Tutto può parere irregolare agli occhi dell'uomo: tutto è livello agli occhi di Dio.

Le grandi anime combattono più delle altre coi corpi, ne' quali son ristrette: la deformità, le malattie o la miseria stringono ne' loro ceppi crudeli i più nobili istinti: le intelligenze non s'innalzano che sulle ruine della propria creta. L'ingegno che crea deve scendere dalla sua altezza per provvedere al tozzo di pane che dee soddisfare alla richiesta dello stomaco; e sovente quel tozzo di pane non sarà ottenuto che a forza di umiliazioni, d'improbe fatiche, di sofferenze. La società venera l'ingegno, lo ammira; ma lo lascia perir di fame. L'ignoranza spesso accompagna le ricchezze; gli onori del mondo sono presso il corredo del vizio; e la virtù si trova anche più sovente sotto i cenci.

La più nobile anima era nel corpo della più vile creatura, nel corpo d'uno schiavo: Maurizio Barkley, l'abbietta mercanzia comprata con pochi scellini, l'ultimo e più dispregevole dei Chattels[4] acquistati dal Baronetto Edmondo Brighton, avea ricevuto da Dio un'anima sublime. Il nome di Maurizio Barkley fu dato a questo schiavo dallo stesso Edmondo, poscia che quegli lo ebbe salvato da sicura morte nel Circo di Cuba. Il nome che si avea Maurizio per lo addietro altro non era che Quickeye (occhio celere) per l'acutezza della sua vista, onde rendeva importanti servigi nella caccia delle bestie feroci.

Maurizio era nato nella Colonia del Capo nella Cafreria: i suoi genitori, schiavi probabilmente, erano sconosciuti. All'età di sei anni appena egli fu venduto ad un mercante di schiavi e trasportato nelle Indie inglesi a Patma, capitale del Bahor all'occidente di Bengala. Le maschie fattezze del suo volto, l'estremo coraggio che fin dall'infanzia aveva appalesato, la somma intelligenza che lo distingueva il resero caro al suo padrone, che giammai non volle disfarsene a qualunque prezzo. Ma alla costui morte Maurizio venne imbarcato, assieme ad altre centinaia d'infelici suoi compagni, e menato in America, dove fu comprato dal Baronetto Brighton.

Dicemmo che dopo l'avvenimento della lotta col toro, Edmondo, che aveva scoperto in Maurizio il cuore più nobile ed elevato, lo innalzò alla dignità di uomo, gli tolse il soprannome di Quickeye, e tutt'i segni della schiavitù; gli diede il nome di Barkley, voleva dargli la libertà che questi ricusò per affetto straordinario ed immenso che portava al suo padrone. Ma Edmondo il considerava come uomo libero, e gli pose anch'egli amore addosso. A se lo avvinse come tenerissimo amico, e gli accordò la più illimitata fiducia, raccontandogli tutta la trascorsa sua vita e le follie della sua giovinezza.

Abbiam detto in altro luogo che oltre all'incarico di vegliare su i passi del Duca di Gonzalvo a Napoli, Maurizio avea ricevuto dal Baronetto un'altra missione. E qual si era questa? La più dilicata, la più nobile, la più scrupolosa che fosse stata mai affidata ad un uomo al mondo. Maurizio aveva da molti anni l'incarico di badare al sostentamento di cinque creature, figli naturali di Edmondo, e di cui egli conosceva perfettamente la dimora e lo stato di vita.

In che modo Maurizio adempiva a questa singolare e bizzarra missione, a cui il Baronetto l'avea destinato per sedare alquanto i rimorsi della propria coscienza? Maurizio riceveva ogni mese una somma, metà della quale serviva pe' suoi bisogni e per mantenersi con tutto il decoro d'un ricco gentleman (condizione indispensabile pel disimpegno del suo mandato presso il Duca di Gonzalvo) e l'altra metà era destinata al sostentamento de' cinque giovanetti, frutti delle giovanili follie di Edmondo, e per pagare gli agenti subalterni della fiducia di esso Maurizio. Questi cinque giovanetti, tra i quali era Daniele, e di cui due eran donne ricevevano la somma mensuale di cinquanta ducati. Maurizio teneva un agente di sua confidenza in ciascun paese ove dimorava uno de' figli del Baronetto. Prima di fissarsi in Napoli, Maurizio aveva personalmente visitato, secondo le indicazioni ricevute dallo stesso Baronetto, ciascun fanciullo al cui sostentamento egli dovea badare, ed erasi con la massima scrupolosità accertato dell'identità degl'individui. Con quanta dilicatezza ei dovesse diportarsi a tal riguardo e con qual circospezione, è ben facile immaginare, tanto più se ponesi mente allo stretto divieto ch'egli avea di far conoscere la provvenienza del sussidio mensuale ch'ei recava o facea recare a' figli del Baronetto. Benchè Maurizio avesse prescelto per agenti subalterni uomini di una probità a tutta pruova, li teneva però perfettamente al buio su tutto ciò che non era pratica di amministrazione; ei si serviva di questi uomini come di semplici braccia, come di strumenti meccanici e non intelligenti. Ogni mese Maurizio riceveva le cinque ricevute da' cinque individui che riscuotevano il denaro, e quelle ricevute ei mandava fedelmente al Baronetto, il quale vedeva a tal modo ogni mese la scrittura de' suoi figli, ed il suo cuore era almeno in ciò pago nel conoscere che questi innocenti non pativano difetto de' mezzi di vita.

