Quella lettera era la libertà di Maurizio, che questi avea dimandata, avendo già qualche lontana speranza di sposare la figliuola di Gonzalvo. Ricordiamo eziandio che nella lettera che Maurizio avea scritta al Baronetto per rivelargli l'entità di Daniele, e che quegli avea ricevuta qualche ora innanzi di morire, erano queste parole: Vi rinnovo la preghiera che vi diedi coll'ultima mia lettera: vi dirò le ragioni della mia richiesta. Si comprende oramai qual era la preghiera, di Maurizio e quali le ragioni di essa.
I medici chiamati ad assistere Daniele, dichiararono offrire il suo male pochissima speranza di salvezza. Padre Ambrogio e Maurizio non si erano, neppure per un momento, allontanati dal letto dell'infermo, il quale sembrava compreso di stupefazione: poco o nulla intendeva. A quando a quando figgeva lo sguardo in sul volto del sacerdote e di Maurizio, e nulla dicea; pur nondimeno parea tocco di riconoscenza per le cure di cui gli eran prodighi quei due uomini. Un giorno era scorso dal momento che Daniele fu tratto semivivo al suo domicilio, quando stretta la mano di Padre Ambrogio gli disse:
— Padre, imploro da voi una grazia.
Eran queste le prime parole che Daniele avea pronunziate dopo la crisi violenta da cui fu assalito.
— Lodato Iddio! esclamò il sacerdote, egli ne riconosce! Parla, figliuol mio; noi qui siamo a servirti a tutto quello che può contribuire alla tua guarigione.
— La mia guarigione!
Daniele sorrise amaramente. Egli era rassegnato.
— Padre, ripigliò con voce debolissima, io più non mi lusingo sul mio stato; sento che la vita mi sfugge: la giustizia di Dio mi ha raggiunto!... Possa la mia morte espiare il mio delitto!
— Il tuo delitto!
— Sì, Padre, tutto vi rivelerò tra poco, se Dio assisterà la mia ragione e mi farà la grazia di farmi confessare i falli della mia vita. Ma, prima di tutto, intendo mantenere il giuramento da me fatto al letto di morte del mio benefattore.