— Non abbandonarmi anche tu, Lucia... il mondo mi abbandona! Addio... per sempre... io moro!

E da quel momento la voce fu morta!!

Giunse il notaro; giunsero gli ufficiali dello stato civile per le formalità del matrimonio.

Daniele, mercè l'assistenza efficace di quel santo uomo di Padre Ambrogio, già si era preparato, col divino ausilio della religione, all'eterno viaggio.

Irreparabile sventura! Il milionario non avea fatto alcun testamento, ed ora ei non poteva in nessun modo manifestare la sua volontà.

L'ora terribile era suonata!

Veggendo che non ci era tempo da perdere, si pensò di strappare almeno un cenno dal moribondo col quale avesse manifestato di sposare Lucia. Ciò sarebbe bastato perchè la sventurata giovinetta fosse considerata qual vedova del milionario: era ad ogni modo una maniera di testamento.

La stanza dell'infermo era gremita di gente. Non vi era cuore che non palpitasse per la misera donzella, la cui commovente fisonomia, il cui pallore e le cui virtù le aveano attirato l'amore di tutti. Si desiderava con ansia che il matrimonio avesse luogo.

Gli ufficiali dello stato civile si erano seduti. Uno di loro, accostandosi al letto del moribondo, dimandò ad alta voce:

— Signor Daniele de' Rimini-Brighton, Conte di Sierra Blonda volete voi sposare in legittimo matrimonio Lucia Fritzheim, figliuola del fu Giacomo?