L'ospitalità tradita con un delitto a Bajonna, additava L'OSPITALITÀ TRADITA CON UN DELITTO a Manheim!

Juanita sedotta diveniva la madre di Daniele parricida!!...


Tiriamo un velo densissimo sulle funeste conseguenze di una colpa, sulla quale Juanita pianse a lagrime di sangue. Inauditi sacrifici di ogni giorno, di ogni ora, di ogni minuto; palpiti orribili di paura, di vergogna; sussulti di speranza, angoscie di cuor tradito nella sua piena annegazione; preghiere fervidissime rigettate dal più duro cinismo; amarissime lagrime divorate nel segreto delle notti; apprensioni terribili; ecco la storia di questa misera esistenza di donna. Juanita s'infermò, la sua malattia fu avventurosa, perocchè essa, celando la colpa, allontanava la vendetta del Duca che sarebbe piombata terribile su lei e sul perfido amico.

Dopo un anno della dimora del Duca di Gonzalvo e di Juanita nell'ostello del Baronetto a Bajonna, un bambino apparì in quella casa. Daniele fu detto esser figlio di una cameriera ch'era stata presa a' servigi di Juanita. Per molto tempo durò la simulazione.

Edmondo avea gittato l'ipocrita maschera. Ogni speranza era morta nel cuor di Juanita! La disperazione avrebbe indotto la misera donzella a porre un termine ai propri giorni, se un poderoso sentimento non l'avesse obbligata a vivere, l'amor materno.

Ma un giorno, orribil giorno! tutto fu discoperto agli occhi del nobile Duca di Gonzalvo. Uno slancio di amor materno avea tradita la sciagurata Juanita! Il Duca si abbandonò a tutti gli eccessi di un furore che non conosceva alcun limite. La mano del fratello avea colpito l'infelice vittima del più vil tradimento. Ella fu salva per miracolo dall'ira del nobile che aveva una benda di sangue innanzi agli occhi. Edmondo si era codardamente involato alla vendetta dello spagnuolo.

La madre eziandio fuggì col fanciullo, scampato per prodigio al furore del Duca. Per ben tre anni Juanita errò in Francia e in Italia; comprando la sua vita e quella del figlio colle fatiche delle proprie braccia. Sovente lo scherno o l'ingiuria accoglievano le sue istanze per ottener lavoro. Intanto per le vicende de' tempi e per la fortuna delle armi francesi in Ispagna, la condanna del Duca di Gonzalvo era annullata. Juanita, tenendo per certo il ritorno del Duca suo fratello in Siviglia, concepì la speranza di un perdono per un fallo, di cui ella stessa era stata la più misera vittima, e che già aveva espiato con parecchi anni di abbandono, di miseria e di crudeli fatiche, Juanita deliberò di far ritorno in Ispagna. Ella si trovava allora nelle nostre Calabrie.

Per mandare ad atto il suo proponimento, ella scrisse una lettera commoventissima ad un vecchio amico della sua famiglia, implorandone i buoni uffici appo il fratello, e pregandolo di mandarle del denaro per intraprendere il lungo viaggio. In questa lettera essa gli raccontava la serie dolorosa delle sue sciagure, i giorni di miseria e di vagabondaggio ch'era stata costretta a menare per sostentare il pargoletto figliuolo, e faceva tal quadro tristissimo della propria situazione da dover muovere anche un macigno.

Dopo non pochi mesi giunse una risposta a questa lettera. Il vecchio amico della nobil famiglia di Gonzalvo le scriveva: essere il Duca tuttavia fuori della sua patria, non avendo voluto profittare della grazia concedutagli, per rimaner fedele e devoto al suo legittimo Sovrano. Soggiungeva la lettera che il Duca si era ammogliato da parecchi anni con Isabella di Monreal, la quale avea voluto seguir la sorte di suo marito, e che avea fatto porre nelle condizioni del matrimonio di non dover giammai il Duca suo marito accogliere novellamente in casa la sciagurata Juanita, disonore della propria famiglia. L'amico esortava nella lettera la disgraziata giovine a dismetter l'idea di andar giammai a raggiungere il fratello, dal quale non avrebbe ricevuto accoglimento veruno; sconsigliavala parimente a ritornare in Ispagna, dove il suo nome era esecrato e dove non avrebbe incontrato che ingiurie e abbandono da tutti gli antichi amici della sua casa. Tutta la lettera era dettata con una durezza di cuore che si spingea fino al sarcasmo e alla derisione. Il cuore di Juanita fu trapassato da acuta freccia essa si tenne abbandonata da Dio e dagli uomini. Allora che ricordava i giorni della sua innocenza, gli agi, gli onori, i piaceri, l'amore della sua famiglia, ed ora si vedea caduta all'imo della sventura e della prostrazione, l'infelice facea risuonar l'aere del suo meschino abituro con grida e pianti altissimi, che faceano gridare e piangere il fanciulletto Daniele, senza che avesse compreso la ragione di quelle lagrime e di quei gemiti. La madre stringeva al seno l'innocente figliuolo, il divorava di baci, ed alle infantili dimande di lui non sapea rispondere che con lagrime e carezze.