Dagli occhi del morto parve che balenasse uno sguardo elettrico e fulminante. Daniele vacillò, le ginocchia mancarongli... ei cadde e con esso il vassoio colla tazza. Si corse in suo aiuto, ma egli si rimise ben presto, balbettò alcune frasi di giustificazione, e chiese un bicchiere d'acqua però che si sentiva ardere il petto e mancare il respiro.

Prima di esporre a' nostri lettori il quadro terribile che pur ci è forza di ritrarre, vale a dire: IL FIGLIO PARRICIDA ALLA PRESENZA DEL CADAVERE DEL PADRE — dobbiamo sdebitarci di una promessa, ch'è quella di narrare il modo che tenne Daniele per involare dalla scrivania di Edmondo la chiave della scatoletta contenente la polvere di Upas.

Nel corso del giorno in cui Daniele avea meditato l'enorme delitto, poi che si ebbe congedato dal Baronetto dicendogli che il domani sarebbe partito per Darmstadt, il mandò a pregare che essendo quello l'ultimo giorno della sua dimora a Schoene Aussicht, voleva riavere il piacere di pranzare con lui. È a notarsi che, dal momento in cui nell'animo di Daniele era nato il funesto pensiero di por termine a' giorni del Baronetto, egli non ebbe più la forza di sedersi alla medesima mensa con lui; di che si scusò, adducendo per pretesto che la sua salute non consentiva che avesse pranzato in sul tardi. Il Baronetto accolse con estremo piacere il desiderio del giovine e il tenne quale attestato del suo affetto. Daniele pranzò col Baronetto: egli seppe abbastanza infingersi, bensì non tanto che la cupa preoccupazione del suo pensiero non trasparisse: ma Edmondo ne spiegò la ragione pel rammarico che il giovine dovea sentire per la prossima sua partenza. Poche parole disse Daniele durante il desinare, e pochissimo mangiò. Alquanti giorni innanzi, Edmondo, in una delle serali conversazioni che tenea cogli amici, avea detto di aver ricevuto da un suo corrispondente delle Indie la narrazione di un conflitto avvenuto nel Ponjab tra gl'Indiani e la guarnigione inglese. Daniele, a pranzo, fece cadere astutamente il discorso su questo fatto, e pregò il Baronetto di leggergli la lettera del corrispondente; il perfido giovine sapea che il Baronetto tenea questa lettera in uno de' cassettini della scrivania, e che una sola chiave aprivali tutti. Edmondo, di nulla sospettando, volea chiamare il suo cameriere per fargli prendere dalla scrivania la lettera; ma Daniele si offrì di recarsi egli medesimo nello studio per prenderla. Edmondo gli affidò la chiave. Daniele tornò colla lettera del corrispondente delle Indie. Egli avea già involata la piccola chiave che dovea servire a schiudere la scatoletta dell'Upas. Alzati di tavola, Edmondo abbracciò Daniele e tornò a pregarlo che la sera non fosse mancato alla solita riunione degli amici. E Daniele tornò a promettere che non sarebbe mancato la sera, siccome avea promesso in sè medesimo di non mancare la notte! Il compimento dell'infame delitto è già noto. Dopo aver somministrato il caffè al cadavere del Baronetto, Daniele si accinse ad eseguire le condizioni impostegli. Il cadavere di Edmondo fu vestito con quella proprietà e decenza ch'egli avea raccomandate. Il suo abito era tutto nero, così avendo egli disposto negli articoli suppletorii del suo testamento. Il cadavere dovea per l'intera durata de' nove mesi portare il lutto della propria morte. Egli avea comandato eziandio che ogni settimana se gli indossassero abiti nuovi. Il sarto francese fu incaricato di fornire ogni sabato le vestimenta nuove del Conte di Sierra Blonda. Daniele dovea vestire e spogliare il Baronetto, adempiendo verso lui all'ufficio di cameriere.

«La più minuta e scrupolosa cura sarà messa dal signor Daniele dei Rimini a tener mondo il mio corpo da qualsiasi impurità della corruzione.»

Quest'articolo delle condizioni facea fremere Daniele. Egli è vero che per effetto dell'imbalsamazione la putrefazione interna cadaverica è impedita, ma è egli mai possibile, senza le più assidue cure, impedire che si formi su qualche parte del corpo morto un principio d'impurità? E ogni giorno la biancheria doveva esser cambiata al cadavere!

