Noi non tenteremo di rimuginare nella melma di quel cuore e rimestarvi le passioni odiose che il fanno pulsare e vivere. Sfuggito all'umana giustizia, Daniele è sotto l'invisibil PROCESSO d'un'altra giustizia, alla quale nessun reo può sottrarsi. Noi però non oseremo gittare un'occhiata nel fondo di quel cuore, caos tenebroso e terribile, su cui è sospeso il fulmine di Dio. Questa volta Daniele non fu introdotto nel modesto stanzino da studio del Duca di Gonzalvo, bensì nel gran salotto, di ricevimento. Nel riporre il piede in quella casa, l'antico maestro di Emma fu preso da una forte vertigine e dovè appoggiarsi contro un muro per non cadere. Entrando nel salotto, ei disse al cameriere di annunziare al Duca di Gonzalvo un signore che dee parlargli per negozi d'importanza. Egli volea sorprendere il Duca alla sprovvista.
Siccome accennammo la famiglia di Gonzalvo era tuttavia a letto, però conveniva a Daniele di aspettare: ei si sedè sovra un canapè, e si abbandonò alle profonde meditazioni che gl'ispirava la sua situazione. Tutto quanto gli era accaduto sembravagli un sogno strano e orrendo? Non per tanto egli tornava ricco, ricchissimo! La sete ardente della sua giovinezza era appagata! Due volte milionario!! Quest'idea non era più per lui l'oasi lontana, inaccessibile a' suoi passi, meta favolosa delle sue febbrili aspirazioni; e sibbene era una realtà, un fatto! il più ricco tra i giovani! Tra pochi momenti avrebbe riveduta Emma di Gonzalvo, la superba spagnuola, che aveva affettato disprezzo per lui meschino maestro di musica! Tra pochi momenti avrebbe riveduto quel Duca orgoglioso e altero che tanto lo aveva umiliato in quell'ultimo abboccamento ch'egli si ebbe con lui! Daniele mormorava tra i denti con sogghigno:
— Ah! Signor Duca di Gonzalvo, voi dicevate che una stolta speranza mi aveva illuso: perdonavate alla mia fanciullezza l'audacia delle mie parole, chiamaste insulto la mia proposta di matrimonio! Ah... Signor Duca, gli è vero che allora io non aveva due milioni da offrirvi; ma io allora era giovine, avea genio, speranze, ERA INNOCENTE!! Oggi, io vengo a portarvi il MILIONE che voi mi chiedete per mezzo della mano di Emma! Un milione rappresenta dieci generazioni di nobiltà; un milione è una potenza, una grandezza, uno stato. Furon queste le vostre parole, signor Duca! Ed eccovi soddisfatto! Io ritorno milionario, siccome vi promisi.
La faccia di Daniele si allividì maggiormente, ed egli soggiunse cupamente, e con infernale sarcasmo.
— Ma voi, signor Duca, dimenticaste di aggiungere queste altre parole ch'io soggiungo alle vostre: Un milione rappresenta ancora dieci generazioni di coscienze impure; un milione è un marchio d'ignominia per la fronte di un uomo.
Poco di poi Daniele ripigliava sempre tra sè:
— Direte da parte mia a Daniele de' Rimini che adempia esattamente agli obblighi impostigli, perchè Emma sua cugina, lo aspetta! Che intese dire quell'uomo? Emma mia cugina! Eppure, sempre che penso allo strano rapporto delle mie reminiscenze infantili, sempre che penso all'impressione che fece in me quel ritratto del Duca, che io vidi in questa casa in quell'ultimo giorno che io qui venni, non so perchè trovo spiegabile il mistero di questa parentela! Emma, mia cugina! E il Duca che mi colmava di umiliazioni e d'ingiurie è dunque mio zio! mio padre gli era dunque fratello, o mia madre sorella! Quando ricordo la spiacevole impressione che il nome di Gonzalvo produceva sull'animo di mio padre, non posso che sempre più convincermi delle relazioni che han dovuto passare tra loro!.. Ma questo mistero tra poco sarà schiarato! Tra poco il superbo spagnuolo dovrà in ogni modo umiliarsi al mio cospetto! Oh il denaro è pur la gran potenza! Ora io mi sento grande quanto le più grandi sommità sociali, mi sento forte, ardito, superiore a tutti... Ora si che si può vivere!
Ciò dicendo, un urto di tosse cupa e profonda si fece udire dalla cavità del suo petto; e due fiammelle di rosso carico apparvero sulle sue gote. In questo, il Duca di Gonzalvo entrò nel gran salotto di ricevimento. Daniele si alzò, chinò la testa, e nulla disse, aspettando che il Duca l'avesse riconosciuto.
— Chi è il signore, e che cosa brama? chiese il nobile tenendosi all'impiedi.
— Non ho il bene, signor Duca di essere da lei riconosciuto? disse Daniele, fissando gli occhi sul volto di lui.