— Sì Mistress Horms, rispose Federico, (però che ora sappiamo che Ferdinando Ducastel non è altri che lo stesso Lennois) io sono l’artista; ma il mio nome non è più Federico Lennois, sibbene Ferdinando Ducastel. Alcune ragioni particolari m’inducono al presente a seppellire nel mistero il nome di Lennois; ed io rivolgo a voi, Mistress Horms, ed a’ vostri fratelli la stessa preghiera che ho diretta a vostro marito, di non pronunziar giammai il nome di Federico Lennois.
— Esso non sarà mai pronunziato da noi, signore, se questo è il vostro piacere.
— Grazie, Mistress Horms, grazie, rispose Federico baciando la mano di Lucia: questo tratto della vostra amicizia sarà per me un sacro titolo di eterna gratitudine.
A quel bacio sulla mano Lucia sentì scorrersi per le vene un gelo mortale.
Federico aveva fissato i suoi occhi sul volto della giovine moglie di sir Eduardo, e sembrò abbandonarsi ai suoi pensieri.
— Voi ignoravate il mio matrimonio? dimandò Eduardo.
— Interamente. E Mistress Horms è inglese?
— No, ella è napolitana.
— Napolitana! Oh davvero! napolitana! Ella è nata in Napoli! Forse in questa città d’Italia l’avete sposata, non è vero Eduardo?
— Verissimo.