Durante la dimora di Daniele a Manheim e nella casa del Baronetto, questi ricevè una volta da Maurizio Barkley, tra le altre quietanze dei suoi figli, quella benanche di Daniele, tranne che questa portava per cognome Fritzheim e non de' Rimini, imperocchè, se ben ricordano i nostri lettori, la prima volta che Daniele firmò la ricevuta de' cinquanta ducati, egli stava ancora in casa di Giacomo lo stradiere, e non si era dato ancora il fattizio cognome di de' Rimini. Oh se Edmondo avesse potuto sospettare che il giovin pianista italiano Daniele de' Rimini che albergava nella sua medesima abitazione ed al quale egli avea posto addosso tanto amore, altri non era che Daniele Fritzheim, suo figlio, frutto dell'infame seduzione sulla persona della sventurata Juanita di Gonzalvo! Ed oh! se Daniele, nel ricevere da ignota mano nel ricco ostello di Manheim la consueta polizza, avesse potuto supporre, che il vero donatore di quel danaro mensuale altri non era che il Baronetto Edmondo, Conte di Sierra Blonda, suo padre! Per qual cagione Edmondo avea formalmente vietato a Maurizio Barkley di rivelar giammai ai propri figli, e per qualsivoglia circostanza, il suo nome, le sue qualità, il suo ritiro e i vincoli di natura? Edmondo avea fatto tanti sventurati, avea portato il disonore in tante famiglie; ch'ei voleva, risarcendo in parte il male che avea fatto, rimanere ignoto a tutti, abbandonarsi senza disturbi alla vita riposata e tranquilla che si riprometteva di menare nel ritiro di Manheim. D'altra parte, ei temeva le private vendette, gli odii, le gelosie: temeva le rappresaglie de' suoi tanti nemici. Tra il suo passato e il suo avvenire egli avea posto una barriera, che volea non fosse valicata neppure dalla più nobile e sacra passione, l'amor paterno.

Un'altra circostanza dobbiamo ricordare ai nostri lettori, perchè nulla rimanga a tal riguardo senza spiegazione. Allora che Daniele si presentò per la prima volta agli occhi di Maurizio Barkley, questi pronunziò le seguenti parole Alla buon'ora! Eccone uno che gli rassomiglia! Ora non è più necessario spiegare il sentimento di questa frase. Maurizio alludeva alle sembianze degli altri quattro figli di Edmondo, dalle quali non avea potuto trarre nessun argomento di somiglianza.

Quando Maurizio ricevè in Napoli la quietanza di Daniele in data di Manheim, ei fu sorpreso del caso bizzarro il quale riuniva nello stesso paese il padre ed il figlio; ma nulla sapeva ancora che il pianista dimorasse Schoene Aussicht, vale a dire nella medesima abitazione del Baronetto. Laonde non sappiam dire da quanta maraviglia ei fosse preso nel ricevere dallo stesso Baronetto una lettera in cui questi gli dava notizia di aver dato ospitalità al pianista italiano Daniele de' Rimini. Maurizio ben conosceva chi era Daniele de' Rimini. Da questo momento oltre ogni credere dilicata e difficile addivenne la posizione del povero Maurizio. Doveva egli rivelare al genitore la dimora del figlio nella propria casa? Maurizio non prese a questo riguardo alcuna risoluzione, aspettò un'altra lettera dal Baronetto per potersi decidere a qualche passo. Ogni giorno Maurizio andava in casa del Duca di Gonzalvo, e questi lo ricevea sempre colle dimostrazioni della più grande amicizia, imperocchè il Duca avea sperimentato nel giovine inglese una esemplare probità ed un carattere franco, leale ed integerrimo. Edmondo, colle sue estese relazioni, avea fatto scrivere per Maurizio una possente lettera di raccomandazione da Spagna al Duca di Gonzalvo in Napoli, e questa lettera fu il mezzo d'introduzione per Barkley nella casa del nobile spagnuolo; il quale accordogli in seguito sì fattamente la sua fiducia che le porte della sua casa erano aperte in ogni ora del giorno all'Esquire Maurizio Barkley.