvisati nel mezzo di ombrosi padiglioni di alti alberi, spelonchette misteriose: asilo di voluttà per isvariate frotte di augelli: tutto questo era combinato eziandio colla parte di utilità; dappoichè un grandioso filatoio di cotone e un lanificio rompevano un poco a rispettosa distanza la poesia del parco, e gittavano un certo riverbero plebeo su i blasoni del Visconte, rivelando forse le prime sorgenti della sua famiglia.
Tramontava un bel giorno di maggio. Il sole accompagnato da numeroso corteo di nugolette da’ vivaci colori, si adagiava mollemente sovra un letto di porpora e d’oro, e mandava su le lunghe zone di verdura i suoi pallidi raggi. Un’auretta gentile, correndo tra i roseti e i gelsomini ne rapiva la pura essenza e ne profumava la campagna.
Tutto era quiete e raccoglimento all’intorno. Non si udiva che lo spirar di zeffiro lungo i filari di acere e di pioppi, e la lontana monotona voce delle lavoratrici, che tornavano dall’opificio di cotone, cantando le malinconiche canzoni de’ loro villaggi circonvicini.
La luce si perdeva unitamente alle rimembranze del giorno nelle mille trasformazioni delle ombre cadenti. Le pianure lontane e le case campestri, che ne interrompevano a quando a quando la monotonia, incominciavano a disegnarsi come sfumi nel fondo di un quadro: i paesaggi diventavano masse più o meno scure: colonnette di fumo elevavansi in diversi punti dell’orizzonte e attestavano l’ora di pranzo degli stanchi operai, raccolti nel seno delle loro famiglie.
La scena era malinconica, e in armonia perfetta con lo stato delle anime che abbiamo primamente presentate a’ nostri lettori. Augusto e Isalina erano immersi da una buona mezz’ora in quella vaga contemplazione della natura che ha tanta segreta dolcezza! Que’ due giovani erano così felici in quel momento!