Egli era morto!
Pochi momenti dopo questa scena di spavento, nella camera ove giaceva il cadavere di Giacomo non era altri che Padre Ambrogio, che recitava d'accanto al morto la seguente prece:
«Onnipotente Iddio, col quale vivono coloro che muoiono nel Signore, e col quale le anime de' fedeli, poi che libere sono dal fardello della carne, sono nella gioia e nella felicità, noi ti ringraziamo dal profondo del nostro cuore per esserti piaciuto di liberare questo nostro fratello dalle miserie di questo mondo di peccati: e non tralasciamo di pregare la tua misericordiosa bontà di ammetter lui ben presto nel novero de' tuoi eletti.»
Non dobbiamo trasandare di osservare che Uccello, per impedire la partenza di Daniele, di soppiatto armatosi della sciabola di suo padre, che n'era provvisto come militare doganiere, avea ferita la gamba del cavallo del giovine, senza che alcuno della famiglia addato se ne fosse.
Uccello aveva avuto bastante lucidezza di mente per comprendere che Daniele non avrebbe potuto andarsene a piedi alla sua abitazione che era ben lungi di quella strada; e che gli sarebbe stato impossibile di trovare una carrozza in quella via solitaria e ad un'ora si avanzata della notte.
IV. UNO SGUARDO INDIETRO
È necessario toccar qualche cosa che alla storia di questo giovine si riferisce, innanzi di proseguire il nostro racconto.
Daniele, in tutto il tempo ch'era stato in casa di Giacomo lo stradiere, non si distingueva dagli altri figliuoli di questo dabben uomo, sì per l'amore onde corrispondeva ai beneficii di quella famiglia, sì pei modi rispettosi e umili, ch'ei teneva inverso Giacomo e la costui consorte; i quali siffattamente lo amavano, che a tutt'i vicini e agli amici soleano dire che Iddio avea mandato loro quel caro fanciullo in compenso dell'infelice Uccello, miseramente privo d'intendimento. Daniele era un giovinetto affettuoso benchè un poco troppo serio per la sua età, perciò che mai o rarissime volte si abbandonava ai giuochi e ai divertimenti degli altri figli di Giacomo ei se ne stava in disparte; e mentre quelle creature baloccavansi in un modo o in un altro, egli avea paura di bruttarsi le vesti o le mani. Giacomo e la moglie queste tendenze così singolari in un fanciullo attribuivano ad una certa natural propensione ch'egli avesse per la nettezza e l'appariscenza della persona, mentre quelle altro non erano che un istinto di superiorità su gli altri fanciulli, i quali, non badando a tenersi puliti, meno belli di lui o meno decentemente si mostravano a coloro che venivano a far visita al signor Giacomo.
Questa tendenza che in sul principio pareva tanto innocente e commendevole, prese bentosto il suo vero aspetto allora che il fanciullo crebbe in età. Ben presto Giacomo discoprì nel trovatello un vizio radicale del cuore e si adoperò a correggerlo, a drizzarlo a bene, ma fu tutto indarno; il vizio era nel sangue del fanciullo: quanto più egli diventava adulto e grandetto, tanto più in lui si appalesava la passione della vanità. Oltracciò, Daniele aveva un sentimento che molto si avvicinava all'odio per l'infelice Uccello: sentimento ch'ei non dissimulava ne' momenti in cui si trovava solo coll'idiota, però che non si facea scrupolo di beffarlo, di maltrattarlo con epiteti ingiuriosi, e sovente di batterlo. Il misero Uccello piangeva, ma non si arrischiava a dire al babbo il motivo del suo pianto, che se questo avesse fatto, non gli mancavano altre più forti battiture, con cui quel cattivello di Daniele vendicavasi dei rimproveri che gli venivano da Giacomo. Un fatto narreremo il quale, sebbene puerile, ebbe influenza grandissima nello sviluppo di quell'odio che Daniele nutriva per l'infelice Uccello.
Solevano que' fanciulli presso che in ogni sera sollazzarsi con qualcuno di quei giuochi infantili, di cui si conservano poscia gratissime ricordanze tra i quali i più frequentemente messi in opera erano i giuochi delle merenducce, della mosca cieca, del capo a nascondere, dei pilastri, del guancialino d'oro, dell'oca, delle capannelle, del buffetto ed altri consimili. La più grande ilarità soleva regnare tra quelle care ed innocenti creature. Il più delle volte Daniele non prendeva parte a questi giuochi e si accontentava di starsene a rimirarli; ma talvolta, istigato dai suoi fratelli (così chiamavansi tra loro) e premurato dalla madre, il Contino (abbiam già detto perchè un tal nome fu posto a Daniele) degnavasi di onorare il giuoco colla sua presenza.