— Costui mi appartiene, disse Daniele, egli è mio schiavo, mi seguirà; a me spetta il punirlo; andiamo. Ci rivedremo tra poco, signor Duca: ma fin da questo momento Emma è libera!

— Figlia! Figlia mia! sposa di uno schiavo!! O vergogna incancellabile! o macchia esecrata che avvelenerà il resto dei miei giorni! Signore, ripongo il mio decoro nelle vostre mani, disse poscia a Daniele, fate che al più presto un tal matrimonio sia dichiarato nullo, e disponete di me, della mia vita, delle mie sostanze, della figlia mia.

— Io so quello che debbo fare, rispose Daniele con ghigno feroce, e si appressava a menar seco Maurizio, quando costui, dato un forte e terribile crollo di braccia, fece barcollare e stramazzar Daniele; afferrò colle due mani che gli erano rimaste libere, il polso di Daniele e quelle del Duca, e con ferma voce e pacata disse:

— Fermatevi, e ascoltatemi entrambi! Tocca ora a me di parlare. Figlio di Juanita di Gonzalvo, io non sono tuo schiavo, nè sono più lo schiavo di alcuno. Prima di contrarre matrimonio, chiesi ed ottenni la libertà da Edmondo Brighton, tuo padre: ne conservo l'autentico attestato che all'uopo farò valere. Fratello di Juanita di Gonzalvo, non vergognarti di aver dato tua figlia in legittima sposa ad un uomo libero e da bene. Se il cielo mi fe' nascere schiavo, nessuna viltà contaminò mai la mia vita, nessuna colpa bruttò la mia coscienza; la mia fronte è pura e serena, i miei sonni son placidi. Nato nella più brutale condizione, seppi, colla sola virtù, infrangere i ceppi del servaggio ed innalzarmi su tutte quelle misere creature, miei compagni di sventura, ed umana mercanzia. Oggi io non sono che l'Esquire Maurizio Barkley, proprietario di Raven-Spot in Inghilterra, e mi credo tanto superiore a voi altri quanto la farfalla su i vermi schifosi della terra. Se io non sono nobile per nascimento, non porto un nome disonorato: i miei figli andranno superbi del padre loro, e non dovranno arrossare per l'origine di certi titoli più ignominiosi del marchio di schiavitù di cui mi fate una colpa. Se io non sono ricco quanto voi, non ho guardato a vista un cadavere per nove mesi, nè mi sono sporco le mani con ignobili e vergognose transazioni. Se io non vi ho portato un milione, signor Duca, vi reco in vece la più sicura guarentigia della felicità di vostra figlia, la mia vita incontaminata e la purezza dei miei sentimenti. Se la vostra stolta superbia si offende e si addolora all'idea di aver data vostra figlia in isposa ad un uomo ch'è stato uno schiavo, il vostro amor paterno dee rallegrarsi al pensiero di non aver oggimai nulla a temere per la felicità di lei. Ricordatevi, signor Duca, che l'uomo a cui avete dato gli epiteti di vilissimo e d'infame è quello stesso che salvò la figlia vostra da sicura morte. E tu, Daniele, sappi che senza il coraggio e l'affetto dello schiavo Quickeye, tu non saresti ora milionario, perocchè tuo padre sarebbe morto prima nell'Isola di Cuba. E sappiate l'uno e l'altro che, se giammai un pericolo minaccerà i vostri giorni, immancabilmente mi troverete al vostro fianco. Oggi io sono libero, indipendente, forte e felice; se mi accettate per amico, lo sarò franco, sincero, devoto; se mi volete nemico, io vi disprezzo entrambi com'esseri deboli e inermi, incapaci di lottar meco. Pensateci, signor Duca; e tu, Daniele, pensa che io potrei schiacciarti con una sola parola: ascoltala e fremi.

Maurizio si accostò all'orecchio di Daniele e profferì questo solo motto: Upas.

Daniele gittò un grido selvaggio; una tosse orribile il colse e gli lacerò il petto. Maurizio era sparito.

Dopo alcuni momenti, il nuovo Conte di Sierra Blonda era trasportato nel suo palazzo a Toledo in uno stato che agghiacciava il cuore dei suoi servi. Condotto privo di sensi al suo domicilio, dopo la crisi violenta e terribile che lo avea assalito in casa del Duca di Gonzalvo, e messo a letto incontanente, Daniele restò come persona morta per tutto il resto di quella giornata, e per metà della notte.

In sull'una, l'etico dischiuse gli occhi. Due uomini vegghiavano al capezzale del suo letto; Padre Ambrogio e Maurizio.

IV. QUI AMAT DIVITIAS, FRUCTUM NON CAPIET EX EIS

Per maggior dilucidazione di questi avvenimenti, ricordiamo che il mattino della orrenda notte in cui fu commesso l'assassinio del Baronetto, allora che Daniele entrò nel costui studio, trovò che questi era occupato a suggellare una lettera per Maurizio Barkley. Ricordiamo le parole del Baronetto, il quale avea detto al suo ospite: Questa mattina io sono veramente felice, imperciocchè con quella lettera che ho spedita nel vostro paese, a Napoli, mi sono sdebitato di un antico dovere di gratitudine.