Giacomo restò interdetto: guardò con attenzione la persona che gli avea fatta quella inattesa interrogazione e cercò d'indovinare se colui che gli parlava potesse essere il padre di Daniele, che avea già diciotto anni compiti; per lo che rispose:

— Sì, signore, sono io a cui la Provvidenza volle concedere la grazia di salvare un'innocente creatura, ed arricchire la mia famiglia con un altro figlio.

— Mi giova conoscere con precisione l'epoca in cui ciò avvenne, disse quello straniero, il quale avea nella mano una carta su cui sovente gittava gli occhi.

— Io non so, signore, rispose l'onesto gabelliere, quale interesse possiate avere nell'indagare un fatto sul quale io non dovrei dare ragguagli che ad un'autorità riconosciuta; ma qualunque sia la cagione che vi muove, vi avverto che nessuno al mondo potrà strappare dal mio fianco un giovinetto sul quale vanto ormai i dritti di padre.

— Non dubitate, sig. Fritzheim; ben lungi dal farvi del male o dallo svellere dal fianco vostro il giovane, che forma l'oggetto delle mie investigazioni, io son venuto per più bella opera. Piacciavi di rispondere, senza tema, alle mie dimande. In che anno e in che giorno trovaste voi nelle boscaglie della Sila il fanciullo?

— Nella notte del 24 gennaio 1809, rispose Giacomo.

L'incognito gittò novellamente lo sguardo in sulla carta che avea nelle mani; fece col capo un atto affermativo e di soddisfazione, indi prosegui:

— Sta bene: potreste ora indicarmi con precisione il sito ove trovaste il bambino?

— Il trovai in una selva di abeti e di pini, sopra una larga felce, a qualche miglio da S. Vincenzo, e non molto lungi dal Neto.

Altra occhiata fu data da quell'uomo alla carta e altro segno di approvazione.