IV. L'ARDITA MENZOGNA
Maurizio fermò di andare a trovar Lucia Fritzheim. Pochi giorni appena erano scorsi dalla visita di Emma alla figliuola di Giacomo lo Stradiere. Nell'abitazione di Lucia tutto era cangiato di aspetto: la tristezza e la miseria erano in parte scomparse, tutto al presente era ripulito, rassettato; varie suppellettili nuove vi si vedeano, e le vecchie erano raffazzonate. Egli è tempo di dire che, dopo il crudele abbandono di Daniele e gl'infruttuosi tentativi di Padre Ambrogio, Lucia era stata colpita in sul principio da acuta febbre nervosa, e poscia da un lento morbo di languore che avea minacciato di strascinarla alla tomba, Padre Ambrogio avea prodigalizzato all'inferma i tesori della cristiana carità. I nostri lettori conoscono una parte della lettera che Lucia scrisse a Daniele: c'incumbe ora il debito di farla loro conoscere per intero: essa era del tenor seguente:
«Daniele, Daniele mio.
«Corre già il quarto mese che mi hai abbandonata, ho contato questi orribili giorni ora per ora, minuto per minuto. Non ti rivolgo nessun rimprovero; sono rassegnata alla mia sorte... Mi è noto che ami un'altra!... Iddio ti renda felicità. Io sto male, male assai: il cielo vorrà forse aver pietà di me togliendomi da questa vita, prima che tu divenga lo sposo di un'altra. Il medico della parrocchia ha detto a Padre Ambrogio ch'io entro nel primo grado di tisi: ho inteso bisbigliar ciò intorno al mio letto, essi mi credevano addormentata! Oh quanto ti ho amato!... Io ti sciolgo dal tuo giuramento, Daniele, e ti perdono la morte che mi dai. Soltanto ti prego, in nome della prima parola di amore che ci scambiammo, in nome di mio padre, che non abbandoni la mia infelice famiglia, la mia cara sorella, i miei fratelli, e soprattutto che non abbi più odio per quella povera creatura di Uccello... Sovvengati di loro quando sarai felice a fianco della donna del tuo cuore... Addio, addio... non udrai più a parlar di me che un'altra sola volta, quando cioè ti sarà per caso annunziata la mia morte... sarà questo il più bel giorno della tua vita, siccome il dì della mia morte sarà stato per me il più felice... Addio, addio, per l'ultima volta, Daniele, Daniele mio.
Lucia Fritzheim.
È noto il crudel destino ch'ebbe questa lettera: una parte di essa fu dannata alle fiamme, e un'altra ervì a rallegrare il pranzo di Daniele e de' suoi amici.
Indarno la misera Lucia aspettò una risposta; questa non venne, siccome più non venne l'ingrato Daniele. Noi non abbiamo voluto risparmiare a' nostri lettori il quadro delle sofferenze di Lucia, di quell'anima sì candida e bella. La religione e l'amor fraterno alleviarono soltanto in parte i suoi dolori. L'orrenda infermità ond'ella era minacciata fu rimossa mercè le paterne cure ed il senno di Padre Ambrogio, il quale, oltre alla personale assistenza, provvide per medici e per rimedi; e Dio gli concedè il sommo piacere di veder salva Lucia dall'inesorabile consunzione.
Dopo l'abboccamento ch'ebbe con Daniele, Padre Ambrogio, sperando sempre che questi sarebbesi ravveduto, nol perdè mai di vista, e s'informò della sua condotta, delle sue amicizie e relazioni: non indugiò quindi a scoprire che il giovine era perdutamente innamorato di nobil damina, la quale seppe esser la figliuola del Duca di Gonzalvo. Padre Ambrogio, per isvellere dal cuor di Lucia la sciagurata passione per Daniele, stimò rivelarle i novelli amori del giovine, confortandola a sbandire ormai dal suo cuore quel perfido, indegno di essere più oltre l'oggetto dell'amor di lei. A Lucia non produsse gran colpo una tale rivelazione, dappoichè non ostante le grandi precauzioni che Daniele aveva usate per nascondere i suoi novelli amori, già la miserella qualche cosa ne sapea, e già sospettava che al Palazzo S... dove la sua lettera era capitata, dovesse dimorar la donzella che le rapiva il cuore del suo amante.
Lucia tracannò l'amaro calice senza mettere un lamento: ella offrì al cielo, con nobile slancio di rassegnazione, il suo dolore, ed il pregò ferventemente che le desse la forza di sopravvivere a tanto spasimo, non per amore ch'ella portasse alla vita, oramai rendutalesi amara e pesante, ma per non togliere alla sua disgraziata famiglia l'ultimo braccio che le avanzava. Ella sentiva il dovere di vivere non per sè, ma pei suoi. E le sue preci furono esaudite dalla Provvidenza. Lucia ripigliò la sua forza, e comechè affranta dalle sofferenze, pareva attingere nell'amore della propria famiglia il coraggio e la vigoria.
Ella non potea soffocare nel suo cuore una passione ch'era divenuta una parte vitale della sua esistenza; ma si tenea paga di amare Daniele nel fondo dell'anima. Lucia avrebbe potuto fare impallidire il perfido nel cospetto medesimo della sua vaga, avrebbe potuto gittare nel mezzo dei due amanti la parola trovatello qual barriera insormontabile tra loro; ma Lucia, al pari di Maurizio Barkley, avea l'animo troppo elevato e il cuore troppo ben formato per discendere ad una vendetta che avrebbe renduto infelice il suo amante senza render lei meno sventurata. Lucia fece di meglio assai; fece quello che la religione insegna: perdonò ed amò.