— Chi ha ferita la gamba del mio cavallo? grida con voce stentorea, e con gli occhi fiammeggianti di rabbia e di vendetta.
— Io, risponde Uccello ridendo sempre, come quando solea fare qualche burla alla vecchia fantesca e di cui prendea tanto sollazzo.
— Tu! esclama Daniele ruggendo qual leone.
Ed alzava la frusta per colpire l'infelice idiota.
Padre Ambrogio s'interpose e fermò il braccio di quel furibondo.
Un grido intanto era partito dal letto ove giaceva il moriente.
Era Giacomo che tutto avea udito, tutto compreso!...
Oh spettacolo terribile! Il vecchio avea levato il capo dal cuscino come da una tomba: sembrava una larva, un fantasma.
— Ingrato!... ingrato!... mormorava il misero con voce soffocata dai singulti della morte... Iddio mi aprì gli occhi in sull'orlo... della fossa... Tu vuoi... colpir mio figlio Giovanni... come già... mi hai distrutta... mia figlia Lucia... Va, figlio del peccato... Tu tradisci un moribondo. Va... ingrato... se tu mediti io spergiuro... Iddio ti punisca!..
Lucia manda un urlo disperato... il sacerdote immantinente chiama alla calma il moribondo che si mostra pentito dell'ira subitanea in cui la ferocia di Daniele lo avea gittato... guarda il crocifisso e tenta di dire qualche cosa, ma non può finire una parola, che termina in un singulto profondo. Il misero era ricascato in su i guanciali.