Il Duca il ragguardò con grande attenzione, cercando di richiamare le sue rimembranze, ma non potè risovvenirsi di quel personaggio che gli stava dinanzi. Daniele era del tutto cangiato; la sua barba, il suo pallore cinereo, l'aria del suo volto, le spalle alquanto ricurve ne avean fatto un altro uomo, per modo che non pure al Duca ma a chiunque altro più intrinseco col giovine, sarebbe stato impossibile il riconoscerlo.

— Non ricordo di lei, disse freddamente il Duca di Gonzalvo.

— Allora aiuterò le rimembranze di lei, signor Duca, pronunziando il mio nome che forse non le sarà uscito di memoria. Io sono Daniele de' Rimini.

— Daniele de' Rimini! ripetè il nobile, e stette per qualche tempo in cerca de' propri pensieri.

— Non ricorda il mio nome, signor Duca? Ricorderà io spero, il maestro di piano-forte di sua figlia Emma.

Il Duca ebbe un soprassalto di sorpresa.

— Ah! voi, signore! Voi, Daniele de' Rimini, quel giovine ch'ebbe la follia d'innamorarsi di mia figlia!

— Per lo appunto, signor Duca, io sono quel desso!

— Ah! bravo! mi fa veramente piacere di rivedervi, signore; piacciavi di accomodarvi. E da quanto tempo siete di ritorno in Napoli?

— Da pochi giorni, signor Duca, rispose Daniele sedendo sovra una poltrona.