— Da quanto tempo?

— Non son che due settimane.

— Ah! voi dunque siete nella vostra luna di miele! siete nel tempio della felicità!

Ci era nell’accento con cui queste parole furono pronunziate, qualche cosa di sinistro e di lugubre: l’invidia, che spesso alligna ne’ francesi, trapelava quasi visibilmente nel Lennois.

— Sì, rispose Eduardo assorto nel pensiero della propria felicità, io sono veramente contento e felice della mia scelta. Lucia è un angelo di bontà, e queste care creature che mi circondano sono la mia gioia, la mia consolazione...

Dopo alcuni momenti di silenzio, Eduardo riprese:

— Siete stato in Napoli, fratello?

— Certamente; ci fui nell’anno 1825... Città incantevole, paradiso del mondo! Sotto quel cielo posi per poco in obblio le mie sventure. Ivi soltanto io sono stato meno infelice. Quando la sera io traeva a passeggiare su la riviera di Mergellina, e fissava i miei sguardi su quell’anfiteatro di colline su cui la luna gittava le sue onde di candidissima luce: quando nel silenzio della sera, venivano a colpir le mie orecchie i canti dei marinai che sposavano le loro malinconiche melodie al mormorio della spiaggia, la quale sembrava raccogliere nel suo grembo acque di argento: quanto, in sull’alba, schiudendo il balconcino della mia terrazza a Mergellina, una luce purissima, un’aura ricca di odori inebbrianti mi circondavano allargando i miei polmoni e tutta l’anima mia; oh... in quei momenti io era felice, nè saprei dirvi quel che sentiva il cuore!... Ma, quando la società mi attorniava coi suoi rumori, quando cessavano le voci della natura, e cominciavano quelle degli uomini; la tristezza e l’esasperazione si impadronivano di me, ed io malediceva i nomi di coloro che, in sull’aurora della mia esistenza, avvelenarono l’anima mia.

A quelle rimembranze della sua patria, gli occhi di Lucia si erano bagnati di lacrime: le parole di Federico avevano fatto su lei un’effetto singolare. Ella non guardava più con sospetto il giovine artista... e questo era ciò che bramava Federico Lennois, il quale con uno sguardo aveva indovinato la tempera di animo della moglie di Eduardo, e di botto avea trovato le armi onde investirla. Scuotere l’ardente fantasia di lei, muoverne la sensibilità; eran questi i mezzi onde guadagnar la stima della napolitana, e Federico adottò un linguaggio di poesia per commuoverla. Egli avea bisogno di cacciar dall’animo di lei il sospetto che naturalmente avea dovuto nascervi dal cangiamento di nome onde egli le si era per la prima volta presentato.

— È ormai tempo di parlar di affari, disse Eduardo porgendo una sedia a Federico, e sedendosi di fronte a lui.