Oltre di cento persone ingombravano quella camera. Quando il notaro fe' segno che si accingeva a leggere, un silenzio profondo ebbe luogo. I primi articoli del testamento erano l'enumerazione dei beni e delle ricchezze del Baronetto, dei suoi crediti, delle sue immense possessioni e dei suoi capitali versati su quasi tutta le Banche d'Europa.

Era una fortuna prodigiosa! due milioni e quattrocentomila piastre di Spagna, vale a dire, la rendita annuale di CENTOVENTIMILA COLONNATI, alla modesta ragione del cinque per cento. Questa fortuna era calcolata senza gl'innumerevoli crediti che il Baronetto vantava su molti cospicui banchieri di Londra, di Parigi, di Madrid, di Calcutta e di altri paesi. Non possiamo dipingere la sorpresa che colpì tutti gli astanti allora che il notaio lesse il seguente articolo:

«Di tutt'i suddetti miei beni mobili ed immobili coi titoli annessi, in mancanza di eredi legittimi, lascio mio erede universale il giovine Daniele de' Rimini, di Napoli, esercente la professione di pianista».

Tutti gli sguardi si volsero immediatamente verso Daniele, dagli occhi del quale lampeggiava una gioia superba e feroce. Un lungo mormorio interruppe la lettura. Ciascuno dimandava al suo vicino chi era quel giovine, donde era venuto, e quali relazioni eran passate tra lui e il Baronetto, per far decider questo a nominarlo erede universale di tutte le proprie ricchezze. In moltissimi surse il pensiero che il giovine italiano fosse figliuolo naturale del defunto, e che questi avesse voluto, morendo, fare ammenda del passato. Ma e perchè non legittimarlo? Il vasto campo delle congetture si diradò ed il silenzio più profondo si ristabilì, quando il notaio seguitò la lettura del testamento.

La maraviglia degli astanti si accresceva ad ogni parola di quel testamento straordinario. Con somma attenzione si prestava ascolto alle condizioni che il Baronetto metteva al possesso della sua eredità.

Un grido di sorpresa e di orrore, seguito da un subuglio indicibile, si udì alle parole;

«Il signor Daniele de' Rimini, mio erede ed esecutore testamentario, dovrà essere il custode del mio cadavere durante nove mesi a contare dal giorno della mia morte.»

Non era più possibile di proseguire la lettura, sì grande era la confusione ed il vocio che si sparsero tra i diversi crocchi. Tutti gli occhi eran volti a Daniele, il quale poco pensiere parea prendersi di quanto si diceva intorno a lui. Ogni articolo di quelle strane e terribili condizioni facea raccapricciare gli astanti. L'articolo undecimo delle condizioni prevedeva il caso in cui da Daniele si fosse mancato ad uno degli obblighi impostigli, e il dichiarava, ciò accadendo, scaduto dal diritto di eredità.

Il testamento conteneva nel seguito altre disposizioni, di cui citeremo le seguenti come le più importanti:

«Articolo 12º Lascio al mio schiavo Maurizio Barkley, in segno di riconoscenza, di amicizia e di affetto, la rendita annuale di Duemila piastre, ed il mio feudo a Yorkshire in Inghilterra denominato The Raven Spot (il sito del corvo).»