E quest'ora terribile era giunta! E non solamente il cadavere del Baronetto ma tre altre persone doveano ascoltare quella musica e quel canto, i tre testimoni! Daniele, coll'occhio delirante, col vòlto pallidissimo, coll'anima lacerata a brani dal rimorso, si sedè al piano-forte. Il cadavere del padre gli era di rimpetto. Daniele fece sforzo incredibile nel porre le mani sulla tastiera: egli non si ricordava niente più, avea smarrito le regole dell'armonia, del contrappunto, non riconosceva più i tasti!! Ma di botto, la sua faccia s'irradiò, i suoi occhi scintillarono, la sua testa tremò... Una melodia dolcissima.... celeste.. straziante esalò da quella tastiera. Gli occhi de' tre testimoni si empirono di lagrime!... Era il Requiem di Mozart quello che Daniele avea sonato!

Sopraggiunta la notte, Daniele ordinò che il suo letto fosse trasportato nella stanza contigua alla camera verde. Nonostante il ribrezzo che gl'ispirava la prossimità del cadavere, egli non volea per tanto discostarsene in nessuna ora del giorno e della notte, imperocchè temeva che qualcheduno di quelli che aspiravano all'eredità del Baronetto avesse involato o fatto sparire il prezioso deposito, della cui custodia e conservazione esso Daniele era incaricato. La camera verde avea due usci, per l'un dei quali si andava allo studio del Baronetto e ad altre stanze, e per l'altro si riusciva sulla villetta. Di entrambi questi usci, ben chiusi, Daniele conservò le chiavi. Egli non volle far rimanere altro lume nella camera verde, durante la notte, che quella stessa lampada d'oro che soleva rischiarare la stanza da letto di Edmondo. Daniele accese dunque a fianco del Baronetto il lume; serrò con molta cura le finestre e le porte; dette un'occhiata al cadavere, e rimase a mezzo la camera, colpito da un pensiero che gli andò a toccare le più recondite fibre del cuore. Daniele era solo al cospetto di suo padre!

L'anima di costui il vedeva e l'udiva... Daniele pensò gittarsi a piede del cadavere di suo padre, sciogliersi in amare lagrime di pentimento, chiedergli perdono di avergli data la morte, non conoscendo esser lui suo padre; implorarne la benedizione. Un quarto d'ora all'incirca restò il giovine battagliando con sè medesimo; ma ogni volta che lo sguardo si portava sulla vittima, parea che questi il respingesse. Daniele non ebbe la forza di mandare ad effetto il suo proponimento, e poco stante, gittando un altro sguardo di angoscia sul cadavere, come se avesse voluto dargli la buona notte, si ritirò nella stanza contigua, dove avea fatto preparare il suo letto. Daniele, com'è a supporsi, non potè chiudere gli occhi per tutta la notte. Sebbene l'uscio che il separava dalla camera verde fosse chiuso a chiave, ad ogni momento sembrava allo sciagurato giovine che quella porta si aprisse, e che il Baronetto redivivo gli comparisse dinanzi per opprimerlo dei più strazianti rimproveri. Qualche volta Daniele, cascando a sonno per stanchezza, si destava poco di poi a soprassalto, col petto affannoso, colla faccia livida e cogli occhi smarriti; spalancava gli occhi, si poneva a sedere in letto, e volgeva lo sguardo atterrito intorno a se. Egli avea sognato che suo padre stesse seduto alla sponda del letto.

Altre volte il misero, non si tosto, dopo lunghe ore di agitazione, giungeva a prender sonno, sentiva nell'orecchio la voce del padre, e gittava uno strido altissimo, e si svegliava per non più raddormentarsi. Una notte, mentr'ei vegliava, secondo il consueto, e tenea rivolto lo sguardo sull'uscio della camera verde, vide di repente sparir la luce che rischiarava quella stanza!...

La lampada era spenta!

Daniele solea farla provvedere di tant'olio da poter durare la luce per molte notti. Come dunque si era spenta quella lampada? Lo sciagurato giovine fu preso da strani timori; volle alzarsi per trarre nella stanza del cadavere, ma non bastogli a tanto il coraggio; e stava con un violento battito di cuore. Mentre così rimanea perplesso ed insonne, Daniele porse attento l'udito... Un lamento fioco, indistinto, un pianto soffocato partiva dalla camera verde!! Fu così terribile l'illusione, che Daniele, balzato di letto, corse precipitosamente a destare i servi, e narrò loro lo strano fenomeno che avea colpito le sue orecchie. Si entrò con lumi accesi nella camera verde; si ricercò della cagione del lamento... Nulla si era mosso in quella stanza... Il Baronetto era sempre al suo posto, ironico e beffardo simulacro di vita!

Così Daniele avea passato circa una ventina di notti. Egli non era più riconoscibile: profonde occhiaie gli si erano scavate in sul volto! La sanità del suo corpo era perduta, la sua ragione era vicina a perdersi. Eppure, egli attingeva forza, energia e coraggio pensando all'avvenire, pensando alla sospirata fine di quei nove mesi, che dovevano partorire la Felicità. La felicità! Ecco L'OMBRA dell'uomo in sulla terra; essa è sempre indietro o innanzi a lui! La felicità non è che in Dio. La virtù soltanto avvicina l'uomo a Dio, e la morte sola fa sparire la distanza che li separa.

Fra gli altri fantasmi che confondeano la ragione e abbattevano la salute di Daniele, ogni giorno, nel primo entrare ch'ei faceva nella camera verde, pareagli che il Baronetto non si trovasse in quella medesima posizione in cui era la sera precedente. I camerieri si burlavano di queste allucinazioni di Daniele e si ingegnavano di richiamarlo alla ragione; ma tutto indarno, perocchè quelle allucinazioni erano figlie della rea coscienza. Ammirabil disegno. Il cadavere del Baronetto ch'era stata la serpe morale la quale avea roso le notti di Edmondo, era parimente il verme che rodeva le notti di Daniele. Per colpire le coscienze colpevoli, Dio si vale ben sovente delle loro stesse immaginazioni. In qualche notte, Daniele distraeva le sue veglie rimandando il pensiero a' tempi della sua fanciullezza. Allora egli pensava con orgoglio all'alta sua nascita, pensava con tenerezza alla madre sua di cui l'immagine se gli piangea ben viva alla mente; e cercava di adunare e collegare tutte le più lontane e sparse reminiscenze per trarne qualche illazione o spiega. Talvolta egli pensava con lacerante rammarico a' giorni tranquilli e felici della sua adolescenza passata sotto il tetto di Giacomo Fritzheim; ricordava l'amor tenerissimo della virtuosa Lucia; rimembrava le notti di placidissimo riposo che il ristoravano.. E un orrendo paragone il facea disperare!

Il riposo della virtù sotto l'umil tetto del povero: l'insonnia del delitto sotto le dorate volte del ricco palagio!