Otto giorni sono scorsi dalla morte di Giacomo. Eran le dieci d'un mattino di domenica, quando una violenta scampanellata fece accorrere all'uscio da scala un giovin domestico ch'era al servizio dell'elegante maestro di musica. Daniele ritornava in sua casa da una breve passeggiata che avea fatta nella Villa Reale. Egli era più del solito abbattuto pallido, di pessimo umore.
Insin dal dì della morte di Giacomo, il giovin Daniele non era più tornato in quella casa dove avea passata la sua giovinezza. Il suo giuramento, le ultime parole del vecchio, la disperazione di Lucia si presentavano a quando a quando nel suo animo per gittarvi un'ombra tetrissima: ma tosto venivan cotali funeste immagini cancellate dal turbine dei piaceri e dalla presenza o dalla immagine di Emma. Questo per tanto si aggiugnea agli altri argomenti di tristezza che oppressavano il petto di lui, tra i quali non ultimo la sete divorante ch'ei sentiva di ricchezze e di onori. Nel ritirarsi ch'ei fece quel dì, erasi gittato in una poltrona del salotto, sprofondandosi nei suoi cupi pensieri, allora che un personaggio si presentò agli occhi suoi, senza farsi annunziare. Questi era Padre Ambrogio. Daniele non potè frenare, in veggendo il sacerdote, un moto di spiacimento: egli non si aspettava quella visita. A Padre Ambrogio non era sfuggita l'impressione poco piacevole da lui fatta sull'animo del giovine, ma non si scuorò per questo, imperocchè l'avea preveduta, anzi, ei si attendeva di non esser ricevuto; epperò, infingendo col domestico di Daniele essere in grande intrinsechezza con costui, non avea voluto farsi annunziare. Il buon prete salutò con composta umiltà l'altero signorotto, che non si era neanche alzato dalla sua poltrona.
— A che debbo servirla? chiese questi secco al reverendo, senza nemmeno offrirgli da sedere.
— Vi chieggo scusa se vi disturbo; imploro dalla vostra cavalleresca cortesia pochi minuti di udienza.
Questa specie di fina ironia, di cui si sarebbe accorto ogni altro il cui lume d'intelletto non fosse stato offuscato dalla vanità, sedusse l'animo del giovanotto, il quale rispose con volto meno burbanzoso:
— Si segga, signor Abate.
Padre Ambrogio si sedè dirimpetto a Daniele.
— Il motivo che qui mi mena, riprese quegli, è sì grave, o signore, ch'io non ho temuto commettere un'indiscrezione per adempire ad un dovere altissimo del mio ministero.
— Di che si tratta? chiese il giovine chinando gli occhi.
— Si tratta che io promisi a Giacomo Fritzheim, poco prima della sua morte, di avere pei suoi figli l'affetto e le cure di un padre; ed io non manco alle promesse, signor Daniele.