Lo straniero si avvicinò quindi a Lucia e prendendole la mano con sembiante affettuoso: — Gentil giovinetta, le disse, il tuo infelice stato, l'elevatezza del tuo animo, il tuo dolore han fatto in me un'impressione ch'io non so dirti. Il mio primo pensiero, giungendo in questa città, è stato di conoscerti, dappoicchè fin nelle lontane regioni donde io sono partito mi furon fatti da Maurizio Barkley gli elogi della tua virtù impareggiabile; la tua storia mi è nota, come quella del disgraziato giovine che tu hai amato. Già da molti anni tu hai appreso a soffrire e a rassegnarti. Iddio ti ha chiamata, a quest'ultima pruova: alza dunque la nobil fronte, rasciuga le lagrime. Ormai non ti resta che a pregare l'eterna pace all'anima del tuo Daniele. Ma il cielo non ha permesso un precipitato matrimonio, sul quale forse sarebbero corsi i più scellerati comenti del mondo, e che avrebbe gittata un'ombra sulla tua incontaminata virtù: ti avrebbero, se non di altro, accusata di cupidigia e d'ambizione. La Provvidenza disnoda meglio degli uomini i drammi della vita. Essa non permise che tu portassi un nome non puro di macchie; non permise che la fede del tuo imeneo fossero i ceri della morte... Lucia Fritzheim, al subblime tuo cuore conviensi un cuor puro e vergine di affetti; alla tua mano ardente di giovinezza conviensi una mano parimente giovane e forte, e non già quella di un cadavere. Io ti offro il mio cuore, la mia mano, e il mio nome ch'è pur quello di Daniele. Io sono Eduardo Horms-Brighton di Glascovia, figlio di Edmondo Brighton, e fratello di Daniele. Chiamo in testimonio della verità de' miei detti Dio primamente, e poscia il mio amico e nobil uomo Maurizio Barkley.

Un lungo mormorio di sorpresa e di ammirazione passò tra i diversi gruppi degli astanti.

Lucia qual trasognata guardava il giovin forestiere e Maurizio sul cui volto lampeggiava un raggio di gioia. Oppressa da tante rapidissime emozioni, ella svenne tra le braccia della sorella Mariella e dei fratelli ch'erano accorsi ad abbracciarla.

La sera di questo giorno, l'appartamento di Daniele era vestito di magnifici lugubri parati, e le sue spoglie esanimi riposavano su splendidissimo feretro. Cento torchi lunghissimi e tetri proiettavano la loro sinistra luce sui neri lenzuoli di morte che coprivan gli usci e le pareti di quasi tutte le stanze.

Per qualche ora nella camera dov'era il morto si erano udite le preci ed il pianto dei fratelli di Lucia. Padre Ambrogio facea lor ripetere sacri salmi. Uccello guardava il cadavere di Daniele con occhio stupido e selvaggio; ei sorrideva e non dicea motto. Cessata la preghiera, egli si accostò a Padre Ambrogio, e, ridendo gli disse:

— Padre Ambrogio, ora, il contino non può più battermi n'è vero?

Il sacerdote gli comandò silenzio, e seco trasse l'idiota fuori di quella stanza, non senza fare la più trista considerazione sulle parole profferite da Uccello, che portavano in sè il marchio della Divina giustizia.

I nostri lettori ricorderanno che fin dal tempo in cui Daniele era in casa di Giacomo, quei fanciulli gli aven dato il titolo di contino. Il futuro avea forse lampeggiato su quelle anime innocenti?


Maurizio Barkley vegliò tutta la notte a fianco del Cadavere di Daniele. Egli rimanea lunghe ore in contemplazione di quelle spoglie, e nella sua mente si aggiravano pensieri strani, indicibili, e che per lo addietro non si erano mai presentati al suo spirito.