Erano scorse alquante settimane dal dì della morte del Baronetto. Una sera, dopo l'ora del tè, e dopo aver suonato il pezzo di musica e cantata un'aria, che per lo più era una melodia tristissima o una preghiera, Daniele era rimasto seduto al suo posto, vicino al piano-forte, abbattuto dagli sforzi di coraggio che tuttodì faceva, non meno che dalle veglie, da' rimorsi e dalle sofferenze morali. Egli era solo: i testimoni si erano ritirati. Il globo d'alabastro schiarava la camera e l'immobil fisonomia del Baronetto. Daniele, collo sguardo fisso sul cadavere di suo padre, era sepolto nella tristezza più desolante. Gli occhi del cadavere il faceano fremere, ma pure un fascino terribile, una forza inesplicabile costringevanlo a guardar sempre la faccia del padre. L'oscillante e vaporosa luce del globo d'alabastro disegnava stranamente gli angoli del volto del morto, e dava alla sua fisonomia qualche cosa di mobile e di vivo: quelle labbra pareano sogghignare, pareano socchiudersi per parlare. Daniele era agghiacciato di spavento, eppure non avea la forza di abbandonar quella camera. Di botto, la sedia a letto, su cui era adagiato il cadavere, si mosse, come se questo avesse fatto uno sforzo per levarsi.
Orribile a dirsi!! Il braccio destro del cadavere si alzò! Daniele mise un grido fortissimo e chiuse gli occhi. — L'upas!! l'upas!! che facesti dell'upas?
Daniele gittava gridi orribili!... I servi accorsero... e trovarono il giovine mortalmente svenuto.
VI. L'AMICO
Un uomo avea mosso il braccio del cadavere e profferito quelle parole. Egli era Maurizio Barkley!
Diamo la spiegazione di questa che all'apparenza può sembrare stranezza di Maurizio.
Nove giorni dopo la morte del Baronetto, Maurizio leggeva nelle Notizie diverse di un giornale francese:
«Ci viene scritto da Baden che nella città di Manheim è morto alcuni giorni fa il proprietario della bella tenuta di Schoene Aussicht. Egli è stato trovato estinto nel proprio letto, dopo aver passata la sera precedente a banchettare cogli amici. Egli ha lasciata una fortuna stragrande ad un giovine italiano, a patto che questi custodisca il cadavere di lui per nove mesi, nella stessa abitazione di Schoene Aussicht. La strambezza e la originalità di un tal testamento formano il subbietto di tutte le conversazioni».
Confessiamo di non trovare espressioni bastevoli a dipingere la sorpresa e il dolore del buon Maurizio a tal nuova inaspettata! Allorchè egli attendeva con ansia una risposta all'ultima lettera scritta al Baronetto, gli giunge, per via indiretta, la notizia della costui misteriosa morte! Non sappiamo dire quante volte Maurizio rilesse le parole del giornale francese, quasi non credendo agli occhi propri. Maurizio amava il Baronetto, l'amava con tanta appassionata venerazione, che avrebbe mille volte sacrificata la propria vita per lui. I trascorsi della vita di Edmondo, le costui follie, i pericoli incessanti a' quali si esponeva, erano cagioni di gravi cordogli all'animo del nobile schiavo, il quale, con tutto quel poco d'influenza che avea sul cuore del Baronetto, ingegnavasi di rimenarlo ad un tenor di vita meno esposto a pericoli ed a rimorsi. Edmondo ricambiò l'affetto dello schiavo con altrettanto attaccamento, e, poscia che questi l'ebbe cansato da morte imminente, Edmondo ringraziò il cielo di avergli conceduto un vero amico, e come tale sel tenne appresso a sè in prosieguo di tempo, affidandogli, siccome altrove dicemmo, gl'incarichi più difficili e dilicati.
Maurizio, prima di concepire l'ardente passione per Emma di Gonzalvo, non sentiva altro amore che pel Baronetto. E anche la sua passione per Emma non attenuò per niente o indebolì il suo amore per Edmondo. Era questo amore radicato nell'animo integro dell'Africano, così che se gli era renduto un elemento di vita. Maurizio amava il Baronetto siccome amava l'aria e la luce, con quell'amore cioè che più non si avverte, sendosi fatto abituale e intrinseco all'esistenza, con quell'amore placido, uguale, costante, inalterabile. Il Baronetto era per lui più che un padrone, più che un amico, più che un padre; era un nume! Maurizio era felice nell'amare Edmondo e dimostrarglielo con un attaccamento e con una fedeltà a tutta prova, siccome era felice nell'amare la figliuola del Duca di Gonzalvo e nasconderglielo. Alla notizia della morte del Baronetto, Maurizio non avea pianto, non avea messo gemiti e grida, siccome suol disfogarsi un acerbissimo dolore: il suo primo movimento fu porre la mano sopra uno stiletto inglese che portava sempre addosso. Ma nel puntare il pugnale contro il proprio petto, due pensieri il rattennero: la notizia poteva esser non vera o almeno esagerata; se vera, un delitto era stato commesso e a lui spettava il vendicarlo.