— È vero quanto costui dice? dimandò il Duca esterrefatto al genero.

— È vero, rispose Maurizio con pacatezza.

Il Duca fe' velo delle mani alla faccia e restò atterrato: non mai umiliazione maggiore quel superbo avea sofferto. D'improvviso i suoi occhi s'incendiano di fuoco, tutta la sua persona trema per compressione d'ira che sta per iscoppiar terribile.

— Sciagurato, ei grida, mi pagherai colla vita l'agguato al quale mi hai colto.

Ciò dicendo, si spingea matto di rabbia contro Maurizio, ma Daniele il rattenne, dicendo:

— Frenate la vostra collera, signor Duca, un tal matrimonio è nullo; io lo distruggo.

— Che! sarebbe possibile! esclamò di Gonzalvo.

— Gli schiavi non possono contrarre matrimonio senza il permesso dei loro padroni. Oltre a ciò essi non possono torre in moglie una donna libera.

— Cielo, ti ringrazio; mia figlia è salva almeno! tornò ad esclamar di Gonzalvo; indi, rivolto a Maurizio, gli disse con voce soffocata dalla rabbia:

— Vilissimo schiavo, la tua perfidia senza pari sarà punita: tu darai severo conto alle leggi della tua condotta verso di me... Esci, esci dalla mia presenza, e preparati al castigo dovuto alla tua infame dissimulazione.