Il Baronetto avea benanche disposto che ogni giorno il suo parrucchiere dovesse recarsi, come al solito, a Schoene Aussicht, per prender cura del suo capo e della sua barba. La paga del parrucchiere era triplicata. E il primo giorno, in fatti, dopo l'imbalsamazione, i capelli del Baronetto furono lisciati, scrinati ammorbiditi con finissimi olii e pomate; la sua barba fu pettinata ed allustrata, raccorciandosi i peli disuguali e livellandosi così bene come se il Baronetto avesse dovuto trarre a qualche festa di ballo. Così acconciatosi e vestito a bruno, il Conte di Sierra Blonda fu trasportato nella Camera verde, secondo le disposizioni del testamento. Egli venne adagiato sovra una delle magnifiche seggiole d'avorio a forma di baldacchino. Era questa sedia interamente coperta da soffici cuscini orientali, a disegni cinesi di color scarlatto. Nappe di fili d'oro scendevano da una specie di tettino della sedia, lavorato ed intagliato con tanta ricercatezza e con tanta minuta fatica che quel tettino era un capolavoro di scultura. I piedi di questa seggiola, non più lunghi di un palmo, rappresentavano quattro piccole pagodi con bambocci cinesi nell'interno, figuranti alcuni mandarini che fumavano. Il cadavere era coricato anzicchè seduto su questa seggiola, tranne che il busto era sollevato e appoggiato a morbidi cuscini. Le braccia del Baronetto erano adagiate in sul corpo in una positura semplice e naturale. Le mani erano intrecciate senza stento l'una nell'altra.

Nell'entrare in quella camera era impossibile il ravvisare un cadavare nell'uomo che riposava leggiadramente su quello splendido divano cinese. Il volto del Baronetto non era dissimile da quello ch'era quando era vivo, anzi una leggiera tinta di vermiglio si sfumava in sulle gote, effetto della preparazione del minio, ch'era entrato nella composizione dell'imbalsamazione. Nell'atteggiamento di quel corpo, nella giacitura del capo alquanto inchinato a destra, quasi che avesse guardato, dalla dischiusa finestra, gl'incanti paesaggi che si disegnavano sulle rive del Reno, in quegli occhi vagamente socchiusi, come per evitare la troppa luce che veniva dal giorno sereno e ricco di sole; in tutta la sua persona insomma nulla era che non avesse perfettamente simulata la vita.

Illusione spaventevole che metteva ad ogni istante il ghiaccio e la morte nel cuor di Daniele!

Il dubbio terribile che dalla lettura del testamento era nato nell'animo dell'assassino di Edmondo diventò orrenda certezza per una di quelle circostanze che la Provvidenza fa nascere al bisogno quando intende premiare o punire. Edmondo solea ricevere gli amici con tutta la splendidezza ed il fasto d'un milionario. Pel consueto, egli era vestito con giubba nera. E quella sera, ultima della sua vita, egli aveva indossato una giubba nuova. Daniele stimò per la prima volta vestire il cadavere con quel medesimo abito: e nel passarlo in sul corpo dell'estinto, si avvide di una carta ch'era nella tasca della giubba. Egli se ne impossessò. Era la lettera di Maurizio Barkley la quale contenea la rivelazione della vera entità di Daniele de' Rimini. È indicibile il furore da cui fu preso il perfido Daniele alla lettura di quella lettera... Egli versò segrete lagrime di disperazione; si strappò i capelli; la sua ragione si confondeva!

«Da quanto tempo mio padre era conscio del segreto? dimandava a sè stesso il forsennato... Io forse l'uccisi nel momento in cui egli sognava di stringermi al suo cuore!... Oh, ne son sicuro! Mio padre non avrebbe indugiato a palesarsi a me, a riconoscermi, a legittimarmi!... Mio padre! mio padre! Io ho ucciso mio padre! l'ho vilmente assassinato nel proprio suo letto, come fanno i ladri per impossessarsi d'un tesoro! ed io mi sono seduto alla sua mensa! Molte volte mi chiamò suo figlio!... La prepotente voce del sangue parlava in me! Ed io l'ho soffocata! Maledetto il momento che conobbi Emma di Gonzalvo!... Maledetto il momento che posi il piede a Manheim!... No, questa lettera è d'una data recentissima; essa non ha potuto arrivare che ieri!... ieri sera forse!! Mentre io meditava il delitto e mi accingeva a compirlo, mio padre sapea di avere in me un figliuolo!... All'alba forse egli sarebbe corso da me per abbracciarmi!... Ed io ho sepolto per sempre nel petto di mio padre un avvenire di amore, una vita di felicità!